Il Cinque Nazioni 1998: un affare conteso tra Francia e Inghilterra

Ventidue anni fa bleus e inglesi dominarono (quasi) tutte le avversarie in un Torneo con risultati roboanti

Thomas e Marc Lièvremont - AFP

Thomas e Marc Lièvremont – AFP

Sono passati 22 anni dalla chiusura del 5 Nazioni 1998, il penultimo con quel formato della storia, e uno dei più combattuti di sempre. Un torneo deciso praticamente per…otto punti, ricco di situazioni particolari e di risultati roboanti. Questo per “colpa” di Francia e Inghilterra, che quell’anno furono troppo superiori a quasi tutte le avversarie, e macinarono score da record. La prima cosa da segnalare fu il fatto che due squadre giocarono le loro partite casalinghe in una nuova/temporanea casa. La Francia debuttò nello Stade De France, costruito poco prima per i Mondiali calcistici, abbandonando così definitivamente lo storico Parco dei Principi che a lungo era stato la sede delle partite dei Bleus. L’altra come anticipato è una novità temporanea: il Galles aveva da poco demolito lo storico vecchio Arms Park ed erano in corso i lavori per il Millennium, che sarebbe stato pronto nel 1999. Come impianto per quel 1998 (e anche nel 1999) i dragoni dovettero scegliere Wembley (ancora nella sua forma “originale”).

Il calendario mise subito di fronte le due grandi favorite, Francia e Inghilterra. Nel 1997 i transalpini avevano fatto il Grande Slam, nel quale fu decisivo il 23-20 di Twickenham, beffando proprio gli inglesi che vinsero le altre tre partite ma non fu sufficiente. Il battesimo del fuoco dello Stade De France fu quindi un super Crunch. Skrela come allenatore di casa, Woodward manager ospite, e Francia che schiera tutta l’artiglieria pesante che le permetterà di fare un grande Mondiale l’anno seguente, mentre l’Inghilterra butta in campo diversi giocatori che saranno poi protagonisti nell’avventura iridata del 2003 in Australia. Grayson apre lo score con un piazzato, ma sarà poco più che un’illusione: la Francia tritura ogni fase statica della partita e non lascia nessun pallone agli inglesi, che a furia di essere schiacciati incassano le due mete delle ali Bernat-Salles e Dominici (al debutto) all’11esimo e 18esimo minuto. Lamaison aggiunge un piazzato e si va al riposo sul 15-3, poi dopo un altro calcio di Grayson un drop di Castaignede riporta avanti i Bleus sul 18-6. L’Inghilterra ha anche un ruggito, e al 48esimo sfonda con la mischia schiacciando in meta con Neil Back, poi dieci minuti dopo Grayson fa 18-14 dalla piazzola. I padroni di casa provano in diverse occasioni a sfondare ma non vanno oltre a un altro +3 di Lamaison, poi dopo l’ennesimo colpo dalla piazzola di Grayson è Sadourny a chiudere i conti con il drop che al 79esimo fa 24-17. Nonostante il risultato, l’Inghilterra si dimostrò decisamente inferiore agli avversari, con capitan Dallaglio che parlò di “cattiva giornata in ufficio” e l’Indipendent che scrisse “L’Inghilterra ha perso di solamente sette punti, ma sarebbero potuti essere anche 40”.

Un bel modo di inaugurare lo Stade de France in quel 7 febbraio, mentre oltre la Manica la Scozia batteva l’Irlanda 17-16 in una partita che sarebbe entrata nel Guinnes dei Primati. Non per qualcosa di strettamente rugbystico, ma per il record di rumore fatto dai tifosi irlandesi. La Guinness (il libro nacque proprio su idea dell’amministratore delegato della birreria irlandese) aveva distribuito 15.000 megafoni di cartone, e a un certo punto del secondo tempo, con i padroni di casa vicini alla meta avversaria, Lansdowne Road eruttò e fece toccare i 125.4 decibel, finendo nel libro dei record. Fu quella l’unica soddisfazione di giornata per i verdi, che video poi le dimissioni di Brian Ashton da allenatore e al suo posto arrivò quel Warren Gatland che poi col Galles arriverà a prendersi tutto in Europa.

La seconda giornata vide praticamente due massacri. In un insolito “derby” londinese l’Inghilterra distrusse il Galles 60-26, con Twickenham che festeggiò ben 8 mete dei padroni di casa. Poco più a nord, la Francia prese possesso di Murrayfield vincendo 51-16, in una sfida senza alcun pathos. Non si può dire lo stesso per Francia-Irlanda del terzo turno, il 7 marzo: il debutto di Gatland coincise con la miglior gara di quell’anno degli irish, ma a referto andrà una sconfitta. Gli esperti pronosticavano una vittoria di oltre 50 punti per la Francia, ma la gara rimase a lungo bloccata sul 3-3, poi a fine primo tempo un intercetto di Hickie fece suonare tutti gli allarmi in casa francese. 3-10 alla pausa, 6-16 dopo i piazzati di Lamaison e Elwood, poi al 58esimo la volata di Bernat-Salles riporta sotto i padroni di casa, ora distanti 3 lunghezze. Dopo aver sprecato un paio di azioni in velocità, gli irlandesi vengono beffati a 7 dalla fine, quando lo sfondamento di Ibanez varca la linea di meta.

Brividi a profusione e gara vinta 18-16 dalla Francia, che si mantiene in vetta mentre a Cardiff i padroni di casa battono la Scozia 19-13. Il quarto turno, il 21 e 22 marzo, vede i transalpini a riposo, e così è l’Inghilterra a dover rispondere: Dallaglio e compagni beffarono nel finale una Scozia battagliera, vincendo 34-20 e tenendosi la Calcutta Cup (che rimase nelle loro mani dal 1991 al 1999). Il giorno prima il Galles vinse a Dublino facendo scivolare sempre di più l’Irlanda verso cucchiaio di legno e whitewash, con il finale di 21-30 che portò tra l’altro i dragoni al terzo posto in classifica. L’ultima giornata, quella decisiva si giocò il 4 e 5 aprile 1998: la prima a scendere in campo fu l’Inghilterra, che a Twickenham inflisse la quarta sconfitta in altrettante partite all’Irlanda. 35-17 e padroni di casa troppo forti per la banda di Gatland. Da notare che nelle file inglesi debuttò dalla panchina con la maglia bianca un certo Jonny Wilkinson, che qualcosa nella storia del rugby mondiale la lascerà…
Ora gli inglesi potevano solo mettersi alla finestra e aspettare il risultato della Francia, impegnata il giorno seguente a Wembley contro il Galles: ci fu però ben poco da sperare, dato che andò in scena uno show tutto transalpino. La “partita” se così vogliamo chiamarla finì 0-51 per la Francia, risultato più ampio di sempre tra le due squadre, in un festival di 7 mete ospiti e nessun punto per gli umiliati gallesi.

Dopo due mesi di battaglie la classifica decretava quindi il secondo Grande Slam consecutivo della Francia, che ancora una volta chiudeva due punti avanti all’Inghilterra, proprio quelli presi nello scontro diretto. Agli inglesi non bastò marcare 146 punti in 4 partite, si “consolarono” con la Triplice Corona. L’Irlanda chiuse ultima a 0 punti, un episodio che mai più si è ripetuto da quel 1998 (e non si ripeterà in questo 2020 visto che gli irlandesi nel 6 Nazioni hanno già vinto almeno una partita).

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