L’Irlanda è davvero favorita per la Coppa del mondo? Cinque punti a favore, cinque contro

Risultati, rosa, allenatore, calendario, avversarie: radiografia ai verdi a otto mesi dal via della rassegna iridata

ph. Sebastiano Pessina

DUBLINO – In giro per Ovalia si legge quasi ovunque che l’Irlanda è la favorita dei prossimi mondiali. È proprio vero? Ecco 10 punti: cinque che confermano il pronostico, altrettanti che lo smentiscono. Più un undicesimo punto, per dare un giudizio definitivo.

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Perché sì

RISULTATI – L’Irlanda nel 2018 ha vinto il 6 Nazioni facendo il Grande Slam, ha vinto la serie estiva in Australia e in autunno ha battuto gli All Blacks. La squadra verde è forte, abituata a vincere e continua a migliorare. Visto che nessuna squadra può essere considerata automaticamente favorite contro I Verdi, è abbastanza che la si consideri una delle favorite. In particolare impressiona il bilancio di due vittorie nelle ultime tre sfide contro gli All Blacks (la prima segnando 40 punti, la seconda senza concedere mete). Dopo il primo storico successo di Chicago, nello scorso novembre i verdi sono stati capaci di impedire agli All Blacks di segnare mete.

STELLE – I leader e campioni della squadra sono al picco della loro carriera. Su tutti Johnny Sexton e Conor Murray, fra i due/tre migliori del mondo nel proprio ruolo, che continuano a migliorare e sono in grado di fare la differenza contro qualsiasi avversario. Lo stesso vale per Rob Kearney, un estremo fortissimo sia in attacco che in difesa e giocatore che ha quasi cancellato gli errori dal proprio repertorio. Lo stesso si può dire per Peter O’Mahony, una vera colonna della terza linea.

ROSA – Dopo il mondiale 2015 l’Irlanda ha lavorato tanto e bene sull’ampiezza della rosa, fondamentale per competere in una manifestazione tanto intensa. È in quest’ottica, ad esempio, che la IRFU ha imposto a Leinster di vendere Carbery a Munster e ad Ulster di rinunciare a Pienaar (solo per citare le mosse più celebri e discusse). Oltre a questo, negli ultimi anni sono esplosi moltissimi talenti: oltre a Carbery, Garry Ringrose (23), James Ryan (22), Andrew Porter (22) e Jordan Larmour (21) da Leinster, Stockdale all’Ulster, Chris Farrell da Munster oltre agli inserimenti di CJ Stander di Munster e Bundee Aki di Connacht. Tutti questi giocatori non erano nella nazionale del 2015, senza contare quelli capaci di migliorare tantissimo. È il caso di Kieran Marmion, in campo per l’infortunato Murray in occasione dell’ultima vittoria contro gli All Blacks.

SCHMIDT – Il tecnico neozelandese e il suo staff sono una delle principali cause dell’investitura data ai verdi. Il miglioramento della nazionale irlandese è stato pensato, cercato e accompagnato dalle idee del 53enne nativo di Kawakawa. Due esempi. Dopo la meta di Crotty all’83’ dopo quattro minuti di possesso, che permise agli All Blacks di vincere a Dublino nel 2013, Schmidt decise di allenare la squadra su possessi e difese prolungati: il risultato sono state le 40 fasi a Parigi nel primo turno del 6 Nazioni 2018. L’infortunio a Sexton ai mondiali 2015, con la riserva Madigan in campo contro l’Argentina ha portato alla cessione di Carbery a Munster, già molto migliorato. Infine Schmidt ha creato schemi nuovi, utilizzati solo in occasione di grandi match: rivedersi la meta di Henshaw a Chicago e quella di Stockdale a Dublino, in occasione dei due successi contro gli All Blacks.

ALL BLACKS – Uno dei motivi dei molti pronostici favorevoli all’Irlanda è dato dagli All Blacks. Quelli che “sono sempre favoriti” lo sono anche stavolta, ma non sembrano straripanti e inarrivabili come fino a qualche anno fa. La serie pareggiata contro i Lions nel 2017, le due sconfitte con l’Irlanda e quella casalinga contro il Sud Africa sono segnali che danno speranze agli altri. È infatti vero che i tuttineri sono sempre pieni di grandissimi talenti e campioni, ma questa nazionale non ha Richie McCaw né Dan Carter (e scusate se è poco). Probabilmente l’investitura dell’Irlanda parte da qui, dal fatto che forse (meglio ripeterlo, forse) gli All Blacks stavolta non sono di un altro pianeta. Dovendo cercare un’altra favorita, si è scelto quella più in forma in questo momento.

