Dan Carter in campo con Southbridge, il club in cui è cresciuto

12 punti in 80 minuti per l’ex All Black, che potrebbe non essere in campo contro i Crusaders

ph. sebastiano pessina

Quando sei l’uomo che detiene il record di punti segnati nella storia del rugby internazionale, hai vinto due Rugby World Cup e, insomma, per farla breve rispondi al nome di Dan Carter, può non essere facile tornare a Southbridge, club di base del rugby neozelandese dove ha mosso i primi passi nel rugby.

Invece, dopo 80 minuti e una netta vittoria per 54-14 in cui il mediano di apertura ha calciato tra i pali 12 punti, frutto di 6 trasformazioni, la leggenda All Black è sembrata contenta, anche se non del tutto soddisfatto.

“Se avessi visto questa partita oggi, mi sarei probabilmente definito un po’ arrugginito” ha detto Carter, che ha portato un pubblico di oltre 1500 persone ad assieparsi al campo di Southbridge per questo ritorno in campo dopo il trasferimento ai Blues.

“E’ bello fare il primo passo verso un potenziale ritorno a giocare. Non sono sicuro di poter ancora disputare una partita a livello di Super Rugby. Questo tipo di decisioni spettano agli allenatori.”

Il prossimo fine settimana i Blues affronteranno i Crusaders nel quinto e ultimo turno del girone d’andata, partita decisiva fra le due franchigie più quotate (e finora imbattute) del torneo neozelandese. Carter, però, difficilmente sarà in campo contro la sua ex squadra: per sua stessa ammissione, tornare a 38 anni e dopo qualche mese di stop all’esasperazione fisica del Super Rugby è una sfida complessa, che il mediano di apertura sembra non aver ancora vinto.

D’altronde il suo ruolo a Auckland è stato chiaro fin da subito: essere chioccia, trasmettere esperienza e attitudine, contribuire con tutto il proprio bagaglio di competenza alla trasformazione dei Blues in una franchigia vincente.

Per vederlo in campo contro i suoi Crusaders ci potrebbe volere del tempo, potrebbe anche non accadere mai. Intanto, però, ha dispensato un paio di assist per il suo vecchio club, in un romantico ritorno alle origini nel rugby amatoriale, dove non è mancata la classica zuffa e neanche un durissimo placcaggio ai danni del numero 10 da parte di una terza linea avversaria. Niente lesa maestà, però, il protagonista lo racconterà ai nipotini.

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