Aura Muzzo e l’arte di sfruttare le occasioni

Abbiamo parlato con la trequarti azzurra della sua vita, dal rugby allo studio, passando attraverso tesine e tormentoni che la accompagnano

A pochi giorni dal Ferragosto 2017, l’Italdonne di Andrea Di Giandomenico è nel pieno dell’avventura mondiale in Irlanda. Le azzurre, nonostante le due sconfitte, iniziano il torneo giocando buone gare al cospetto di due colossi come USA ed Inghilterra. Nella sfida contro le britanniche, a brillare è soprattutto la stella di Maria Magatti, uno dei pilastri della selezione nazionale degli ultimi anni. La ragazza del CUS Milano (all’epoca al Rugby Monza) si toglie anche la soddisfazione di marcare una meta, ma sfortunatamente, a causa di un problema alla spalla, è costretta a terminare anzitempo la RWC 2017. La notizia fa il giro del web nostrano, e tra i tanti commenti social ad essa correlati, uno che sembrerebbe destinato a disperdersi nel mare magnum delle reti sociali si trasformerà, invece, in un tormentone.

“Aura, Sfrutta la tua occasione”, recita il commento di un arbitro friulano. L’Aura a cui si riferisce è, ovviamente, Aura Muzzo, all’epoca ventenne senza caps con l’Italia, in gruppo sull’Isola di Smeraldo con la truppa di Di Giandomenico. “Lì per lì, quel commento mi mise quasi in imbarazzo, perché innanzitutto mai avrei pensato ad una cosa del genere, dopo l’infortunio di Maria, ed ero appena entrata, in punta di piedi, nel gruppo azzurro. Le mie compagne, però, buttarono subito la cosa subito sul ridere, ed ancora oggi quella frase è un vero e proprio tormentone quando mi prendono in giro”, spiega, sorridendo, la giovane trequarti del Villorba.

Dall’esperienza verde all’esplosione (di gioia) azzurra

In Irlanda, la ragazza di San Vito al Tagliamento non scende in campo neppure per un minuto. A partire dall’autunno successivo, però, la friulana, rispondendo idealmente con i fatti al messaggio social dell’estate 2017, sfrutta con costrutto praticamente ogni occasione azzurra, divenendo match dopo match uno dei punti di riferimento della squadra italiana e rivestendo un ruolo da assoluta protagonista (sempre titolare) nella cavalcata trionfale al Sei Nazioni 2019. Un percorso talmente bello da sorprendere la stessa Aura.

“Personalmente parlando, prima dell’inizio di questa stagione non c’era la consapevolezza di poter vivere una stagione azzurra del genere. Non mi sarei aspettata un risultato così bello, a tal punto che una volta raggiunto non sembrava quasi vero. Dopo la partita contro la Francia ho impiegato almeno una settimana per rendermi conto di quello che eravamo state in grado di fare, un qualcosa di grandioso. Nell’aria, magari, c’era già qualcosa di magico, ma, almeno da parte mia, non c’era la convinzione di vivere certe imprese”, racconta con voce ancora emozionata ripensando a quanto combinato non più tardi di un mese fa, rendendo poi omaggio anche al pubblico che ha accompagnato con grande calore le gesta di Manuela Furlan e compagne.

“La presenza dei tifosi si è sentita davvero tanto. Il pubblico è stato fantastico per tutto l’arco del torneo. Per questo bisogna ringraziare anche Lecce, Parma e Padova, tre città che ci hanno accolto alla grande, pubblicizzando l’evento e facendo sì che venissero allo stadio molte persone, dai semplici fan alle nostre colleghe, dalle bimbe più piccole sino alle ragazze più grandi. Poi, personalmente penso, come Manuela Furlan, capitano azzurro, che il pubblico sia quel giocatore in più che fa letteralmente parte della squadra. Il ventiquattresimo giocatore che può e deve fare la differenza”, prosegue, sottolineando come abbia provato, in tal senso, sensazioni particolarmente forti anche in quel di Exeter.