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Perché no

L’EMISFERO SUD – Le squadre dell’emisfero sud hanno sempre il picco in occasione dei mondiali. Spesso fra una rassegna iridata e l’altra si pensa che l’Europa abbia accorciato il gap. Poi si arriva ai mondiali e le tre grandi del sud sono di nuovo lontane. In questo caso è il Sud Africa a confermare questo percorso. La squadra allenata da Rassie Erasmus (uno conosce il rugby irlandese come pochi) è in grande ascesa e nei mesi che mancano ai mondiali migliorerà ancora. Anche Australia e Nuova Zelanda arriveranno ai mondiali al meglio. Anche perché i mondiali sono diversi da ogni altra manifestazione: i ritiri delle squadre sono lunghi e gli staff hanno tutto il tempo di migliorare molti aspetti delle squadre. E anche in questo nell’emisfero sud sono maestri.

CALENDARIO – Il sorteggio ha dato all’Irlanda un gruppo abbordabile con Scozia, Giappone, Russia e Samoa. I verdi dunque hanno buone possibilità di vincere il proprio girone. Il problema inizia dai quarti, quando si incrocerà col gruppo di Nuova Zelanda e Sud Africa. Se tutto va come da pronostico, l’Irlanda avrà il quarto con il Sud Africa. Vero che a quel punto non si può pretendere la Russia, ma Schmidt ha detto più volte che avrebbe preferito un quarto con una europea, soprattutto fisicamente. In caso di vittoria, la più probabile avversaria in semifinale è l’Australia. Ricapitolando, in 14 giorni (fra il 20 ottobre e il 2 novembre) l’Irlanda giocherebbe contro Springboks, Wallabies e probabilmente All Blacks. La rosa verrebbe decimata.

INESPERIENZA – Come scritto sopra, l’Irlanda ha una squadra piena di giovani talenti. Però, appunto, sono giovani. Solo cinque dei 14 estremi del 2015 saranno in rosa (Sexton, Murray, Earls, Henshaw e Kearney). In avanti le cose non sono molto diverse,  sei su 17 i sicuri (Best, Furlong, Henderson, O’Mahony, Toner e Jack McGrath). Forse sette se Sean O’Brien recupera, ma nemmeno il Tullow Tank è sicuro del posto. Quindi, molto talento, non altrettanta esperienza.

PANCHINA – Alcuni uomini chiave nel gioco di Schmidt non hanno sostituti all’altezza. Per esempio Rob Kearney. L’estremo è un vero allenatore in campo, leader e trascinatore. Dietro di lui c’è Jordan Larmour, un giocatore esplosivo e dal grande futuro, ma ancora lontano da Rob, soprattutto in difesa e sul gioco aereo. Stesso problema per Rory Best. Sean Cronin non è allo stesso livello tecnicamente, e la prima linea con Best perderebbe tutta la propria leadership. Nella fase finale e decisiva del mondiale, una di queste due assenze si farebbe sentire moltissimo. Anche Peter O’Mahony non ha un sostituto alla sua altezza.

PRECEDENTI – Può essere favorita per il mondiale una squadra che non è mai andata neppure in semifinale? La risposta la darà il Giappone. Tuttavia non è la prima volta che l’Irlanda arriva a un mondiale con grandissime aspettative e subisce delusioni cocenti. Il 2007 è l’esempio più chiaro: la squadra era piena di talento (BOD, O’Connell, O’Gara, Stringer, Darcy, O’Callaghan, Hayes) e preceduta da aspettative enormi. Non passò il gruppo, perse senza appello contro Argentina e Francia e rischiò perfino il ko con la Georgia. Adesso la situazione è simile: con tutto questo talento e aspettativa la semifinale è “obbligatoria”. Joe Schmidt si sta già toccando.

E l’undicesimo punto? Si chiama James Ryan ed è il sesto motivo per cui i pronostici sono condivisibili. Perché anche se appena arrivato, è uno dei migliori di sempre. Qui dicono che “ha le palle di Paul O’Connell e il talento di O’Mahony”. Pronostico secco: se l’Irlanda dovesse davvero vincere, il miglior giocatore del torneo sarà lui.

Damiano Vezzosi

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