Piers Francis, che lavorava da Starbucks

La storia notevole del centro della nazionale inglese, convocato un po’ a sorpresa da Eddie Jones per la Rugby World Cup 2019

piers francis inghilterra

ph. Reuters

In ogni lista dei convocati per la Rugby World Cup c’è un trentunesimo. Un giocatore destinato a stare perlopiù in panchina o tribuna, chiamato dal CT di solito perché abbastanza duttile da coprire più posizione e dare equilibrio alla squadra.

Nell’Inghilterra di Eddie Jones, questo ruolo sembra essere di Piers Francis, apertura o centro dei Northampton Saints. Tanti appassionati e addetti ai lavori non hanno compreso fino in fondo la scelta di convocare Francis, giocatore in apparenza senza particolari doti fisiche o tecniche e con un curriculum meno convincente di altri, ma le qualità del 29enne del Kent lo rendono a tutti gli effetti il #31 perfetto: ottimi fondamentali, buone letture di gioco, rendimento positivo garantito e flessibilità tattica.

Con la sua convocazione, tuttavia, Eddie Jones ha di riflesso dato risalto anche al percorso di vita e alla storia personale di Piers Francis, senz’altro una delle più particolari e interessanti del Mondiale, ripresa di recente dal Guardian che ha intervistato il giocatore.

A 18 anni in Nuova Zelanda

Classe 1990, durante la sua adolescenza Francis è entrato a far parte dell’Academy dei Saracens, aprendosi dunque una strada che eventualmente avrebbe potuto portarlo ai vertici del rugby inglese. Un’occasione di crescita importante, ma conclusasi con il taglio da parte della società londinese quando Francis aveva 17 anni. Troppo piccolo e magro, secondo i Saracens.

“Ha alimentato il fuoco che avevo dentro – ha detto Francis di quell’esclusione – e il desiderio di diventare quello che volevo,a prescindere dalle opinioni della gente: diventare un giocatore professionista e giocare anche per l’Inghilterra”.

Dopo essere ritornato nel Kent e aver finito le scuole, Francis prende la decisione che cambierà negli anni le sue prospettive di carriera.”Non volevo andare immediatamente all’università. Sapevo nella mia testa di cosa avevo bisogno, ovvero inseguire il mio sogno di giocare a rugby al miglior livello possibile. Nonostante fosse davvero lontano, la Nuova Zelanda era la squadra numero uno al mondo e sembrava il miglior posto dove andare”.

A 18 anni, il giovane inglese Francis si trasferisce agli antipodi, in Nuova Zelanda. Contatta l’allenatore di un club (il Marist) di Auckland che era stato nel Kent, si unisce alla loro squadra Under 21 e da lì inizia la sua avventura. “L’anno successivo sono passato in prima squadra, poi mi sono iscritto all’Academy di Auckland”.

La vita di Francis però non è fatta solo di palla ovale, perché nel frattempo l’inglese trova un impiego da Starbucks e comincia a servire caffè e frappuccini. “Non ero un professionista nel fare caffè, ma ho fatto anche quello. Allora c’erano macchine un po’ più complicate, che non erano come quelle di oggi – ha detto Francis, che poi ha descritto brevemente una sua giornata tipo – Mi allenavo con il club martedì e giovedì sera, per poi giocare il sabato. Ma mi allenavo anche con l’Academy, alle 5:30 di mattina. Poi andavo a lavoro, mentre di sera c’erano appunto gli altri allenamenti”.

I sacrifici di Francis vengono inizialmente ripagati con l’esordio nella Mitre 10 Cup 2011, a 21 anni, con Auckland: 5 presenze, di cui una da titolare, e un ruolo principalmente da riserva di un altro nome diventato famoso in Europa, Gareth Anscombe.

