Sei Nazioni 2021: l’azione che racconta il bello e il brutto dell’attacco dell’Italia

Gli Azzurri hanno prodotto qualcosa di buono in una gara dove molte cose sono andate storte

Paolo Garbisi Italia Francia Sei Nazioni 2021

L’attacco dell’Italia nella prima giornata del Sei Nazioni 2021 – ph. Sebastiano Pessina

Ha ragione Franco Smith quando in conferenza stampa dice che, nonostante la prestazione complessiva sia stata negativa e il risultato della sua Italia nella prima partita del Sei Nazioni tragico, non tutto è da buttare.

Una partita, sostiene il CT, non può essere valutata tutta solo positivamente o solo negativamente.

È condivisibile anche il fatto che l’Italia abbia fatto vedere delle cose niente male in attacco nella prima giornata del Sei Nazioni 2021. O meglio, questo è vero per la prima mezz’ora scarsa di gioco, dove gli Azzurri hanno obiettivamente giocato un rugby piacevole e perlopiù efficace, fin quando non si è trattato di convertire le azioni in punti sul tabellone.

Nei primi 30′ della partita di Roma l’Italia è entrata nei 22 metri avversari per 5 volte.

La prima è stata sul break di Ignacio Brex, bravo a notare il mismatch nella difesa incentivato da una corsa di Michele Lamaro casualmente a interferire con la scalata difensiva.

C’è una maglia bianca in mezzo ai Bleus, indovinate dove sta per andare a correre Brex

Sfortunatamente, il centro del Benetton non è riuscito a controllare l’ovale nel piazzarlo ai compagni dopo il placcaggio, la palla è schizzata fuori dal punto d’incontro e Daniele Rimpelli è rimasto isolato, costretto al tenuto a terra.

L’indisciplina francese ha poi concesso agli Azzurri una rimessa laterale nei 22, rubata da Dylan Cretin. Una seconda rimessa laterale, stavolta vinta, è arrivata sul 3-10, con l’Italia che ha manovrato bene in zona rossa fino a creare un 3 contro 2 sull’out di sinistra, vanificato però da un’improvvida corsa di Lamaro, che commette in-avanti.

Infine Ioane ha raccolto un prezioso chip dalla base di Varney per andare in fuga ed entrare nei 22, azione poi interrotta da un passaggio letto male su Sperandio, colto pieno da una difesa rovesciata francese molto reattiva, e nel proseguo dell’azione si è addirittura arrivati alla terza meta francese, quella di Arthur Vincent propiziata dal grande passaggio di Dupont.

Intorno al quarto d’ora, però, l’Italia è riuscita ad andare a punti con un calcio di punizione dopo un’azione lunga 19 fasi, originata poco fuori dai propri 22 e conclusasi nei 22 metri avversari. Il perfetto esempio di quello che l’Italia fa bene e fa male in attacco.

L’azione incomincia da un rimessa laterale portata a terra e trasformata in un drive. In avanzamento Varney estrae l’ovale e lo affida alla linea arretrata che guadagna tanti metri con una bella corsa di Zanon. La combinazione è positiva, e gli Azzurri sfondano oltre la metà campo, ma l’effetto avrebbe potuto essere ancora più efficace con un’esecuzione migliore dei passaggi, un dettaglio che risulterà molto importante anche nel proseguimento del match.

Nel momento più buio, ad inizio secondo tempo, l’Italia attacca a testa bassa, con un eccesso di fretta, facendo finire a terra tanti possessi e vanificando tonnellate di lavoro. Guarda caso, questo succede più spesso nelle vicinanze della linea dei 22 metri, dove la densità della difesa avversaria si intensifica, visto che il campo da coprire per un eventuale utilizzo del piede è molto inferiore.

Garbisi è poi ben ingabbiato dalla difesa francese, che gli chiude il passaggio all’esterno e lo ingabbia, facendo perdere terreno agli Azzurri.

L’Italia riesce però a generare una nuova fase in avanzamento grazie a una bella combinazione fra Varney e Negri (è lui il giocatore a terra nella GIF qui sopra), un’altra delle costanti azzurre, che hanno spesso attaccato nelle vicinanze del punto d’incontro, soprattutto dal lato chiuso, dove le guardie francesi hanno il corpo orientato male per poter difendere.

