Calvisano, Guidi: “Squadra consistente. Obiettivo? Vincere, come da nostro DNA”

Abbiamo parlato con il capo allenatore dei bresciani

Calvisano gianluca guidi fiamme oro

Calvisano – Gianluca Guidi ph. Luigi Mariani

Dopo una sgambata propedeutica soprattutto a reinstallare i rapporti umani e a pondereare lo stato fisico degli elementi della rosa a luglio, la preparazione del Calvisano – in vista della nuova stagione – ha preso ufficialmente il via lo scorso 3 agosto al San Michele. Abbiamo raggiunto l’head coach Gianluca Guidi, al ritorno dopo 5 anni nel bresciano, per capire da dove ripartono i gialloneri.

Coach Guidi, che emozioni ha provato alla chiamata della sua ex squadra?

Quando ti ti contatta Calvisano, conoscendo il loro metodo di ricerca e selezione degli allenatori, non può che farti piacere. A maggior ragione se ci sei già stato, ed hai avuto la possibilità di ottenere successi ed esperienze importanti in passato. Significa che hanno apprezzato il lavoro fatto sul campo.

Ora, però, ci sono molte cose diverse…

Già, trovo una cosa nuova, sia a livello di squadra, ma anche e soprattutto di campionato. In soli 5 anni, il torneo è cambiato parecchio, per tanti motivi. Lo aveva già fatto prima dell’emergenza sanitaria, figuriamoci ora, dopo tutto ciò che è successo. Stiamo per approcciarci – non solo il Rugby Calvisano – ad un’avventura totalmente inedita. Questo ci deve dare ancor più motivazione.

La maggior parte dei ragazzi ha vissuto qui – in una zona martoriata dal covid – il periodo più duro degli scorsi mesi. Hanno passato delle settimane non semplici. Sono e siamo veramente contenti siano tornati alla normalità da lunedì 3, quando abbiamo ripreso gli allenamenti. Avevano grande bisogno di tornare a parlare anche un poco di rugby. Di un allenamento duro, di una giocata, di un modo di stare in campo.

Come li ha trovati dopo questi mesi?

Parlando assieme al preparatore Durante, posso dire che li abbiamo trovati già abbastanza bene, ovviamente parametrando il tutto allo stop forzato. Notevole la maturità con cui hanno affrontato i test ed i primi giorni di raduno. Si sono presentati motivatissimi, con attitudine ed etica del lavoro omogenee, da rimarcare. Ma la cosa non mi ha sorpreso particolarmente, anche pensando ai più giovani. Ormai, anche grazie alle vituperate accademie, sviluppano una concezione di allenamento già in linea con quella che serve al piano di sopra.

Ovviamente, se parliamo di contatto, che stiamo reinserendo solo un passo alla volta, c’è qualche problematica, forse a livello mentale più che fisico. Serve ritrovare abitudine e confidenza in un gesto, in una situazione che è mancata a lungo. Da quel punto di vista, direi che siamo al 70 percento del percorso, dobbiamo affinare ancora un bel 30 % per tornare a quello che accadeva sino a febbraio.

Alcuni dei suoi ragazzi sono stati coinvolti con il gruppo emergenti. Cosa pensa di questa “nuova” selezione?

Sono d’accordo con questa soluzione, che peraltro avevo già abbozzato anche io, qualche tempo fa. Trovo sia importante che la base di potenziali azzurri – soprattutto giovani, ma anche non – si allarghi, e si tengano in considerazione anche tutti coloro che sono rimasti fuori dalla prima “scrematura selettiva” dei Permit Player.

Il coinvolgimento del Top12, poi, trovo sia molto importante per le società stesse. Si ha modo, così, di avere maggiormente a che fare con lo staff azzurro, e soprattutto di disporre di ragazzi ancora più motivati, sapendo di avere un’ulteriore chance di accedere al livello superiore. Penso che il primo anno di questa nuova iniziativa – anche alla luce della situazione globale – sia un qualcosa più a livello conoscitivo che altro. Mentre dal secondo anno si dovrebbe entrare nel vivo, anche con delle partite ad hoc per questa selezione.

Per portare benefici anche alla Nazionale maggiore…

Lati positivi anche per la Selezione azzurra, senza dubbio, perché si alza la concorrenza. Ed è proprio elevando il tasso di concorrenza in ogni ruolo che puoi pensare di migliorare la squadra.

Che rapporto c’è tra un coach di Top12 ed il CT Franco Smith?

Ovviamente posso parlare della mia esperienza personale. Con Franco Smith ci siamo sentiti spesso in queste settimane. E’ presente, c’è un contatto reale, concreto, sia a livello strettamente formale che informale. Si percepisce la sua attenzione per le realtà del Top12 e questo fa piacere. Un tipo di rapporto, peraltro, che stiamo sviluppando anche con Alessandro Troncon e Giampiero De Carli, i due assistenti.

Lui sottolinea spesso la necessità, per il gruppo degli italiani, ancor più i giovani con lunga carriera davanti, di migliorare in forza ed intensità. Lei come li sta trovando questi ragazzi in ottica azzurra?

Il livello fisico dei 20enni italiani è cresciuto molto negli ultimi anni, ma non basta. Quando lo staff nazionale dice che serve alzare gli standard da quel punto di vista, non posso che trovarmi in accordo.

Si discute spesso sulla formula del campionato. Quale crede possa essere la soluzione migliore?

A 12 squadre facciamo fatica, e capisco le ragioni di chi vorrebbe ridurre il numero delle partecipanti. Ma il campionato italiano ha anche un importante valore agonistico: assegna uno scudetto e deve essere rappresentato da più luoghi possibili. Credo che 10 sia un numero in grado di garantire tornei equilibrati, tirati sino all’ultimo. E lo dico pensando ad un’esperienza bruciante vissuta proprio alla guida di Calvisano, ormai un lustro fa. All’ultima giornata perdemmo un testa-coda con la Lazio, che si salvò, buttando via clamorosamente la possibilità di giocarci una finale in casa.

A proposito di campionato, è soddisfatto della rosa che le ha allestito il Calvisano?

Come nella mia prima esperienza nel bresciano, c’è stato completo allineamento tra dirigenza ed allenatore, nella costruzione del team, sempre seguendo quella che è la visione di Calvisano: giovani alla prima esperienza di valore, esperti che trasmettono senso di appartenenza e ragazzi pronti per spiccare il volo. Abbiamo una squadra consistente, fisica ed anche ricca di talento. Tutte le caratteristiche necessarie ad una squadra per competere.

Cosa vorrebbe vedere in campo? Quali sono gli obiettivi?

Mi piacerebbe vedere un team che gioca in maniera consistente, intensa, abrasiva, che alterna bene la palla fuori con la conquista, super gagliarda in difesa. Vorrei che la squadra metta un marchio sulla partita con queste caratteristiche. Per vincere sfide e tornei. Del resto, a Calvisano, lottare per la vittoria, sempre e comunque, fa parte del DNA di questa società.

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