Nel raccontare i motivi scelta di andare in Nuova Zelanda, Francis dimostra di aver avuto una certa lucidità nella lettura della situazione, cogliendo le significative differenze tra il sistema inglese e il sistema neozelandese. “Ho sempre sentito che il livello più alto fosse troppo lontano quando ero in Inghilterra, quasi irraggiungibile. A Maidstone (nel Kent, ndr) non avrei mai avuto la possibilità di giocare con uno come Billy Vunipola, o di parlare con lui in un campionato minore nel sud-est di Londra”.

“In Nuova Zelanda, puoi entrare in contatto con i giocatori del Super Rugby e degli All Blacks che tornano al club per giocare i campionati nazionali. Parlare con atleti del genere aiuta a far chiudere il gap. Questo aspetto mi ha stimolato molto, perché ho pensato «Non sono i galácticos che pensavo». Mi ha dato ancora più carica”.

Il breve ritorno in Europa

Dopo aver giocato per Waikato quasi sempre da titolare nella stagione successiva, per Francis però arriva il momento del ritorno in Europa. Non in Inghilterra, almeno inizialmente, ma in Scozia. L’esperienza con Edimburgo comincia piuttosto bene nel 2013, ma nella stagione successiva arriva prima un brutto infortunio e poi il taglio a fine stagione. Francis inoltre subisce – come ammetterà in seguito – di non essere riuscito ad adattarsi troppo al cambio di filosofia tra emisfero Sud e Nord, per cui decide di tornare in Nuova Zelanda a giocare con il Marist e con la squadra B di Auckland nella seconda metà del 2014.

In quelle settimane conosce Tana Umaga, all’epoca head coach di Counties Manukau, che stava cercando proprio un numero 10. Francis non può che accettare l’offerta di unirsi a una delle province del campionato neozelandese, ma prima torna in Inghilterra per giocare tre mesi nei Doncaster Knights, nella seconda serie.

In patria, per ora, Francis è solo di passaggio. Con la Mitre 10 Cup del 2015, a 25 anni, la sua carriera comincia finalmente la parabola ascendente, perché le 9 presenze con Counties Manukau tireranno la volata a Francis per l’esordio nel Super Rugby con i Blues. In due stagioni nel massimo torneo dell’emisfero Sud, Francis mette insieme 24 presenze, 126 punti e tante buone prestazioni, ma già nel marzo 2017 i Northampton Saints si convincono nel riportarlo in Inghilterra per dargli la chance che probabilmente aspettava da tempo: diventare un giocatore professionista di rugby nel suo paese.

Per vedere realizzato l’altro suo desiderio, invece, non deve aspettare nemmeno di mettere in piede in patria: complici le tante assenze per il tour dei British & Irish Lions, Eddie Jones lo convoca per le due partite dell’Inghilterra contro l’Argentina nel giugno del 2017: all’esordio da titolare Francis segna anche una meta, contribuendo al successo per 25-35 degli inglesi.

Con Northampton diventa senza troppi problemi uno dei titolari, venendo gradualmente spostato dalla mediana al centro, dimostrando la sua duttilità tattica. Le porte della nazionale, dopo un’altra presenza contro Samoa nel novembre del 2017, invece sembrano chiudersi negli anni successivi. Non gioca più né nei Test Match e non viene convocato nel Sei Nazioni, dove al momento conta zero presenze.

Eppure, Francis viene convocato da Jones nei primi raduni allargati prima del Mondiale e parte addirittura titolare nel primo Test Match pre mondiale contro il Galles, a quasi due anni di distanza dall’ultima presenza. Il 29enne fa la sua consueta prestazione ordinata, in cui risalta poco o nulla ma non commette errori: nonostante lo scetticismo di tanti commentatori, pochi giorni più tardi viene viene inserito nella lista dei 31 da Eddie Jones. Per non sbagliare, gioca pure tutti e quattro i Test Match, tre da titolare.

Ora è in Giappone, in attesa di scendere in campo anche solo per una manciata di minuti nella Rugby World Cup. I suoi sogni, intanto, si sono avverati: “Per quanto possano sembrare difficili le cose a 16 anni, non mollate. Guardate dove sono io adesso”.

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