Slow Motion – Speciale RWC: epica giapponese

La meta più bella e intensa della fase a gironi della Rugby World Cup 2019 è stata di Keita Inagaki, durante Giappone-Scozia

Keita Inagaki giappone rugby world cup 2019

Keita Inagaki (ph. Reuters)

Slow Motion è la rubrica di OnRugby che ogni settimana racconta la meta più bella del weekend, nei minimi particolari, corredata dal video. Il fanatico ovale la segue così: prima se la guarda tutta, e poi torna indietro a leggere paragrafo per paragrafo, alternando il tasto play a quello pausa. Questa settimana vi accompagniamo verso i quarti di finale con un’edizione speciale di Slow Motion, in cui parliamo delle tre mete più belle della fase a gironi della Rugby World Cup: questa è la medaglia bronzo, qui c’è la medaglia d’argento, mentre oggi assegniamo il premio di miglior meta della fase a gironiQui invece trovate tutte le altre puntate. Buon divertimento.

Quando dobbiamo valutare la bellezza di una meta, cosa prendiamo in considerazione? Lo stile, la spettacolarità e la complessità delle giocate e un certo livello di sana follia sono le prime cose che forse ci vengono in mente. In un contesto come la Rugby World Cup 2019, dove ci sono match anche piuttosto squilibrati, tuttavia una meta straordinaria segnata dagli All Blacks contro la Namibia ha un peso molto specifico diverso rispetto a una grande marcatura segnata in una sfida decisiva come Giappone-Scozia.

È diversa la posta in palio, la pressione attorno al match e ovviamente i valori in campo: l’azione che ha portato in meta TJ Perenara è strepitosa su ogni livello, ma inserita nel contesto di quella partita la rende solo bella esteticamente. La seconda meta giapponese contro la Scozia, nella sfida che ha portato i Brave Blossoms per la prima volta nella storia ai quarti di finale, è meno spettacolare, ma è più intensa, epica e grandemente più significativa (e poi a segnarla è un pilone, che rende il tutto ancor più romantico).

Al minuto 26 del primo tempo Giappone e Scozia sono ancora sul 7-7, ma i padroni di casa hanno già il pieno controllo di possesso e territorio. In attacco i nipponici si muovono con un’armonia e una scientificità incantevoli: incroci, dummy runner e passaggi per la seconda linea offensiva si susseguono come le note su un pentagramma, tanto il Giappone è ben strutturato e capace di non perdere mai il filo del discorso.

Allo stesso tempo, la Scozia è forse fin troppo attendista in difesa e raramente prova a chiudere velocemente gli spazi all’esterno ai biancorossi. Dopo una carica centrale del pack, Tamura cerca di allargare le maglie della difesa scozzese servendo Nakamura, che va semplicemente a schiantarsi contro la difesa. Sulla riapertura verso Tamura, Blade Thomson intuisce che il mediano stia per servire Shota Horie in mezzo al campo: lo scozzese forse non crede fino in fondo nella sua azione, perché Tamura non cambia idea e cerca proprio il suo tallonatore.

Per una questione di millimetri Thomson non intercetta un passaggio rischiosissimo di Tamura, che però si rivela essere l’ideale sliding door di tutta l’azione. Horie riesce a ricevere il pallone, si libera di Thomson con un’elegante veronica e con un movimento in perfetta continuità ricicla l’ovale per James Moore, in sostegno. A quel punto la difesa scozzese è già in affanno e deve recuperare con grande difficoltà, visto che non ha più la possibilità di raddoppiare i placcaggi ed evitare gli offload ai nipponici.

Moore si inserisce in verticale, viene placcato da Johnson ma al suo fianco si materializza Lafaele. Con una finta superba, il centro scarta Stuart Hogg mettendolo a sedere. Alla disperata, poco prima che il samoano si tuffi in meta, arriva Harris: lo scozzese arriva forse con fin troppa foga e non compie un intervento risolutivo, permettendo a Lafaele di girarsi su se stesso e di monitorare la situazione dietro di sé.

Mentre sta per cadere, tirato giù per una gamba da Harris, alla sua sinistra si materializza di gran carriera Keita Inagaki: per uno come Lafaele il riciclo a due mani è la cosa più facile del mondo, il pilone sinistro dei Brave Blossoms mette il pallone in banca e fa esplodere lo Yokohama Stadium.

– Leggi anche: come ha fatto il Giappone?

 

La Top 3 delle mete nella fase a gironi della Rugby World Cup 2019

1. Keita Inagaki – Giappone v Scozia (28-21)
2. TJ Perenara – Nuova Zelanda v Namibia (71-9)
3. Frank Lomani – Fiji v Georgia (45-10)

Daniele Pansardi

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