La preparazione fisica nei giovani. Intervista a Filippo Nason preparatore della Verona Rugby Academy

In uno sport che si fa sempre più fisico abbiamo chiesto ad un esperto come si sviluppa un progetto di crescita a breve, medio e lungo termine sui giovani atleti

Filippo Nason preparatore della Verona Rugby Academy e del First XV del Verona Rugby – Ph. Foto Boldrini

Lavorare con i giovani, soprattutto quando si parla di preparazione atletica, fisico e palestra, non è per niente facile. Per questo Filippo Nason, preparatore responsabile della preparazione fisica della Verona Rugby Academy, ha posto l’attenzione su tanti aspetti fondamentali dell’allenamento del ragazzi.

Dopo una prima esperienza nelle giovanili del Mogliano, Nason ha giocato in Serie B a Mestre prima di ritirarsi per un infortunio alla spalla nel 2015, e contemporaneamente ha iniziato a studiare Scienze Motorie. Attualmente, oltre al al lavoro che svolge con i ragazzi dell’Accademia della società scaligera è anche preparatore fisico del First XV del Verona Rugby.

Com’è stato portare la tua esperienza di ex giocatore in un lavoro come questo?

Pur non avendo giocato tantissimo, ero già molto interessato alle tecniche e alle modalità di allenamento. Facendo le giovanili a Mogliano ho avuto la possibilità di lavorare con Riccardo Ton, che attualmente è al Benetton, ed è stato lui a trasmettermi la passione per la preparazione fisica e l’allenamento. Poi c’è stato lo studio: mi sono laureato in Scienze Motorie e ho continuato ad approfondire le metodologie di allenamento nel rugby grazie a Giorgio Da Lozzo, anche lui adesso preparatore del Benetton. Sicuramente negli anni il rugby è cambiato, solo negli ultimi 5 anni abbiamo assistito ad un aumento di ritmo, densità e volume di gioco, non solo ad alti livelli ma anche in ambito amatoriale. Il mio lavoro all’Accademia di Verona parte dalle basi per poi integrare la preparazione, sia per l’atleta che per gli allenatori, con degli obiettivi a lungo termine.

In che modo ti sei mosso dalla fine della tua carriera rugbistica?

Ho smesso di giocare a causa di un infortunio alla spalla, quando già frequentavo il mio primo anno di Scienze Motorie, e in quel periodo ho iniziato un tirocinio al Mogliano durante la pre-season. Giorgio Da Lozzo mi ha dato la possibilità di rimanere nella società come preparatore delle giovanili, fino ad arrivare alla prima squadra all’inizio col ruolo di assistente e poi come capo preparatore nel campionato 2018/19. Alla fine di quella stagione sono andato in Inghilterra, agli Harlequins, dove ho avuto la possibilità di fare l’assistente preparatore in prima squadra, lavorando anche con l’academy giovanile e la squadra femminile. La stagione, causa pandemia, è purtroppo finita in anticipo: sono così tornato in Italia e mi sono mosso per cercare una nuova opportunità che nell’agosto del 2020 mi ha portato a Verona con il ruolo di capo-preparatore di academy e prima squadra.

Come si sviluppa il tuo lavoro in Accademia?

Si tratta di un processo di sviluppo a lungo termine: partiamo con atleti dell’under 15 fino all’under 19, e da quest’anno stiamo cercando di lavorare anche con gli under 23. Cerchiamo di sopperire a tutte quelle che possono essere le lacune tecniche e fisiche, in modo da rendere questi ragazzi pronti non solo alla Serie A ma anche al Top 10. Si parte, come detto, dalle basi della preparazione fisica, quindi dal fitness e dalla costruzione dell’atleta in sala pesi, per poi salire verso un livello più alto di specializzazione con l’avanzare dell’età. Li seguiamo singolarmente con un programma meticoloso che prevede anche un questionario giornaliero che consegniamo ad ogni atleta per capire quali sono i loro parametri di stress, fatica e qualità del sonno, in modo da tarare i programmi nella maniera più adeguato. Il lavoro si articola quindi su più livelli: a lungo termine con un percorso di 5 anni, stagionale con degli obbiettivi da raggiungere ma anche giornaliero in modo che sia orientato alle necessità dell’atleta e al suo miglioramento quotidiano.

Questo percorso è legato anche alla vita quotidiana?

