Nasi Manu, un osso duro

Il giocatore del Benetton Rugby ci ha regalato un giro all’interno della macchina delle sue emozioni negli ultimi mesi

Nasi manu

Nasi Manu durante Benetton-Tolone della Champions Cup 2017/2018 (ph. Benetton Rugby)

Quando risponde al telefono Nasi Manu si trova in centro a Treviso per festeggiare il carnevale insieme ai suoi bambini e la prima parola che ci dice per iniziare la conversazione è “ciao”, anche se poi tutta la conversazione si svolge in inglese. Si percepisce immediatamente il suo stato d’animo felice e la sua voglia di raccontarci cosa gli è successo negli ultimi sette mesi. Non è stato un periodo facile chiaramente, ma la malattia gli ha offerto un nuovo punto di vista sulla vita e sul rugby. Ormai Nasi ha di fatto due famiglie: quella formata con sua moglie, i suoi figli e i parenti e quella che ha trovato nell’intero Benetton Rugby.

La scoperta del tumore e l’operazione

“C’era qualcosa che non andava da qualche tempo – ci dice – e così dopo una prima visita medica generale ho concordato con i dottori di fare un controllo più approfondito nella zona che mi dava problemi: lo scorso 30 agosto sono andato in ospedale (Ospedale Ca’ Foncello di Treviso, ndr) al mattino e mi hanno subito diagnosticato il tumore operandomi dopo poche ore. All’inizio non ho capito molto. È successo tutto talmente in fretta che ho subito uno piccolo shock. Pochi giorni dopo, quando ho iniziato a realizzare quello che si era verificato, ero ovviamente nervoso. Nei giorni successivi all’intervento ho svolto altri check medici, lì ricordo di aver avuto paura di non poter tornare a svolgere la vita di tutti i giorni”.

Il decorso post operatorio

Il 4 settembre Nasi viene dimesso dall’ospedale per iniziare il suo periodo di convalescenza. Gli screening e le analisi a cui si sottopone – che nel frattempo spostano la clessidra temporale al 16 ottobre – evidenziano la necessità di un trattamento chemioterapico: “Sono stato visitato a Milano, dove hanno osservato la mia situazione, in particolare quella relativa ai miei linfonodi, fornendomi un piano programmatico per affrontare la chemioterapia. Da lì ho iniziato le cure (ci fa sapere di aver affrontato 4 cicli, con cadenza trisettimanale, ndr) sino al 14 gennaio del 2019, la data dell’ultimo ciclo a cui mi sono sottoposto”.

Una famiglia chiamata Benetton

La telefonata prosegue, fra una parola e l’altra il giocatore che vanta 3 caps con la nazionale di Tonga ci regala qualche termine anche in italiano, poi scherzando – ma non troppo – ci dice: “Io e mia moglie abbiamo voglia di imparare la lingua. Abbiamo un’insegnante che ci aiuta in questo, anche se sappiamo che non sarà facile arrivare ad avere una buona proprietà linguaggio; ma ci proviamo”.

Arriva così il momento di parlare dei suoi compagni: dalla voce sgorga una gratitudine rilevabile anche dall’altro capo di una cornetta posta a centinaia di chilometri di distanza.”I miei compagni di squadra mi hanno supportato e sostenuto – con l’iniziativa, ad esempio, “Tutti con Nasi Manu” – sin dal primo momento, quando non ho dovuto far troppa fatica per fargli capire a cosa stavo andando incontro. Ma parlare solo di loro sarebbe riduttivo: tutto il Benetton Rugby mi è stato vicino. Dal coaching staff al management del club. Mi sento benedetto nel far parte di questo gruppo e ad essere in questo posto. L’Italia è un posto che piace a me e alla mia famiglia, abbiamo trovato cose belle e legami importanti”.

Un approccio all’insegna dell’«enjoy»

Un posto nuovo, una vita nuova, una prospettiva nuova. Avere un tumore sposta inevitabilmente le tue aspettative di vita e ti fa vedere le cose sotto una luce diversa. L’approccio a ciò che accade cambia. Godere di tutto quello che arriva, dopo aver scalato una montagna dell’esistenza, ti dà grande forza rendendoti per certi versi più leggero e consentendoti di soppesare gli avvenimenti facendo della parola “Enjoy” veramente un motto di vita e non una frase fatta.

Intanto sul campo…

La stagione del Pro14 e della Challenge Cup comincia e si sviluppa. i Leoni inanellano una vittoria dopo l’altra, trovando ogni volta protagonisti di rilievo negli elementi della propria rosa. Il passaggio ai quarti di finale in Europa sfugge per pochissimo, mentre crescono le quotazioni per un possibile raggiungimento dei playoff nel torneo celtico. Una cosa che non sorprende più di tanto il terza linea: “Già dall’anno scorso avevo visto e capito che eravamo in crescita. C’era fiducia fra lo staff e i giocatori. I giovani, poi, hanno cominciato a salire di livello sviluppando un ottimo livello di gioco. Si sta costruendo qualcosa di davvero buono che spero possa portare ad interessanti traguardi”.

L’anno prossimo con un Nasi Manu in più nel motore

Da quando è iniziata la chiamata è passato più di un quarto d’ora, eppure il bello sembra debba ancora venire. Prima di salutare Nasi Manu gli chiediamo di provare a dirci quando potremo rivederlo in campo con la maglia biancoverde: “Ho ripreso ad allenarmi da tre settimane. Sto andando piano ed è chiaro che non posso stabilire con certezza una data per il mio rientro, ma punto ad avere una buona condizione per il periodo estivo, per poi cercare di riprendere gli allenamenti con la squadra. Dovrò ovviamente vedere come reagirà il mio corpo ai carichi di lavoro che man mano, se starò sempre bene, andrò ad aumentare. Se tutto andrà per il verso giusto tornerò poi a focalizzarmi sulla velocità”.

Di Michele Cassano

Vi ricordiamo che fino al 12 aprile è possibile partecipare alle aste per acquistare le maglie utilizzate dai giocatori del Benetton Rugby durante il riscaldamento, per testimoniare la propria vicinanza a Nasi Manu. Il ricavato sarà devoluto all’Istituto Oncologico Veneto, per finanziare un progetto destinato alla lotta contro le neoplasie dell’apparato uro-genitale nei casi di ragazzi in giovane età.

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