“Il pubblico l’ho sentito anche in Inghilterra. Certo, non era il ‘nostro’, visto che eravamo fuori casa, però abbiamo percepito come a Sandy Park abbiano apprezzato anche il nostro gioco. Giocare al cospetto di uno stadio gremito come quel giorno è stato emozionante”- spiega, nonostante un risultato negativo ed un secondo tempo difficile- “Pensando a quella partita, il primo flash che mi viene in mente è la differenza tra il primo e secondo tempo. Per 30′ abbondanti siamo state attaccate nel punteggio, un qualcosa che praticamente nessuna squadra del torneo è riuscita a fare. Poi, nella ripresa, sono rientrate in campo con un’altra spinta. Hanno messo sul piatto un ritmo elevatissimo, ma probabilmente abbiamo patito ancor di più le loro dimensioni. Sono letteralmente dei colossi. Ho ancora ben impressa nella mia mente, e sul mio stinco (sorride, ndr), una collisione con il pilone Sarah Bern, decisamente difficile da contenere”.

Imparare da ogni lezione

Da piccola, prima di innamorarsi perdutamente del rugby a 17 anni, Aura Muzzo ha praticato, per diverse stagioni agonistiche, la ginnastica artistica. Uno sport che, anche grazie alle lezioni di ottimi maestri (“a cui sarò sempre grata”), le ha trasmesso una ferrea etica del lavoro e le ha insegnato che a volte, pur lavorando al meglio per molto tempo in preparazione di un evento, non sempre tutto va come programmato, ma non ci si deve mai perdere d’animo, cercando di ripartire con più desiderio di crescita che mai.

“Con l’Inghilterra, pur riconoscendo la loro grandezza, testimoniata dal loro ranking, avremmo potuto segnare qualche punto, e concederne alcuni in meno. Da quella partita, e perché no, anche dal pareggio con il Galles in precedenza (per quanto concerne il successo sull’Irlanda, ndr), abbiamo costruito la partita con la Francia. Nei giorni successivi alla sconfitta, infatti, abbiamo lavorato duramente su tutti i dettagli che non avevano funzionato ad Exeter, in modo da arrivare preparate per svolgere al meglio la nostra partita contro le transalpine”, puntualizza Muzzo, con la quale, per chiudere il capitolo nazionale, approfondiamo anche il discorso relativo al torneo di qualificazione al mondiale 2021.

“Parto da un presupposto non banale: quello che ci attende sarà un torneo molto impegnativo, perché tutte e 4 le squadre vorranno andare in Nuova Zelanda. Quella della Coppa del Mondo, per vissuto personale, infatti, posso dire che è un’esperienza più unica che rara, un qualcosa al di fuori del mondo comune. Parteciparvi, di per sé, è già stuzzicante. Vivendo quotidianamente la nostra squadra, ti posso garantire che in gruppo arde il desiderio di prendere parte alla prossima RWC, ancor più alla luce della location, una terra speciale per il rugby. Ovviamente ci saranno partite in più da disputare. Da un lato, un impegno ed un ‘rischio’, dall’altro, però, gare ulteriori che ci aiuteranno a migliorare gli automatismi, ad oliare i meccanismi. Sono sicura che Andrea ci preparerà nel migliore modo possibile”, sentenzia, ora sì, confidente nei mezzi suoi e delle compagne.

