Sei Nazioni 2020: cinque possibili esordienti nel torneo di quest’anno

Uno per ogni altra nazionale, esclusa l’Italia: qualche giovane di belle speranze della Francia e delle Home Unions

ph. Reuters

Meno di un mese separa il rugby europeo dall’inizio del torneo più prestigioso, il ventunesimo Sei Nazioni.

Con l’Italia che ha già annunciato una rosa di 36 giocatori chiamati in raduno, anche se orfani degli atleti militanti all’estero e passibili di eventuali modifiche, guardiamo alle altre cinque nazionali per individuare giovani interessanti pronto ad ottenere il loro primo cap nel corso del torneo.

Galles – Louis Rees-Zammit

Da quando ne abbiamo parlato nella nostra rubrica Slow Motion, l’ala diciottenne del Gloucester Louis Rees-Zammit ha ulteriormente scalato le marce ed è l’uomo del momento in Premiership. Noi ne abbiamo scritto il 17 dicembre, dopo il bellissimo assist in Champions Cup. Da allora ha firmato 5 mete nelle due seguenti giornate di Premiership, contro Worcester Warriors e Northampton Saints, andando a ingrassare decisamente un ruolino di marcia stagionale che dice 8 presenze ed 8 mete nella stagione in corso.

Rees-Zammit è gallese, anche se gioca in Inghilterra. Tirato per i capelli da una parte o dall’altra della staccionata, eleggibile per entrambe le nazionali, il ragazzo si è finora sempre detto intenzionato a proseguire la sua carriera con i Dragoni, dei quali ha rappresentato la under 18. Urge però una convocazione per la definitiva ‘cattura’, anche se il Galles dovrebbe infrangere la precedente regola sulla convocazione dei giocatori militanti all’estero. Per il momento, Rees-Zammit non sembra avere intenzione di tornare a una delle franchigie di Pro14 del suo paese, ma si tratta pur sempre di un giocatore in stato di grazia all’interno di un reparto arretrato funestato dagli infortuni, e sicuramente qualcosa si sta muovendo dietro le quinte.

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Irlanda – Paul Boyle

Gli occhi di tifosi e osservatori si sono spesso concentrati sul giovane duo di terza linea del Leinster, formato dal numero 8 Caelan Doris e dal flanker Will Connors. Doris è un prospetto di cui si parla sin da quando ha giocato con la nazionale under 20 irlandese e ha ottenuto già diversi riconoscimenti in prima squadra con i dublinesi, Connors è una macchina da placcaggio che ha stupito tanti per l’eccezionale numero di interventi messi a segno recentemente.

Chi è invece passato più lontano dai riflettori è Paul Boyle, terza linea classe 1997 del Connacht, 3 presenze in Champions Cup e 8 in campionato in questa stagione, la sua terza da professionista. Capitano di una deludente Irlanda under 20 ai mondiali di categoria del 2017, Boyle è cresciuto nelle giovanili del Leinster, ma non è stato poi confermato dal club. Ha dovuto concludere gli anni della academy a Galway, dove ha trovato una sua strada ed è tornato a far brillare il suo talento. Robusto flanker col vizio della meta (5 la scorsa stagione in 18 presenze di Pro14), Boyle quest’anno sta facendo registrare una percentuale impressionante di placcaggi riusciti: in 9 gare ha messo a segno 109 placcaggi con solo un errore, pari al 99,1%.

In un contesto di ricambio generazionale la sua notevole esperienza accumulata in queste due stagioni e il suo momento di forma molto positiva potrebbero valergli una convocazione da parte di Andy Farrell.

Inghilterra – Ben Earl

L’assortimento, la varietà e la quantità di talento di cui dispone l’Inghilterra in terza linea è impressionante. Non sono passati neanche due mesi da quando ci si sperticava di lodi per l’accoppiata Underhill-Curry, che la concorrenza per le maglie 6 e 7 della nazionale in bianco si è fatta ancora più agguerrita che in precedenza.

A guidare la nutrita truppa di giovani flanker c’è il saraceno Ben Earl, 21 anni, appena nominato fra i candidati al giocatore del mese di dicembre della Premiership. Earl è un giocatore esplosivo, a tutto tondo, capace di portare il pallone come di recuperarlo nel breakdown, e che può giocare su tutto l’arco della terza linea. Eddie Jones lo aveva già portato nei 35 che hanno preparato lo scorso Sei Nazioni, senza però mai convocarlo. Il tecnico australiano dell’Inghilterra però fa spesso seguire a questo tipo di chiamata uno sviluppo vero e proprio: Earl ha lavorato duramente anche in questa prospettiva, e dopo aver conquistato la titolarità ai Saracens è pronto al grande salto.

Francia – Teddy Baubigny

Con Camille Chat in Giappone, la maglia numero 2 del Racing 92 è stata affidata ad inizio stagione al tallonatore classe 1998 Teddy Baubigny, un ragazzo cresciuto nel club che ha cominciato a giocare a rugby a 14 anni, un’età relativamente alta per essersi poi evoluto in un ruolo di combattimento come quello di tallonatore. Da inizio stagione ha ottenuto 14 presenze e segnato 2 mete.

Solido nelle fasi statiche, più maturo della sua età, Baubigny è stato uno dei giocatori che Fabien Galthié ha voluto incontrare quando ha visitato i ciel-et-blanc per dei colloqui individuali orientati al futuro della nazionale francese.

Cresciuto in una famiglia di amanti del pallone rotondo, il ragazzo ha forse preso esempio dal suo padrino di battesimo, Patrick Serrière, capitano del Racing campione di Francia nel 1990.

Con una Francia che incomincia da subito a progettare il mondiale casalingo del 2023, quando Baubigny avrà 25 anni, Galthié potrebbe subito convocarlo tra le fila dei suoi per incominciare a costruire la sua esperienza internazionale.

Scozia – Jamie Dobie

Il movimento giovanile del rugby scozzese fatica a produrre talenti con continuità, ma quelli che emergono sono di particolare valore.

Jamie Dobie, mediano di mischia classe 2001, è uno di questi: i Glasgow Warriors se ne sono accorti e hanno deciso di proporgli un contratto da professionista immediatamente al termine del suo percorso scolastico, primo giocatore nato negli anni Duemila a firmare per la franchigia scozzese.

Dobie ha già esordito in Pro14, ha capitanato la Scozia U18 e quest’anno dovrebbe giocare il Sei Nazioni U20. La giovane età probabilmente lo rende ancora lontano dal torneo dei grandi, ma con un po’ di fortuna e con le novità a cui la Scozia andrà inevitabilmente incontro quest’anno, la sua presenza non è totalmente da escludere, alle spalle di Ali Price e George Horne.

Lorenzo Calamai

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