Esempio di qualche minuto più tardi: Varney attacca nella direzione opposta al senso di gioco, dove fra Haouas, Ollivon e Willemse ci sono spazi per attaccare, come fanno Zilocchi e Meyer

Da lì, Trulla mantiene alto il ritmo, Garbisi si è già riposizionato e fa correre il pallone all’esterno: c’è spazio per Ioane e Meyer per guadagnare ancora venti metri. E ora il pezzo di bravura dell’azione: pallone veloce, Riccioni cede a Garbisi, Garbisi per Sisi per Bigi. Il capitano trova ancora Garbisi, ma Jalibert gli impedisce di scaricare su Zanon. L’istinto di tenere la palla viva di Varney e dell’apertura in questa fase è pregevole, ma finisce solamente per neutralizzare il ritmo azzurro e consentire alla difesa francese di essere pronta per la fase successiva, con Negri messo sotto pressione e possesso a rischio.

Ci pensa David Sisi a rimettere ordine caricando e ridando un po’ di avanzamento. Garbisi varia lo spartito e attacca la linea fra seconda linea e tallonatore francesi, peccato che abbia in mente l’offload esterno, difficile e non completato, invece che cedere a Varney all’interno.

Garbisi e Lamaro, in questa fase, pregevoli per il loro ritornare in gioco in maniera positiva con grande rapidità dopo il punto d’incontro di Brex. Il terza linea finta la penetrazione, mentre la palla va al 10 che la sposta sul lato, con Ioane a sfidare la linea difensiva.

Sono nove fasi e l’Italia bussa alla porta dei 22. Alla dodicesima si entra, ancora con l’efficace combinazione Varney-avanti che arriva dalla chiusa.

L’Italia ha percorso più di 50 metri in avanzamento, ma ora le idee cominciano ad essere vagamente annebbiate. Marco Zanon carica con poca convinzione e viene preso dietro la linea del vantaggio, mentre Garbisi prova a riorganizzare le truppe (gesticola molto, dirigendo le operazioni).

Ci saranno ancora diverse cariche frontali degli Azzurri, che limitano adesso l’inventiva e puntano ad avanzare solo attraverso la sfida fisica, faticando a vincerla.

Appena l’Italia riesce a guadagnare un poco di abbrivio, ecco che Garbisi varia di nuovo il gioco con qualcosa di poco visto fino a quel momento: palla interna per l’ala innescata al centro del campo. L’avanzamento è positivo, il lavoro di Sperandio inficiato da Ollivon, e infatti c’è il calcio di punizione.

Peccato, perché quello che queste clip non dicono è che all’esterno l’Italia avrebbe potuto giocare un 7 contro 4 e riscuotere assai maggior successo dalle 19 fasi giocate. Forse è per questo che mentre Negri e Lamaro gioiscono, Garbisi, che invocava il pallone a gran voce, è il meno soddisfatto mentre si avvicina al punto da cui segnerà gli unici punti italiani nel primo tempo.

L’infinita azione offensiva dell’Italia (due minuti e trentasette secondi in totale) ci dice che quando gli Azzurri riescono a mettere insieme con continuità sufficiente scelte tecniche ed esecuzioni sono una squadra pericolosa. Il fatto che, insieme a quella della meta di Sperandio, questa sia l’unica azione dove la squadra porta a casa punti, dice che è un’evenienza che succede ancora troppo poco spesso.

A questa innegabile obiezione si devono anche opporre le attenuanti dell’esperienza complessiva dei giocatori e del tempo passato insieme in nazionale: Luca Sperandio era il trequarti in campo con il maggior numero di caps (8), mentre nei 23 ne metteva insieme 294 (un centinaio in meno della Francia, un terzo di quelli dell’Inghilterra e dell’Irlanda, mentre il Galles ha superato quota mille).

Che il futuro sia roseo non è una certezza, ma che la base per vedere qualcosa di interessante ci sia è una realtà.

Lorenzo Calamai

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