Benetton: i 3 migliori stranieri in epoca celtica – Avanti

Uno per “reparto”, tre stanieri che hanno fatto grande Treviso nel Pro14

Benetton Rugby (ph. Alessandra Florida)

C’era una volta un rugby italiano che, nel selvaggio momento intermedio di passaggio fra dilettantismo e professionismo, poteva mettere sul piatto preziosi denari e attirare dagli antipodi alcuni fra i migliori giocatori del mondo ovale.

Una potenza economica, quella degli anni Novanta, che si è andata disgregando tanto per motivi endogeni quanto per il radicale cambiamento di contesto del mondo sportivo e non. Nel corso degli anni Duemila, le squadra italiane non hanno comunque smesso di attingere dall’estero per irrobustire le proprie fila. Alle volte cercando nomi importanti in grado di fare da chioccia e lasciare qualcosa del loro passaggio, altre sperando di pescare il diamante grezzo da portare alla luce. I risultati sono stati altalenanti, sia nel mondo pre-rivoluzione celtica che dopo il passaggio di Benetton e Aironi (Zebre poi) alla competizione con le franchigie irlandesi, gallesi, scozzesi e adesso sudafricane.

Abbiamo provato a fare un breve elenco dei migliori giocatori arrivati dall’estero per militare nelle due franchigie italiane. Fra i candidati abbiamo considerato anche coloro che poi sono stati equiparati e hanno rappresentato la nazionale italiana a livello internazionale, a condizione che abbiano partecipato all’avventura celtica. Abbiamo estratto tre nomi per reparto per ognuna delle due squadre: dopo i 3 migliori trequarti di Leoni, e Zebre Rugby, ecco i 3 migliori avanti del Benetton Rugby.

Abbiamo scelto un giocatore per ogni reparto, dovendo rinunciare a malincuore ad inserire gente come Toa Halafihi e Whetu Douglas, su tutti. Gente che per qualità individuale, personalità e/o militanza avrebbe probabilmente meritato un posticino, al pari dei presenti. Non presi in considerazione, invece, Dean Budd e Bram Steyn, considerati arbitrariamente “italiani” in questa analisi.

Cornelius van Zyl

Nel 2011 Nick Mallett, allora CT degli Azzurri, ha bisogno di rinforzare la seconda linea della nazionale. Per farlo sceglie un conterraneo, il sudafricano Corniel Van Zyl, che sta impartendo lezioni di rimessa laterale a tutta la lega celtica con la maglia biancoverde del Benetton.

Non è  un giovanissimo: quando esordisce in nazionale, il 13 agosto contro il Giappone a Cesena, ha 31 anni ed è in realtà il più anziano del lotto di seconde linee in quel momento alle dipendenze di Mallett. E’ arrivato in Italia 4 anni prima, nel 2007, voluto da un altro tecnico sudafricano, Franco Smith, che lo aveva avuto ai Cheetahs nel biennio precedente e insieme al quale aveva conquistato tre Currie Cup consecutive.

Arrivato al Benetton, ha subito dimostrato tutta la propria forza e intelligenza, stabilendosi come giocatore determinante del pack dei Leoni, con il quale ha vinto il campionato italiano nel 2009 e nel 2010, prima di sbarcare in quello che allora era il Pro12.

Giocatore fisicamente strutturato, ma soprattutto straordinario e decisivo elemento in rimessa laterale, Van Zyl ha totalizzato 162 presenze con i biancoverdi fra il fu Super 10, il Pro12 e la Champions Cup, vestendo anche la fascia di capitano della squadra. Ha lasciato nel 2015, chiudendo la propria carriera a Treviso, dopo 8 anni in Italia. E Franco Smith lo ha chiamato di nuovo, per rientrare alla base: con l’attuale CT azzurro come head coach, Van Zyl è entrato nello staff tecnico dei Cheetahs come specialista della rimessa laterale, e ad oggi è ancora l’ingegnere che mette a punto quel lancio di gioco per i sudafricani che sfidano Benetton e Zebre in Pro14.

Tavake Lecanus Liukanasi Manu

“Un giocatore, oltre ad essere forte in campo, deve esserlo anche fuori. Faccio l’esempio di Nasi Manu: è un giocatore fondamentale all’interno del nostro ambiente, è unico. È di ispirazione per tutti gli altri per come si muove ed allena, per come cerca la video analisi… Fa crescere l’ambiente e i giovani in una certa maniera”, parole e musica di Antonio Pavanello, direttore sportivo del Benetton Rugby, nel maggio del 2018, pochi mesi prima della scoperta della malattia, poi superata brillantemente, che purtroppo ne limiterà le apparizioni negli anni successivi.

