La visione di Antonio Pavanello: intervista al direttore sportivo del Benetton Rugby

La grande stagione appena passata, le novità sui permit player e tanti altri temi con uno dei massimi protagonisti dell’ascesa biancoverde

Antonio Pavanello

Antonio Pavanello, a destra, al fianco del presidente del Benetton Rugby Amerino Zatta (ph. Sebastiano Pessina)

“Sono molto orgoglioso. Di tutti: giocatori, squadra, società, di tutte quelle persone che ci sono state vicino. Ho visto che l’ambiente si è scaldato tantissimo. Si è creato un bel sistema attorno a noi e mi ha fatto molto piacere”. Antonio Pavanello non vuol sentir parlare di troppi rimpianti al termine di una stagione comunque storica per il Benetton Rugby, a prescindere dalla partita contro Munster nel quarto di finale del Pro14. “In città si erano attrezzati anche con i maxi schermi – dice il direttore sportivo a OnRugby – Sono contento di vedere un sentimento che cresce verso la squadra. Al di là di com’è finita e degli episodi, c’è da essere orgogliosi”.

Nell’intervista concessa un anno fa, Pavanello ci aveva detto di non aver posto insieme a squadra e società ben precisi per la stagione 2017/2018, ma questa volta le premesse erano diverse. “La scorsa estate, in montagna al camp, ci eravamo dati degli obiettivi con squadra e società. Li abbiamo tenuti nascosti perché penso ci debbano essere umiltà e fiducia nei propri mezzi, restando con i piedi per terra. C’era comunque un bersaglio grosso: arrivare almeno ai barrage di Champions Cup, per meritarci la coppa con i risultati, ma anche sognare un obiettivo più grande”.

“Alla fine, posso dire che abbiamo centrato i nostri traguardi, e sicuramente si può parlare di una stagione positiva”. La qualificazione diretta in Champions Cup è forse passata un po’ sotto traccia rispetto ai playoff, ma è un traguardo esemplificativo della crescita dei Leoni. “È un riconoscimento importante. Attraverso il lavoro la società e i ragazzi si sono meritati la vetrina europea più importante – dice Pavanello – Entrare di diritto tra le 20 squadre migliori d’Europa è un passo importantissimo e da non trascurare. Ci saremmo entrati volentieri anche attraverso un barrage, ma averlo fatto di diritto ci gratifica ancora di più”.

Quando gli chiediamo se questa qualificazione, la prima su base meritocratica per un’italiana a una coppa europea, può avere anche un peso politico, Pavanello non ha dubbi. “Sicuramente. Non nascondo che nel corso dell’anno, mentre ci stabilizzavamo nella parte alta della classifica, i riconoscimenti sono stati tanti. Si vede un cambio di atteggiamento nei nostri confronti. Ora ci rispettano tutti”.

La discussione resta sulla questione ‘politica’ e sulla posizione del Benetton in una lega come il Pro14, anche in relazione agli arbitri che vengono designati per le partite dei Leoni e in generale delle italiane, spesso esordienti o molto inesperti. “Già durante questa stagione, da gennaio in poi, si è visto come le designazioni arbitrali fossero di buon livello. Spesso i nostri incontri sono stati riconosciuti dal Pro14 come partite di prima fascia”.

Il percorso del Benetton

Antonio Pavanello è ormai riconosciuto anche all’estero come uno degli artefici principali del progetto iniziato al Benetton nel 2015, quando l’ex seconda linea è diventato il direttore sportivo della società. Gli chiediamo se, quando ha iniziato questo lavoro, si aspettasse di arrivare dopo quattro anni ad avere una struttura e un’organizzazione così importante.

“Non nascondo che i risultati sono abbastanza in linea con quanto prefissato. Avevo intenzione di alzare il livello di struttura e dello staff di questo club, e direi che ci sono riuscito. Sono molto contento anche del reclutamento. Se poi quattro anni fa mi avessero chiesto di mettere la firma su questi risultati, l’avrei messa di corsa. È ovvio che non è facile raggiungere gli obiettivi che ti poni”.

