URC: le metamorfosi di Zebre e Benetton

Rispetto ai migliori risultati della propria storia, le due franchigie hanno capovolto le loro identità

Benetton URC Monty Ioane Stormers

URC: l’analisi del weekend su Benetton e Zebre – ph. Mattia Radoni

Il fatto che Zebre e Benetton abbiano chiuso la quinta giornata di United Rugby Championship senza vittoria, riportando anzi due sconfitte, è un fatto marginale.

Che la franchigia ducale sia per il momento la squadra peggiore del torneo è cosa conclamata. A Parma si sono visti incoraggianti progressi, ma si è ancora lontani dal pensare di poter essere competitivi e la domanda che sorge spontanea è perché, al netto del cambio di guardia ai vertici dirigenziali, una squadra fondata sullo stesso gruppo di giocatori e con lo stesso staff debba un’altra volta ricominciare il proprio lavoro come da zero? Costruire sulle fondamenta di quanto fatto nelle scorse stagioni sembra impossibile per le Zebre.

Allo stesso modo sappiamo che il Benetton è una squadra che quest’anno sarà in grado di giocare ogni gara per vincerla, alla pari con quasi tutte le avversarie, ad eccezione forse di qualche trasferta irlandese. Non si passa però in un attimo dal perdere tutte le partite di un campionato all’immediato successo, e quindi che il bilancio di questa prima parte di stagione possa iniziare a pendere dalla parte delle sconfitte è un’evenienza da mettere in conto. E intanto i Leoni sono ancora ottavi in classifica.

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Staccandosi però dalla stretta cronaca del quotidiano ed osservando le due franchigie italiane nel tempo, è sorprendente come entrambe abbiano nel corso degli anni modificato, anzi sovvertito, la propria identità rispetto a quella delle loro stagioni migliori.

Da qualche anno, ormai, la squadra di Michael Bradley si fonda sulla propria difesa. Imperfetta, certo. Troppe volte bucata, altrettanto vero. Eppure è la fase di gioco nella quale le Zebre fondano la risposta alla domanda: chi siamo?

Lo si vede per l’abnegazione e la disponibilità a mettere il proprio corpo al servizio della squadra che hanno i giocatori, lo si vede nella loro soddisfazione quando funzionano i meccanismi di un sistema collettivo dal quale traspare un grande lavoro dietro le quinte.

Lo stesso lavoro che, per il momento, manca invece alla fase offensiva dei ducali. Frenetici nell’accezione peggiore del termine, spesso incerti e caotici nelle scelte individuali perché, sembra, manca una direzione univoca, elaborata, rodata. La quantità di errori individuali è allo stesso tempo causa e conseguenza di questo timone senza guida, dove è difficile capire che cosa le Zebre stiano tentando di costruire. L’impressione è che non sia ancora arrivato il momento in cui si riesce a sviluppare il gioco con il pallone in mano, però per la squadra provare a mantenere il possesso diventa fondamentale, perché anche contro squadre opache come Edinburgh il 61% di possesso e il 69% di territorio sono cifre che nessuno può permettersi di concedere agli avversari.

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Se si pensa al primo anno di Bradley alla guida della franchigia, è sorprendente: la squadra ottenne sette vittorie con un gioco garibaldino, a tratti kamikaze, che poi col passare dei mesi divenne quasi controproducente.

Allo stesso modo, il Benetton delle ultime stagioni è una squadra dal potenziale offensivo notevole, che non ha molti problemi a segnare dei punti, ma che incassa decisamente troppo. La squadra di Treviso ha la terza peggior difesa del campionato sia per punti subiti che per mete segnate contro di loro.

Marco Bortolami ha commentato la sconfitta con gli Scarlets dicendo che il suo team non ha saputo sfruttare pienamente alcune occasioni offensive, ma come una settimana fa contro gli Ospreys il problema è subire ogni volta quattro mete dagli avversari: solo contro gli Stormers non è accaduto.

Va notato che il Benetton di Kieran Crowley del 2018/2019, quello dei playoff, aveva sì il sesto attacco della stagione, ma soprattutto un’ottima difesa, sui livelli di quella di Ulster.

Entrambe le franchigie, insomma, devono trovare un maggiore equilibrio fa quello che rendono in entrambe le fasi di gioco per riuscire a salire al rispettivo gradino superiore di rendimento. Scopriremo se la pausa internazionale ormai alle porte potrà essere benefica in questi termini.

Lorenzo Calamai

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