Si tratta di un lavoro a 360 gradi. Il nostro obiettivo è crescere atleti e forgiare uomini, cerchiamo di conferire loro una certa educazione, concentrandoci anche sul processo umano, anche grazie al lavoro del nostro team manager Michele Mortali. C’è tutto un processo di sviluppo dell’atleta sotto diversi aspetti, come ad esempio la nutrizione e l’aspetto fisioterapico. C’è tutto un processo di sviluppo dell’atleta sotto diversi aspetti, come ad esempio la nutrizione. La dieta degli atleti viene elaborata dalla nostra nutrizionista Beatrice Dal Degan, che effettua anche le misurazioni antropometriche dei ragazzi, attraverso le quali è possibile monitorare l’andamento del singolo atleta durante l’anno e quindi modificare i piani nutrizionali in base ad esigenze/obbiettivi che man mano vengono definiti anche assieme allo staff.
Per quanto riguarda l’aspetto fisioterapico, Lara Visona gestisce quotidianamente i nostri atleti, sia per acciacchi e infortuni dovuti alla partita, sia per la formazione dell’atleta a lungo termine, insegnando loro esercizi e strategie per il recupero, mobilità e decompensazione di atteggiamenti posturali dovuti all’accrescimento e/o dall’allenamento.

Leggi anche: Michele Rizzo: dal campo allo staff della Verona Rugby Academy

Come cambia il tipo di lavoro tra un ragazzo di 14 anni e uno di 19?

Chiaramente l’idea è quella di ampliare il più possibile la base di skills generali in termini di allenamento con i pesi fin da quando si è più piccoli. Con l’under 15 si fa un lavoro generale, principalmente legato alla tecnica sulle alzate principali, come squat, stacco, rematore e panca, insegnando la tecnica e le propedeutiche delle alzate e alternandole con degli allenamenti a corpo libero. Dopo aver creato una base solida, piano piano si può iniziare ad introdurre elementi più specifici nelle under 17 e 19, dove i presupposti non sono più solo tecnici: si fa un lavoro maggiormente improntato sulla forza massimale con esercizi monolaterali e bilaterali. Lentamente si arriva anche a lavorare sulla forza esplosiva, solitamente verso la fine dell’anno. L’under 19 è l’anticamera prima del rugby di performance: si continua ad insegnare determinati aspetti dell’allenamento, ma si è già più specifici. Ad esempio, un pilone avrà percentuali di spinta diverse da quelle di un trequarti, come anche i lavori in termini di capacità di forza da esprimere saranno diverse: un trequarti lavorerà più sulla forza veloce ed esplosiva, mentre un giocatore di mischia si concentrerà più sulla forza massimale, tentando di avvicinarsi un po’ di più alla prestazione in campo. Nell’under 23 si vanno invece a toccare molto di più le individualità del singolo giocatore, con dei programmi mirati a colmare le lacune di ogni persona.

Quando si parla di ragazzi molto giovani e di palestra c’è sempre un certo scetticismo: come ci si deve muovere in sicurezza?

È un tema parecchio dibattuto. Spesso si dice che i sovraccarichi facciano male alla crescita dell’individuo, ma delle ricerche hanno dimostrato che non è così, però è chiaro che non metterò mai un ragazzino di 13 anni sotto un bilanciere da 150 kg. Le ricerche ci danno la possibilità di valutare la crescita biologica dell’atleta, in modo da individualizzare il carico che riesce a gestire in una determinata età. Soprattutto in under 15 bisogna stare attenti, tenendo in considerazione l’accrescimento biologico, più che cronologico.

Com’è stato dover gestire il lavoro con i ragazzi nei periodi di zona rossa?

È stato un periodo molto difficile, che ha messo a dura prova il nostro ingegno anche nel proporre ai ragazzi degli obiettivi sfidanti. L’annullare il contatto e la vicinanza ha influito anche nei processi di gruppo, siamo stati praticamente l’unica fonte di svago e di impegno per questi ragazzi. Alla fine, ad oggi, l’offerta formativa dell’accademia di Verona è completa, ed è sempre in costante miglioramento e aggiornamento. Cerchiamo di porre l’atleta e il ragazzo al centro del nostro processo di sviluppo, con uno staff di altissimo livello che ci porta ad una costante e metodica ricerca del miglioramento per noi e per loro.

Francesco Palma

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