Considerando gli scarsi risultati di quegli anni, l’unico modo per migliorare il Benetton era pensare in grande, probabilmente. “Io continuo ad avere la mia visione, ovvero far diventare il Benetton il miglior club dove vivere e giocare il rugby in Europa. Un po’ alla volta ci stiamo riuscendo. Dobbiamo essere focalizzati su quest’obiettivo nel lunghissimo termine”. Per chi fa un grande salto di qualità partendo da un livello molto più basso, migliorarsi ancora però è tutt’altro che scontato.

“Il passo successivo è sicuramente difficile. Lo dimostrano anche tanti giocatori: magari alcuni esplodono il primo anno in cui arrivano in franchigia, mentre nel secondo anno alcuni si perdono quando c’è bisogno di esplorare nuovi limiti. È necessario innalzare ancora di più gli standard, non solo sul campo ma su tutti gli aspetti di squadra e societaria. Saremo sotto pressione, anche per via del Mondiale”.

Ma alla fine cos’è che davvero ha fatto la differenza in questa stagione per il Benetton? Pavanello risponde così: “Il frutto del lavoro degli ultimi due anni, ma anche i salti in avanti dal punto di vista della preparazione, medico e fisioterapico. Lo staff aveva quasi sempre a disposizione tutti i giocatori. E la stessa rosa molto allargata, con quasi tutti i giocatori sullo stesso livello. In tanti poi hanno alzato l’asticella, dimostrando le loro qualità”. Dotarsi di una struttura chiara, inoltre, può diventare essenziale per resistere ai momenti di difficoltà. “Può dare tranquillità all’ambiente, certo”.

Uno dei grandi successi del direttore sportivo, come avevamo già sottolineato un anno fa, è il reclutamento degli stranieri. Per la prossima stagione arriveranno Eli Snyman e Ian Keatley, quest’ultimo un nome decisamente diverso da tutti gli altri arrivati in questi ultimi anni per esperienza e carta d’identità

“È vero, tanti stranieri sono giovani che hanno voglia di mettersi in mostra o vogliono usare il Benetton come trampolino di lancio, visto che non siamo un top club a livello economico. In ogni caso non è solo una questione di soldi. Quest’anno alcuni giocatori avevano offerte dall’estero, ma magari prendendo qualche soldo in meno hanno preferito restare in quest’ambiente sano. Di giocatori come Keatley abbiamo bisogno nella linea arretrata durante il periodo della Coppa del Mondo. C’è anche un giovane come Rizzi, che sta migliorando molto, ma bisogna anche proteggerlo”.

Quando si parla di reclutamento e di stranieri, l’attenzione non può che spostarsi su un giocatore come Ratuva Tavuyara. Se almeno Ioane o Faiva avevano giocato diverse partite a un certo livello, il figiano non aveva giocato chissà quante partite nemmeno nel campionato provinciale neozelandese, suscitando la nostra curiosità su come sia nato l’affare. A conti fatti, non siamo rimasti delusi dalla risposta.

“In quel periodo stavo guardando alcuni giocatori, tra cui anche Faiva, e ho notato quest’ala di Waikato che giocava in maniera più frizzante rispetto agli altri. Non era un giocatore con un percorso classico, tant’è che lavorava addirittura in un resort alle Fiji. Ho pensato tra me e me che una scommessa si poteva anche fare, dopo una serie di acquisti azzeccati come Faiva, Ioane e Baravalle. L’ho proposto a Crowley e al presidente Zatta, che sono stati d’accordo, e abbiamo proseguito. Nelle prime settimane non sembrava pronto atleticamente, ma ci ha messo tantissimo impegno e talento e si è dimostrato alla fine un giocatore incredibile”.

Ripeschiamo poi di nuovo dall’intervista di un anno fa, quando Pavanello ci aveva indicato Nasi Manu come uno dei leader nello spogliatoio e una figura in qualche modo d’ispirazione verso gli altri. La sua malattia ha senz’altro scosso lo spogliatoio del Benetton, come ammette lo stesso ds. “È stato un momento di ‘terremoto’ interno, perché lui è il faro di tutto il gruppo di stranieri, soprattutto degli isolani. È brutto dirlo, ma attorno a questa notizia il gruppo si è compattato ancora di più. Lui è tornato ad allenarsi, e penso che per il prossimo anno sarà uno degli acquisti più importanti. Ne sono certo. Potrebbe giocare il Mondiale con Tonga, se lo merita. Lo aspetteremo”.

