Benetton: le chiavi del successo contro Connacht

Grande carattere, mischia dominante e difesa perfetta sono stati fondamentali, ma ci anche cose da rivedere come la disciplina e la maul

Benetton: le chiavi del successo contro Connacht (Ph. Ettore Griffoni)

Benetton: le chiavi del successo contro Connacht (Ph. Ettore Griffoni)

Quarto successo consecutivo per il Benetton contro il Connacht, il quinto nelle ultime sei partite se consideriamo anche la fase ad eliminazione diretta di Challenge Cup.

Questa seconda parte di stagione si è trasformata nella boccata d’aria fresca che serviva al Benetton e a tutto il rugby italiano, dopo un’annata piena di difficoltà e avara di soddisfazioni.

La vittoria contro gli irlandesi ha rappresentato un altro importante passo in avanti per i Leoni, prima di tutto perché questa volta c’è poco da discutere sulla presunta semplicità del calendario biancoverde: quella irlandese è una squadra ostica che viene da una stagione di altissimo livello, con un secondo posto di conference che in condizioni normali le sarebbe valso i playoff in Pro14.

I fattori del successo di sabato sono tanti, primo tra tutti il carattere. I ragazzi di Crowley hanno saputo reagire alle partenze sprint degli ospiti sia nel primo che nel secondo tempo, riprendendo in mano la partita e riportandola subito nei binari giusti.

Non si tratta solo di orgoglio e cuore, termini abbastanza abusati nella retorica rugbistica italiana, che poco spiegano quanto accaduto: la reazione dei Leoni è stata ben costruita dalle basi di un piano di gioco ben orchestrato ed eseguito con sicurezza e lucidità. Non si segna per caso una meta alla prima azione, dopo aver appena subito una marcatura che avrebbe potuto tagliare le gambe a molte squadre.

Al di là del carattere, è chiaro che la vittoria del Benetton abbia delle evidenti basi tecniche. La mischia è stata dominante come non lo era da tempo, nonostante dall’altro lato ci fosse una prima linea di grande esperienza e qualità. Riccioni ha giocato 80 minuti ed è sembrato quello dei giorni migliori (del resto, non si viene ingaggiati dai Saracens per puro caso) e Gallo col passare del tempo si sta dimostrando sempre più performante, tanto da meritarsi la chiamata nel gruppo allargato dell’Argentina. Nel ruolo di tallonatore Corniel Els è una garanzia, così come Lucchesi sta acquisendo maturità partita dopo partita. Bene anche Nemer, che quando è entrato ha fatto il suo.

Altra chiave importante di questa vittoria è stata la prestazione dei centri, sia in difesa che in attacco. Zanon ha meritato il premio di player of the match con una prestazione di grande concretezza, rendendosi sempre pericoloso palla in mano e facendo un grande lavoro anche in difesa. In particolare, va segnalato il grande salvataggio su Sullivan durante una delle azioni più pericolose di Connacht, dopo una sanguinosissima palla persa in maul. Allo stesso modo, Brex ha mostrato la solita sicurezza in difesa, oltre ad aver segnato una meta fondamentale trovando il buco con intelligenza – anche grazie al passaggio perfetto di Garbisi – e resistendo con forza al ritorno di Wootton.

In generale, tutti hanno svolto una prova difensiva di grandissimo livello. Non è un caso che buona parte delle occasioni degli irlandesi siano arrivate dalla maul, mentre in campo aperto al di là dell’occasione prima citata il Benetton non ha mai corso grandi pericoli. Se c’è qualcosa sul quale mettere il circoletto rosso è proprio la difesa nei drive, che ha funzionato soltanto a fasi alterne. Sia nel primo che nel secondo tempo gli ospiti sono riusciti a marcare con troppa facilità sfruttando il raggruppamento costruito dopo la touche. Va però dato merito ai Leoni di essere riusciti subito dopo ad aggiustare il tiro non concedendo più nulla agli avversari.

Altro dato da non sottovalutare è quello relativo alla disciplina: se da un lato Connacht ha concesso ben 16 calci di punizione (e due cartellini) che hanno permesso di allungare di 3 punti in 3 punti, dall’altro 11 infrazioni commesse dai padroni di casa non sono poche. Fortunatamente, la scelta di non piazzare da parte degli irlandesi non ha pagato: forse per eccessiva sicurezza nella propria maul, forse per poca fiducia in Tom Daly – che sostituiva Carthy dalla piazzola – o forse per presunzione come nell’incredibile occasione buttata alla fine del primo tempo. Fatto sta che le tante penalità concesse avrebbero potuto cambiare le cose, e in vista della sfida con gli Ospreys bisognerà lavorarci.

Del resto, lo stesso Paolo Garbisi ha posto l’attenzione sulle cose da migliorare, ancor più che sul successo appena ottenuto. È un segnale di come in Ghirada stiano lavorando nel modo giusto, e ciò pone ancor più fiducia in un gruppo che saprà lavorare su tutto quello che c’è da mettere a posto prima dell’ultima sfida.

Francesco Palma

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