L’idolo di sempre e la magia di Villorba

Disputare la Rugby World Cup 2021 da protagonista, verosimilmente, significherebbe, per Aura, affrontare il massimo torneo ovale al fianco del proprio idolo. “Non posso nascondere di aver sempre avuto Sara Barattin come punto di riferimento ovale. Confesso di aver saltato la mia gita di quinta superiore per andare allo snow rugby di Plan de Corones con le Valchirie, squadra 7s di Tarvisio, perché sapevo che l’avrei incontrata. Ricordo di averla salutata, super emozionata. Poi, ho conosciuto veramente Sara, qualche mese più tardi, in un modo particolare. Decisi di scrivere la mia tesina di quinta superiore sul rugby. Ne tratteggiai le caratteristiche ed intervistai due grandi atleti, una donna ed un uomo (Damiano Borean, oggi al Petrarca, compagno di elementari, ndr). Per l’ambito femminile pensai subito a Sara, così la contattai su messenger ed organizzammo la chiacchierata. All’epoca giocavo a Pordenone, la mia prima squadra, e non la conoscevo.  Mi ricordo ancora qualche domanda (sorride, ndr). Il caso volle che pochi mesi più tardi diventammo compagne di squadra a Villorba. In ogni caso, posso dire che lei è una persona importante nel mio percorso”, narra emozionata Aura Muzzo, che, proseguendo sul tema dei rapporti interpersonali, lascia trasparire il grande piacere di vivere nel contesto Villorba.

“Anche se può sembrare una frase fatta, al club ho trovato una seconda famiglia. Di fatto, lì ho le mie amiche. Per rendere l’idea, ormai un paio di stagioni fa, mi feci male al piatto tibiale, dovendo rinunciare alla corsa per due mesi. Anche se da dove abitavo all’epoca impiegavo oltre un’ora di strada per andare al campo, ricordo che, pur potendo fare solo palestra, attività che avrei potuto svolgere dalle mie parti, non saltati nemmeno un allenamento. Certo, da un lato per essere seguita dallo staff, ma dall’altro anche e soprattutto per stare in compagnia di quelle che giorno dopo giorno erano diventate grandi amiche”, racconta, prima di analizzare anche il momento tecnico del club veneto.

“Stiamo lavorando bene. Quest’anno si sente nell’aria quell’energia positiva per provare a salire quel gradino in più. Siamo prime, anche se mancano ancora due sfide importanti per definire la classifica, compreso il big match contro Colorno. Una bella sfida, anche perché stiamo per entrare nella parte più tosta del torneo, con le fasi finali. L’obiettivo è quello di ottenere il massimo, lavorando al top, però non voglio sbilanciarmi. L’importante sarebbe chiudere in testa la stagione regolare, per evitare il turno in più, o, in ogni caso, ottenere il percorso playoff migliore possibile”, puntualizza, senza sbilanciarsi troppo.

La vita oltre il Rugby

Ai successi con l’ovale in mano, nell’esistenza di Aura Muzzo si affiancano anche quelli universitari. L’atleta friulana, infatti, sta portando avanti con grande dedizione un brillante percorso di studi in scienze motorie, a Gemona del Friuli. Anche se lei, con grande modestia, non si sbilancia, le compagne la definiscono come una studentessa modello, diligente e super appassionata di un mondo, quello sportivo, che vive a 360 gradi, anche oltre l’avventura in Serie A ovale: “Gli allenamenti, per quanto mi riguarda, non hanno solo un’importanza prestazionale e didattica per il mio corso di laurea, ma rappresentano il momento della giornata in cui riesco ad estraniarmi dalla vita reale, facendo di fatto quello che più amo. Capita spesso che un’ora di palestra, o una bella corsa, riescano ad invertire la tendenza di una mia giornata negativa, o a sublimare un dì già bello di suo”. Una vita, per ora, con basi solide tra Veneto e Friuli, anche se, stuzzicata sul tema, Aura non esclude, a lungo termine, di poter provare anche un’esperienza all’estero. “Nel breve, ma anche nel medio periodo mi vedo in Italia. Ho ancora troppi obiettivi a Villorba, e vorrei dare una mano attiva al nostro movimento con la mia presenza in loco. Tra diversi anni, però, non escludo categoricamente un’avventura fuori dal nostro paese. Sono consapevole di come possa essere un qualcosa di formativo a 360 gradi”, conclude, con tono pacato, che denota la saggezza di una donna ben più matura dei suoi 22 anni. Non sorprende, però, perché, del resto, Aura Muzzo sa (come e quando) sfruttare le sue occasioni.

Matteo Viscardi

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