Identificazione e crescita del talento nel rugby professionistico inglese

Primo di tre articoli curati da Francesco Dimundo Strength & Conditioning Coach per Worcester Warriors

Francesco Dimundo

Francesco Dimundo Strength & Conditioning Coach per Worcester Warriors RFC

Come funziona l’identificazione, la selezione e il processo crescita del talento nel rugby professionistico inglese?

Lo abbiamo chiesto a Francesco Dimundo Strength & Conditioning Coach per Worcester Warriors RFC e ricercatore (PhD) per la Birmingham City University (UK). Francesco, che ha accumulato esperienze internazionali nel settore dell’high performance sport, attualmente allena ed investiga i processi legati al “talent identification and talent development in professional rugby union” e ha scritto tre articoli per OnRugby – che pubblicheremo con cadenza settimanale (ogni lunedì) – in cui approfondisce come funziona nel mondo anglosassone la macchina che permette di produrre talenti per movimento rugbistico.

Di seguito le tematiche che verranno trattate nei tre articoli legati a Francesco Dimundo:
– Selezione e crescita: “l’X-Factor” del modello anglosassone 1/3
Fattore 1 – Grandi e grossi: tutto qui?
– Selezione e crescita: “l’X-Factor” del modello anglosassone 2/3
Fattore 2 – Fortius, citius, firmius…
Fattore 3 – Cresciuti sul campo
– Selezione e crescita: “l’X-Factor” del modello anglosassone 3/3
Fattori 4 & 5 – Gli Inglesi sono nati ovali
Fattore 6 – Professionismo e chance

Selezione e crescita: “l’X-Factor” del modello anglosassone – Parte1/3

Lo sport è una cosa seria: Performance, Competizione atletica, Scienze sportive portate ai massimi livelli. C’è un settore nel mondo anglosassone dove lo Sport non è solo sinonimo di benessere ma anche di business e successo: il rugby.
Utilizzando un sistema sofisticato di organizzazione e progressione, l’Inghilterra è la nazione che registra il più alto numero di partecipanti nello sport del rugby al mondo. Ma come si muovono gli ingranaggi che danno continuità ai vari club di Premier?
Nel club in cui lavoro, i Worcester Warriors, la Prima Squadra XV costituisce il motore, mentre l’academy (settore giovanile U15-U23) ha un ruolo chiave per la progressione del club ed è il nucleo del “Sixways Stadium”. Sembra una esagerazione? No, se pensiamo che da sempre nella “perfida Albione” c’è una disciplinata cultura sportiva che fa invidia persino alle gigantomanie statunitensi. I manager al Sixways (e in UK in generale) hanno capito che ci vuole continuità, che il successo non è un evento “del destino” ma va “programmato”.

Guardiamo un po’ i numeri: la Gran Bretagna ha investito più di 20 milioni di sterline (circa 23 milioni di Euro) per migliorare la qualità della performance sportiva dei suoi atleti nei giochi olimpici di Londra del 2012. Tutte le sue squadre partecipanti alle Olimpiadi del 2012 e a Rio 2016 sono state quelle che hanno vinto più medaglie in rapporto al numero di atleti partecipanti. Inoltre, dall’analisi dei successi nel rugby ottenuti dalla “macchina da meta inglese” e collegandoli ai dati olimpionici, sorgono delle domande: come si muovono veramente dietro i “sipari” i professionisti inglesi della performance sportiva? Come lavorano nelle performance gym i club professionistici di rugby britannici e, più in generale, del mondo anglosassone? Perché il rugby inglese ha quel “je ne sais quoi” tanto ambito? La risposta risiede nel metodo della loro selezione e crescita degli atleti.
Sei sono i fattori che definiscono un ottimale processo di identificazione e crescita del giocatore di rugby professionistico, con conseguenze positive a cascata su tutto il club. Di seguito e nei prossimi articoli li tratteremo in dettaglio.

Fattore 1 – Grandi e grossi: tutto qui?

Il rugby è uno sport di contatto e come tale le misure antropometriche hanno un ruolo fondamentale. Nella letteratura internazionale la maggior parte delle squadre élite di rugby sono composte da giocatori con struttura ossea, peso corporeo e percentuali di massa magra superiori alla norma nazionale. Queste differenze sono state riscontrate sia nelle realtà senior che in quelle giovanili. Certo, ci può essere una predisposizione genetica (in particolare nella statura) ma attraverso un lavoro sinergico tra preparatori atletici e nutrizionisti si può raggiungere un miglioramento della composizione corporea (ad esempio aumentare la massa magra e diminuire quella grassa attraverso specifici programmi alimentari e atletici – per approfondimenti potete ascolta l’intervista che ho rilasciato a Obiettivo Performance ]. Da noi, ai Worcester Warriors, la collaborazione e la condivisione attiva delle informazioni professionali è un “must”. Il settore academy costituisce il “core” del club e come tale deve ricevere le migliori attenzioni da parte dei preparatori atletici, degli sport scientist e dai nutrizionisti, poiché l’obiettivo è quello di (a) dar continuità al team e (b) perpetuare gli interessi degli investitori (o attrarne di nuovi) nel club (la sola England RFU ha investito 66.4 milioni di sterline nel rugby union professionistico dal 2012 ad oggi).

Ne consegue che giovani promesse rugbistiche antropometricamente più avvantaggiate hanno maggiori possibilità di essere selezionate dagli allenatori e poi di progredire attraverso l’academy. Chiaramente le differenze fra ruoli (forwards e backs) rispecchiano le caratteristiche antropometriche: i forwards richiedono una stazza più grande e possente per fronteggiare meglio mischie, placcaggi e formare in maniera più efficiente mauls; i backs invece necessitano di una corporatura snella e muscolosa per affrontare innumerevoli sprint, incursioni e placcaggi ad alta velocità.
Tuttavia è altamente limitante selezionare giocatori soltanto sulla base dei parametri di peso e altezza. Recenti studi della Birmingham City University (UK) hanno dimostrato che queste caratteristiche, seppur comunemente usate in maniera esclusiva per selezionare un giocatore, non sono sufficienti a formare l’élite del rugby professionistico (per approfondimenti leggi lo studio Talent Identification and Development in Male Rugby Union: A Systematic Review – (Dimundo et al.2021) o guarda l’abstract del 2019).

Classicamente, gli allenatori e gli addetti ai lavori del mondo del rugby preferiscono selezionare fin dalle giovani età i ragazzi più “grandi e grossi”, spesso senza considerare il loro vero livello di maturazione. Ciò costituisce una grossa limitazione perché, sebbene questo sia un vantaggio nel breve termine, potrebbe non essere vantaggioso nel lungo termine. Gli inglesi hanno capito questa particolarità, infatti raccolgono ed interpretano diversamente le misure rilevate dai camp giovanili per la selezione delle future promesse della palla ovale.

Leggi anche: La seconda puntata dell’approfondimento con Francesco Dimundo sull’X-Factor e la coltivazione dei talenti nel rugby inglese

Francesco Dimundo

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