Inghilterra: le linee guida del piano per rilanciare il rugby professionistico

Le quattro direttrici per rilanciare la Premiership e il rugby professionistico in Inghilterra, superando le difficoltà degli ultimi anni

In Premiership è record di giocatori disoccupati e senza contratto

Inghilterra: le linee guida del piano per rilanciare il rugby professionistico

Il rugby inglese sta passando un periodo decisamente turbolento. Le Red Roses hanno interrotto sul più bello quella che si stava delineando come una cavalcata trionfale, perdendo la finale della Coppa del Mondo dopo 30 vittorie consecutive. I risultati insoddisfacenti della Nazionale maschile hanno portato al licenziamento del ct Eddie Jones, che non è ancora stato sostituito. Tuttavia, il periodo più complicato lo sta certamente passando la Premiership, che ha visto fallire nella stagione in corso non uno, ma due club. Negli anni scorsi un altro club è stato retrocesso d’ufficio per irregolarità finanziarie ed è stato bloccato il sistema di promozione-retrocessione esistente. Una revisione strutturale del massimo campionato inglese, a poco più di vent’anni dall’inizio dell’era professionistica, è diventata quindi necessaria.

Ieri, Simon Massie-Taylor, ceo di Premiership Rugby Limited (PRL, la lega che organizza il campionato), ha incontrato la stampa illustrando le direttrici del rilancio in vista della stagione 2024/25, la prima dopo il termine dell’accordo attualmente in vigore.

Il primo intervento da attuare è l’istituzione di un comitato indipendente per il monitoraggio delle finanze dei club, volto ad evitare il ripetersi di crack come quello dei Worcester Warriors e delle Wasps. Il modello di riferimento è quello francese, nel quale i club delineano i budget e forniscono delle garanzie prima dell’inizio della stagione. Il cambiamento, tuttavia, sarà graduale, perché “se dovessimo imporre il sistema francese fin da subito, esporrebbe molte cose”, dice il ceo di PRL.

Leggi anche: Worcester e Wasps un disastro con ricadute su giocatori, staff, tutta la Premiership e forse anche la Nazionale

Il secondo provvedimento è l’introduzione di una commissione sportiva che si occupi delle decisioni non commerciali relative alla programmazione o alla struttura del campionato. L’obiettivo è semplificare il processo decisionale e farvi partecipare anche un rappresentante dei giocatori.

La terza area di intervento, quella forse più impattante, riguarda le strutture di Premiership e Championship (la seconda divisione). La priorità è quella di garantire un solido sistema di promozioni e retrocessioni (ad oggi sospese) che riduca lo scalino tra i due campionati professionistici inglesi. Uno strumento importante in tal senso sarà il nuovo contratto con i network televisivi, che dovrà allargare la narrazione anche alla seconda divisione. “Se si vuole avere una presenza sul territorio, si deve parlare non di 10 o 12 squadre, ma di 20 o 24”, ha detto Simon Massie-Taylor.

Il quarto e ultimo punto è la crescita commerciale del campionato e del gioco del rugby in generale, aumentando il livello di collaborazione tra lega, federazione e associazione dei giocatori con uno sguardo anche ad altri attori. Tra questi vi sono Sei Nazioni e United Rugby Championship, con i quali la PRL già ora condivide un ufficio in centro a Londra.

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