L’ultima partita di Simone Favaro

Il flanker veneto si ritira dal rugby a 30 anni. Hanno appeso gli scarpini al chiodo anche Stefan Basson e Joe van Niekerk

simone favaro rugby

ph. Luigi Mariani

La partita giocata sabato tra Fiamme Oro e Petrarca è stata l’ultima per Simone Favaro. Il terza linea veneto si ritira dalla palla ovale all’età di 30 anni, dopo una carriera trascorsa tra Rovigo, Crociati, Aironi, Benetton, Glasgow Warriors e per l’appunto Fiamme Oro. A Ponte Galeria, il flanker di Zero Branco ha disputato gli ultimi 18 minuti del match entrando dalla panchina, mettendo la parola fine ad una carriera professionistica davvero intensa, in cui nonostante i diversi infortuni Favaro è riuscito comunque a lasciare il segno ovunque sia andato.

Giocatore dallo stile inconfondibile per aggressività e qualità nel placcaggio, Favaro era arrivato alle Fiamme Oro nell’estate del 2017 al termine di alcuni mesi travagliati, coincisi con la decisione del Glasgow di non rinnovargli il contratto e con la difficoltà – in quel periodo dell’anno, quando il mercato è praticamente chiuso – a trovare una squadra nei massimi campionati europei.

– Leggi anche: Simone Favaro, una nuova vita oltre il rugby

Il flanker è dunque entrato da esterno nel gruppo sportivo delle Fiamme Oro, per poi diventarne un membro effettivo la scorsa estate. Con la squadra cremisi ha disputato 22 partite in due stagioni del massimo campionato italiano, ma Favaro aveva raggiunto il suo picco qualche anno prima con Benetton (club in cui è cresciuto), Glasgow e soprattutto con la maglia della nazionale, con cui ha esordito il 20 giugno 2009 in Australia sotto la gestione di Nick Mallett.

La partita più iconica della sua carriera rimane lo storico Italia-Sudafrica del novembre 2016, in cui Favaro fu tra i migliori azzurri del match, con una prestazione straordinaria per intensità e cattiveria agonistica. In nazionale ha vestito 36 volte la maglia azzurra, disputando la Coppa del Mondo 2015: un numero forse risicato rispetto alle potenzialità e al talento del giocatore, ma sufficienti per diventare un simbolo del rugby italiano molto amato da tifosi e appassionati.

Altri due ritiri illustri

Oltre a Favaro, anche per altri due giocatori molto apprezzati e rispettati del campionato italiano quella di sabato è stata l’ultima partita della carriera anche per i sudafricani Stefan Basson e Joe van Niekerk.

Basson, a 36 anni, ha chiuso con la vittoria dei Medicei sul Mogliano. Dopo aver vestito le maglie di Bulls e Boland Cavaliers in patria, l’estremo era arrivato in Italia nel 2007 a Rovigo, con cui ha giocato per dieci stagioni diventando una bandiera dei rossoblu vincendo uno Scudetto; nel 2017 è passato ai Medicei, dove ha ricoperto anche il ruolo di allenatore al fianco di Pasquale Presutti. Basson ora si dedicherà esclusivamente alla carriera di tecnico.

“Per diec imeravigliosi anni ho vestito la maglia della Rugby Rovigo, città che ora chiamo ‘casa’ – ha scritto Basson in una lettera –  Infine, due anni con il Firenze dove oggi concluderò la mia carriera e giocherò la mia ultima partita”.

van Niekerk ha annunciato invece il ritiro a 29 anni, dopo i tanti infortuni che lo hanno tormentato negli ultimi tempi. ll centro è entrato negli ultimi dieci minuti della sfida del Rovigo contro San Donà per ricevere l’applauso del pubblico, ma non giocava in campionato dallo scorso dicembre.

Anche se per i Bersaglieri ci sono dei playoff da giocare, come riporta il Gazzettino lo staff tecnico non lo reputa pronto per partite di livello più intenso. “Questa città è un posto unico per giocare a rugby in Italia – ha detto a fine partita  – Lo dico a ogni giocatore, almeno un anno dovrebbe passarlo qui per capire. Io in dieci anni non ho mai pensato di andare via da Rovigo. E ci resterò ancora, perché qui ho trovato moglie”. Come Basson, anche van Niekerk ha vinto uno Scudetto con i rossoblu, nel 2016.

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