Monty Ioane: “Vestire l’azzurro sarebbe la realizzazione di un sogno”

Le parole del trequarti di Treviso dopo il suo primo contatto con il gruppo azzurro nel raduno di Parma

Monty Ioane durante il raduno dell'Italia a Parma. Carnabuci Ph.

Monty Ioane durante il raduno dell’Italia a Parma. Carnabuci Ph.

Monty Ioane, per quanto possa sembrare paradossale dato che fino a novembre non potrà vestire la maglia azzurra, era sicuramente il più atteso durante i tre giorni di lavoro fatti a Parma nella scorsa settimane. L’ala del Benetton sarà utilizzabile in Nazionale da novembre, avendo completato i tre anni di residenza necessari, e dunque potrebbe saltare la “conclusione” del 6 Nazioni mozzato lo scorso inverno e teoricamente in calendario ad ottobre.

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Giocatore quantomai elettrico, a Treviso si è fatto apprezzare in ogni partita per la volontà e l’impegno messi in campo, e ora il nativo di Melbourne sembra poter fare il salto definitivo verso l’azzurro: “E’ sempre stato il mio sogno rappresentare una nazione. Il mio cuore e la mente sono davvero pronti: a tempo debito, se ci sarà l’occasione, sarò pronto a cogliere l’opportunità”, ha detto alla Tribuna di Treviso, sottolineando comunque tutto il lavoro fatto che lo ha portato a questo livello. Positive le sue parole riguardo l’impatto con Franco Smith (con cui non aveva mai lavorato per motivi temporali visto che l’allenatore è rimasto a Treviso fino al 2013) e con tutto lo staff della Nazionale, oltre alla novità di poter lavorare con il gruppo di giocatori delle Zebre.

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Ioane è, come pochi altri giocatori visti in Italia recentemente, capace di fare la differenza letteralmente dal nulla. Tante occasioni sono nate da un piccolo spazio che gli ha concesso la difesa, e che lui ha tramutato in una voragine. Come organizzare al meglio allora il fatto di lanciarlo nelle situazioni più convenienti per l’attacco azzurro: “Non posso realmente dirlo, da quando sono qui mi sono sempre divertito nel giocare e nel venire servito. Penso che la questione sia il mondo di allargare palla, dev’esserci spazio, altrimenti se ci si limita a portar palla all’ala si diventa prevedibili, e l’attacco diventa leggibile per la difesa”.

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