Meglio il rugby a 15 o a 13?

La “Clash of the codes” mise di fronte Bath e Wigan nel 1996: scopriamo chi ebbe la meglio

Jason Robinson

Jason Robinson – AFP

Approfittando del momento di pausa forzata del rugby giocato, OnRugby ha riproposto storie curiose di episodi ovali decisamente particolari. Come altrimenti definire le selezioni miste tra Inghilterra e Galles che sfidarono un incrocio di Scozia e Irlanda? O la storia del primo streaker, nata sul prato di Twickenham? Visto che purtroppo lo stop continua, ne approfittiamo per viaggiare nel 1996 e parlare del “Clash of the codes”, due sfide che in Inghilterra misero di fronte le più forti squadre all’epoca di rugby a XV e a XIII, disciplina quest’ultima che in Italia non ha preso piede ma che oltre la manica e (soprattutto) in Australia viaggia decisamente forte.

Il fatto che l’anno in oggetto sia il 1996 è tutt’altro che casuale. Da pochi mesi infatti l’IRB aveva aperto le porte di ovalia al professionismo, sconvolgendo letteralmente tutte le dinamiche che fino ad ora avevano governato il pianeta del rugby. Per chi non lo sapesse, proprio il pagamento dei giocatori (una sorta di professionismo antesignano) è stato il motivo principale dello “scisma” che nel 1895 portò alla separazione tra i grandi club d’Inghilterra del sud, legati alla RFU e dunque al XV, e del nord, che invece si specializzarono nel XIII attraverso la Rugby Football League. Due sport con regole diverse, che hanno comunque parecchi punti di contatto, e che volevano mettersi di fronte: la domanda ai tempi era “Qual è il migliore tra i due codici?”. Si organizzarono allora un paio di sfide tra Bath e Wigan, o Wigan e Bath, da giocarsi prima con le regole di uno sport e poi con l’altro. Bath quell’anno aveva fatto il double, vincendo la Division I e la Pilkington Cup, era innervata di nazionali inglesi e appariva decisamente come una delle squadre più forti dell’epoca. I Wigan Warrios non erano da meno, e potevano senza dubbio essere considerati la squadra guida del momento nel XIII, con la vittoria nell’ultimo campionato e una moltissimi elementi della nazionale della Gran Bretagna in rosa.

La prima sfida fu giocata con le regole del XIII nel vecchio stadio del Manchester City, il Maine Road, l’8 maggio 1996. Era da poco terminata la stagione di Bath, mentre quella dei Warriors aveva avuto il via da poche settimane, ma questo aspetto non fu decisamente un fattore. Se ci sono dei punti di contatto tra i due sport, molte regole determinanti sono diverse. Nel league non esistono infatti ruck e maul, ma dopo un placcaggio con giocatore portato a terra ci si ferma. La squadra in attacco, e in possesso, ha sei tentativi (dunque sei placcaggi da fare per la difesa) per segnare, altrimenti l’ovale cambia possesso. Non ci sono le touche, e le fasi statiche sono decisamente ridotte, con le mischie stesse che hanno un’importanza molto minore rispetto al rugby che tutti conosciamo. Diverso è anche il punteggio: una meta vale 4 punti, trasformazioni e calci 2 e il drop 1 punto.

Fatte queste premesse torniamo a Maine Road, per la gara d’andata del “Clash of the Codes”. Quel giorno i Warriors schierarono una squadra semplicemente impressionante, soprattutto tra i trequarti. Le due ali dei biancorossi erano infatti Jason Robinson (si, quel Robinson) e Martin Offiah, che si confermerà uno straordinario marcatore anche in questa sfida. Al centro Va’iga Tuigamala, potenziale crack inesploso del XV, come mediano di mischia quello Shaun Edwards che tanto sta facendo bene come allenatore della difesa e in mischia Andy Farrel, papà di Owen e attuale allenatore dell’Irlanda. Il match fu decisamente a senso unico: Bath venne letteralmente travolta nel primo tempo, chiuso sotto 52 a 0, contro una squadra che proponeva linee di corsa assolutamente spettacolari tra i suoi trequarti. La sfida terminò sull’82 a 6, con l’unica meta “ospite” segnata da Callard, mentre per i padroni di casa furono addirittura 6 le marcature di Offiah, due delle quali convalidate con l’aiuto della tecnologia, antesignana del TMO che nel XV arriverà solo successivamente. Da rivedere gli highlights completi della gara, ricchi di giocate da leccarsi i baffi da parte dei padroni di casa, scatenati anche grazie a un Jason Robinson imprendibile.

L’entità del punteggio si fece decisamente sentire oltremanica: in pochi si aspettavano una lezione così dura per Bath, disabituata alle diverse meccaniche di gioco del XIII, e letteralmente travolta. Per la sfida “di ritorno”, il 25 maggio a Twickenham si presentarono in 42.000, tra cui tantissimi tifosi dei Warriors, e nell’aria c’era la possibilità di un bis dei biancorossi. Quello che sarebbe stato un colpo pesante in favore del Rugby League doveva dunque essere fermato da Bath, che per la gara nel suo codice schierò 11 dei 15 giocatori che pochi giorni avevano battuto Leicester per vincere la Coppa di Lega. Capitano Phil de Glanville, centro anche dell’Inghilterra, poi spazio a Mike Catt in cabina di regia, davanti a una mischia molto solida che finalmente avrebbe potuto mettere in mostra il suo valore.

Nonostante le attese Wigan fece molta fatica a ingranare, e il primo tempo (come successo nell’altra partita) fu a vantaggio dei padroni di casa: Bath si portò sul 25 a 0, con una doppietta di Adebayo e meta di Sleigtholme, alle quali si aggiunse una marcatura tecnica derivante dalla schiacciante superiorità del pack. Nel secondo tempo il divario si allargò, arrivando fino al 39 a 0 e togliendo praticamente ai Warriors la possibilità di vincere ancora, ma negli ultimi 20 minuti arrivarono tre mete ospiti una più bella dell’altra: due volate infinite chiuse da Murdock e uno sfondamento di Tuigamala resero meno pesante il punteggio finale, portandolo al 44-19. Anche per questa sfida vi proponiamo i momenti più belli, per gustare un momento di storia ovale decisamente particolare.

Una vittoria a testa dunque, niente in palio se non la curiosità di mettere di fronte due mondi simili ma opposti che sicuramente regalarono grande spettacolo sul pianeta di ovalia.

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