Dopo averlo visto dominare in terza linea nella finale di Super Rugby 2015 con gli Highlanders, vinta da co-capitano (lo skipper del team era nientemeno che Ben Smith) contro gli Hurricanes, ed in generale nel brillante lustro con la compagine di Dunedin, Pavanello sogna di portare il tongano, nato e cresciuto in Nuova Zelanda, alla Ghirada, per innestare la “leadership by example”, mixata alle straordinarie doti tecniche, dell’isolano nell’ambiente Benetton.

L’ex seconda linea azzurra ci riesce nel 2017, al secondo anno del nuovo progetto dei leoni sotto la guida di Kieran Crowley, che lo conosce per averlo già allenato con l’Under 19 degli All Blacks, un decennio prima, portandolo in Veneto dopo un biennio ad Edimburgo.

Complici malattia e acciacchi vari, le sue qualità umane sopra la media, di pari passo a quelle di ball carrier – sublimate da skills tecniche ed una comprensione del gioco notevoli -, a Monigo, purtroppo si vedono poche volte (13 in tutto le presenze totali), eppure, ad ogni allacciata di scarpe, seppur esigue, l’ex Crusaders lascia un segno indelebile nel cuore e nella testa dei supporter leonini.

Hame Faiva

Dal novembre 2017 a Treviso, il 25enne tallonatore neozelandese, in Veneto, si è dimostrato punto cardinale della mischia, e lavorando perfettamente soprattutto nelle situazioni di maul avanzante ha concretizzato tantissime occasioni da meta nelle ultime stagioni. Un acquisto azzeccato da parte della dirigenza biancoverde, che infatti lo ha recentemente blindato con un rinnovo fino al 2022.

Faiva, nato ad Auckland il 9 maggio 1994, è cresciuto al Wesley College, fucina praticamente infinita di talenti ovali, e da ragazzo si è diviso tra rugby league e le selezioni giovanili di Counties Manukau. Nel 2013 il passaggio a Waikato e il debutto nell’NPC a 19 anni, quindi a partire dal 2015 e anche nella stagione seguente la maglia di tallonatore della provincia neozelandese è stata sostanzialmente sempre sua, con 20 partite consecutive disputate. Anche lo staff dei Baby Blacks nota questo ragazzone di origine tongana e non se lo lascia scappare. Faiva ha così modo di giocare i Mondiali Under 20 nel 2013 e 2014, dove più che il risultato finale della squadra, contano le 4 mete segnate in 8 partite giocate.

Solidità e prestazioni di livello gli permettono di bussare alle porte del Super Rugby, coi Blues che lo firmano per la stagione 2017. Saranno 6 le sue presenze con la maglia della formazione di Auckland, per 141 minuti giocati senza però nessuna meta segnata e nè certezze sul fatto di poter essere anche nel futuro della franchigia della sua città di nascita. Nel novembre 2017 come detto ci fu il suo passaggio in Italia con la firma per Treviso, una scelta comunque non casuale: durante la sua militanza con Waikato è stato in squadra con Whetu Douglas, ex terza-linea dei Leoni, che lo ha consigliato alla dirigenza la quale non si è lasciata scappare il colpaccio.

Faiva entra dunque a stagione in corso nella mischia dei Leoni, in un periodo dove tra test autunnali e 6 Nazioni in arrivo ha modo di trovare rapidamente spazio, dimostrandosi subito un acquisto azzeccato. Saranno 3 le mete segnate al termine della prima stagione di Pro14 in biancoverde, che diventeranno 5 l’anno seguente in 20 partite giocate. Praticamente una motore in grado di lavorare sempre senza sosta il tallonatore neozelandese, inserito da Crowley in quasi ogni gara del Benetton e ripagato da tanta solidità. Placcaggi, tenuta in prima linea, gestione della touche, sono tanti i lati positivi che lo portano a diventare praticamente indispensabile, ma è in questo 2019/20 (o almeno in quello che è stato prima della sospensione) che Faiva si dimostra fondamentale, spesso decisivo quando c’è da vincere una partita. 8 partite nel Pro14, 5 delle quali da titolare, e 6 mete, alle quali si aggiungono 4 marcature pesanti nel girone di Champions Cup. Insomma, fossimo nel ciclismo, potremmo parlare di finisseur specializzato nel piazzare il guizzo vincente quando è con il pallone in “zona rossa”. Diventerà una risorsa di fondamentale importanza anche per la selezione azzurra?

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