Cosa succede con i permit player

Quando tocchiamo il discorso sui permit player, di fondamentale importanza anche in vista della Rugby World Cup, Pavanello dice che “continueremo sul percorso che vede un gruppo di giocatori sotto contratto con noi, che poi verranno messi a disposizione dei club se non utilizzati”.

“Chiamiamoli ‘permit’, ma a tutti gli effetti sono membri della nostra rosa, perché sono sotto contratto con il Benetton. Lo abbiamo visto anche quest’anno: se Lamaro e Cannone meritano di giocare, giocano anche davanti agli altri. È ovvio che, essendo giovani, abbiamo dato loro sempre la possibilità di giocare al sabato. Abbiamo visto in passato che i giocatori, se stanno fermi 3-4 settimane, c’è un calo. Quando tornano nel club di Top 12, questi giocatori poi portano esperienza”.

“Il nostro obiettivo – continua – è di allargare questo numero di giocatori e di invitare anche più giocatori in accordo con i club che possono allenarsi con noi ma non sono sotto contratto con il Benetton”.

A questo punto, chiediamo a Pavanello di chiarire meglio una questione che in effetti non era stata resa nota in via ufficiale, ovvero il fatto che Lamaro e Cannone fossero sotto contratto con la società trevigiana già nel 2018/2019. “Erano registrati con i club di Top 12, ma avevano un contratto con noi”.

Allo stesso modo, potrebbero esserci delle novità in merito al possibile impiego di quei giocatori poco impiegati con il Benetton in squadre di Top 12. “Anche loro dovranno rientrare in questo gruppo di permit ed essere legati a un club. Bisognerà fare così, come accaduto quest’anno ad Andrea Bronzini (passato al Viadana, ndr)”.

Sembra dunque essere nato un piccolo sistema in questo senso, perlomeno nella realtà del Benetton. “È nato, anche se è tutto perfezionabile. Di anno in anno ci saranno miglioramenti, ma penso sia un progetto positivo per il futuro”.

Budget e competitività 

Visti gli sforzi per rafforzare l’organizzazione la struttura e l’organizzazione interna, non solo a livello di rosa e staff tecnico, abbiamo chiesto a Pavanello qualche curiosità in più sul budget a disposizione della società. Il ds ha preferito non scendere nei dettagli, ma ci ha offerto qualche indicazione.

“Siamo nella parte bassa di una classifica di budget nel Pro14. Tra le squadre europee, siamo tra le ultime 3/4 squadre. Le 3/4 squadre di vertice, invece, hanno sempre un budget doppio rispetto al nostro. Leinster ha un budget importante per esempio, ma distante da quello dei club francesi. Ciò significa che Leinster fa anche un po’ da scuola”.

A questo punto abbiamo chiesto a Pavanello perché proprio le squadre del Top 14, ma anche di Premiership, spesso non riescano a tradurre questa superiorità economica anche in risultati più soddisfacenti. Anzi, spesso in Europa c’è un ribaltamento delle gerarchie piuttosto evidente. “Penso che l’idea di puntare tutto su nomi, giocatori e stipendi non sia vincente. Prima bisogna costruire una struttura, un’organizzazione e uno staff tecnico competente. Ovviamente i giocatori rivestono una parte importante, perché con i brocchi non si va da nessuna parte, ma avere una squadra di campioni non è per forza una garanzia. Basti pensare al Tolone”.

Il solito argomento

Abbiamo chiuso con un ritornello ormai tradizionale, ovvero il possibile ingresso di nuove franchigie sudafricane nel Pro14. “Al momento non ci sono segnali in questo senso, ma l’estate è lunga (ride, ndr). L’inizio del campionato è fissato sul tardi, l’altra volta la notizia è arrivata molto in là rispetto alla fine della stagione. Se ne parla, ovviamente. Il Pro14 ha dimostrato di essere un campionato aperto alle nuove sfide, per cui è sempre negli ordini del giorno alle riunioni”.

Daniele Pansardi

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