5 talenti che avremmo potuto vedere al mondiale Under 20

Scelti fra coloro che non abbiamo già visto nello stralcio di Sei Nazioni under 20 contro gli azzurrini

ph. CHARLY TRIBALLEAU / AFP

Il World Rugby under 20 Championship avrebbe dovuto svolgersi in Italia per la terza volta in dieci anni, a partire dallo scorso 28 giugno. Invece le note vicissitudini globali hanno fatto sì che l’edizione 2020 venisse cancellata, lasciando a bocca asciutta, proprio malgrado, i tanti tifosi italiani pronti a godersi i migliori giovani talenti del mondo.

Abbiamo fatto una mini-selezione dei cinque giocatori migliori che avremmo potuto vedere, escludendo, per restringere il cerchio, facilitare la scelta e aiutare il lettore a conoscere qualche nome nuovo, coloro che abbiamo comunque avuto la fortuna di osservare nei tre incontri disputati dagli Azzurrini nel Sei Nazioni di categoria prima dell’interruzione.

(Due nomi che avrebbero potuto essere presenti in questo elenco? Jordan Joseph della Francia e Sam Costelow del Galles, ad esempio).

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Juan Bautista Pedemonte – Argentina – Terza linea

Il rugby argentino vive un momento di grande incertezza. Dopo essere riusciti negli anni a consolidare la franchigia dei Jaguares, tanto da farla arrivare fino in fondo al Super Rugby 2019, oggi che il torneo dell’emisfero australe è in dubbio sul suo futuro proseguimento tutto il movimento trema di fronte a un ritorno al passato.

Per avere un barlume di speranza nel futuro, però, i tifosi dei Pumas possono guardare con fiducia a Juan Bautista Pedemonte, solidissima terza linea che ha già fatto benissimo al mondiale giovanile casalingo dello scorso anno, oltre ad aver debuttato in Super Rugby contro i Bulls lo scorso febbraio, poche settimane prima di compiere vent’anni.

La caratteristica che salta subito agli occhi è la sua potenza pura, la capacità di passare sopra gli avversari. Ma Pedemonte ha qualcosa di più: è un giocatore con caratteristiche tecniche complete maturate grazie anche alle esperienze nella nazionale giovanile a sette dell’Argentina. Se dovessero esistere ancora nel prossimo futuro, un punto fisso dei Jaguares.

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Thomas Ahern – Irlanda – Seconda linea

I più accaniti appassionati non si saranno certo fatti sfuggire il nome di questo atletico seconda linea irlandese del Munster, che nello spezzone di Sei Nazioni under 20 disputato quest’anno è riuscito a segnare 3 mete in 3 partite.

Ahern supera i due metri, ma rispetto al modello Devin Toner porta in dote una coordinazione e un atletismo di livello superiore. Non ha ancora esordito in Pro14, ma sembra solo questione di tempo per il classe 2000, che ha anche rappresentato l’Irlanda under 20 al mondiale giovanile 2019.

E’ un giocatore molto rapido, con uno skillset vario, che ricorda un po’ Tom Croft per la sua abilità di andare a far danni con la sua ampia falcata in giro per il campo, una volta assolti i doveri da seconda linea.

Jordan Petaia – Australia – Centro/ala

C’è una piccola scommessa nel fare il nome, oramai noto ai più di Jordan Petaia. La scommessa che l’Australia avrebbe puntato ad ottenere il trofeo sfuggito nel 2019 per un solo punto, lanciando nella mischia un giocatore come il centro/ala dei Reds, che ha debuttato alla Rugby World Cup con la maglia dei Wallabies contro l’Uruguay, segnando subito una meta.

In questo momento Petaia è il giocatore under 20 considerato più forte del mondo. Ha già tutte le carte in regola, come detto, per essere un atleta di livello internazionale. Abbina a un fisico imponente ma longilineo una accelerazione bruciante e una grande capacità di battere il difensore all’esterno. In più la solidità fisica gli consente di essere già un ottimo difensore. Chissà se l’avremmo visto davvero o se Dave Rennie avrebbe preferito tenerselo tutto per sé, per inaugurare il corso dei nuovi Wallabies.

Alfie Barbeary – Inghilterra – Tallonatore

In alcuni stralci del video qui sotto potete vedere il giocatore in questione indossare il numero 13. Già, perché Alfie Barbeary, universalmente riconosciuto come uno dei talenti più brillanti d’Inghilterra a livello giovanile, nasce come centro, prima che la sua impressionante crescita fisica lo porti a spostarsi in prima linea, dove gioca il ruolo di un tallonatore fisicamente mostruoso, atleticamente impressionante, rapido, tecnico, a cui è davvero difficile trovare un difetto.

Ce lo ha raccontato così Andrea Masi, che lo ha avuto sotto mano ai Wasps in questi anni: “Credo che abbia davvero le possibilità per diventare un giocatore internazionale. Non solo perché ha delle grandi abilità e potenzialità fisiche, ma anche perché ha la testa giusta per poter essere un giocatore di altissimo livello.”

 

Tupou Va’ai – Nuova Zelanda – Seconda linea

Certo, i Chiefs non hanno avuto il miglior inizio nel Super Rugby Aotearoa, raccogliendo solo sconfitte. Ciononostante ha immediatamente catturato l’occhio il 20enne Tupou Va’ai, esordiente nel primo incontro con gli Highlanders, e giocatore sicuramente notevole fra i tanti giovani di qualità a disposizione dei Baby Blacks.

Va’ai è una seconda linea che ricorda Maro Itoje e Courtney Lawes, un atleta dalle dimensioni importanti, capace però di muoversi con una scioltezza, una rapidità e una coordinazione che non sono inferiori a nessuno sul campo da rugby. Sfiora i due metri di altezza e supera i 120 chili di peso, ma in campo è in grado di muoversi con la leggiadria di un cestista NBA.

Se deve migliorare dal punto di vista della comprensione del gioco, Va’ai ha comunque le armi per essere da subito un titolare nel Super Rugby, sgrezzando le sue parti ancora meno raffinate prima di accedere al rugby internazionale, una categoria che sembra potergli appartenere.

Lorenzo Calamai

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