Rassie Erasmus a ruota libera, dai Lions al Sei Nazioni

In una lunghissima chiacchierata con il Daily Mail il director of rugby degli Springboks ha parlato del famigerato video che gli è costato la squalifica e delle aspirazioni sudafricane verso il Torneo

Il fair play social di Rassie Erasmus

Rassie Erasmus – ph. Sebastiano Pessina

In una lunga intervista in due parti, rilasciata a Nik Simon del Daily Mail, il director of rugby del Sudafrica Rassie Erasmus ha dichiarato di non essere il responsabile della diffusione del famigerato video di quasi un’ora in cui contesta le decisioni arbitrali del primo test del tour dei British & Irish Lions e di essere a favore dell’ingresso degli Springboks nel Sei Nazioni.

Erasmus è stato squalificato per due mesi e sospeso da ogni attività relativa alle partite fino a settembre dopo la pubblicazione sul web tramite un account fake di un lungo video in cui veniva vivisezionata la prestazione dell’arbitro Nic Berry, direttore di gara della prima gara fra Lions e Sudafrica lo scorso mese di giugno.

Il tecnico sostiene che il video sia stata trafugato e diffuso pubblicamente contro la sua volontà: sarebbe dovuto rimanere all’esclusiva attenzione di Joel Jutge, capo del settore arbitrale internazionale, di Joe Schmidt, responsabile di World Rugby per l’alto livello, di Nic Berry e della nazionale sudafricana.

“La gente pensa che io abbia pubblicato quel video. Non l’ho fatto. Chi pubblicherebbe una roba del genere? Perché dovrei mandare a rotoli la mia intera carriera per quello? Ho due figlie gemelle di 18 anni che a scuola sentono gli altri genitori dir loro che loro padre ha mandato tutto al diavolo.”

“Mia madre è in una casa di riposo e gli mostrano gli articoli dei giornali che dicono ‘Rassie ha perso la testa, è depresso, è alcolizzato’. Pensano queste cose perché gli è stato detto che io ho pubblicato il video. Voglio dire al mondo interno che, giuro sulla vita di mio figlio, non ho pubblicato io quel video.”

Il racconto di Erasmus prosegue con la descrizione di quanto accaduto nei giorni precedenti il tour dei Lions, fra mille difficoltà dovute alla pandemia, alle decisioni sulla fattibilità dell’evento, ai colloqui con gli avversari e con Warren Gatland, fino ad arrivare al momento della realizzazione del video.

L’allenatore campione del mondo racconta di non essere stato soddisfatto del feedback ricevuto da Nic Berry dopo la partita in merito a quelli che Erasmus considerava decisioni errate: “Non siamo riusciti a fissare una riunione, quindi ho deciso che l’unico modo di avere chiarezza su quelle decisioni era di inviare quel video che ora tutto il mondo del rugby ha visto. Mando spesso dei video dopo le partite, non è inusuale. L’ho già fatto alla Rugby World Cup 2019 e non c’è stato nessun problema.”

“È un buon modo per cercare di spiegarsi e comunicare cose che richiedono chiarimenti. Joel [Jutge] mi ha scritto dicendo ‘ottimo lavoro, avete del personale molto competente, abbiamo riscontrato le stesse cose nella nostra revisione dalla partita’. Sono andato dai giocatori e ho detto loro che era tutto a posto e che avremmo avuto ottime possibilità [di pareggiare la serie] nel sabato successivo. Punto e fine.”

“Quindi perché avrei dovuto rendere pubblico questo materiale se non l’ho fatto con nessuno degli altri? Ho caricato il video su Vimeo e l’ho condiviso solo con un gruppo ristretto. Non era possibile per nessuno cercarlo e trovarlo attraverso un motore di ricerca senza essere in possesso del link. Ho usato questa piattaforma per anni e non ho mai avuto problemi.”

“L’erorre che ho fatto è stato non mettere una password. Non pensavo fosse necessario. E ho commesso anche il doppio errore di non rendere evidente il fatto che fosse un video confidenziale. Quindi accetto e concordo con le conclusioni di World Rugby che una pubblica divulgazione del video fosse quasi inevitabile. Devo conviverci e accetto incondizionatamente il verdetto e le sanzioni imposte. Però lo voglio ripetere: non sono io la persona che ha divulgato il video.”

Se la prima parte dell’intervista a Rassie Erasmus si concentra esclusivamente su un caso che rimarrà come uno spartiacque del rapporto tra allenatori e arbitri nel mondo del rugby, nella seconda il director of rugby degli Springboks si concentra su un certo numero di altri temi, fra i quali il Sei Nazioni.

“Questa è puramente la mia opinione personale, non ho bisogno di mettermi in altri problemi – ha dichiarato Rassie Erasmus – Sono sempre stato un grande fan del Sei Nazioni. Murrayfield è incredibile, l’Aviva è incredibile, Twickenham è incredibile. Amo l’atmosfera e la loro ricca tradizione di cantare alle partite.”

“Parlando dal lato sudafricano della questione, adorerei vedere gli Springboks nel Sei Nazioni. Lo stile di gioco, la logistica e i fusi orari sono tutti ideali per il Sudafrica. Si può partire di martedì, giocare di sabato e tornare domenica, sarebbe facile. Quando andiamo in Australia o in Nuova Zelanda, ci svegliamo alle 2 del mattino senza sapere neanche che giorno è.”

 

“Siamo in accordo con il Rugby Championship fino al 2025, quindi per il momento è tutto ipotetico. E non dite che ho penso che il Rugby Championship sia male. Adoro la Nuova Zelanda, adoro l’Australia e l’Argentina. Se qualcuno facesse una ricerca approfondita e dimostrasse che il Sudafrica nel Sei Nazioni renderebbe il Rugby Championship più debole e danneggiasse la crescita del gioco nel suo insieme, allora non dovremmo farlo. Ma ora come ora, parlando da sudafricano, credo che sarebbe fantastico.”

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