Cinque temi fondamentali verso Inghilterra-All Blacks

Era la partita più attesa un anno fa: ora le aspettative si sono abbassate, ma resta un Test Match imperdibile

ph. Reuters

Un anno fa, di questi tempi, era la partita più attesa dell’intero quadriennio pre Coppa del Mondo. L’Inghilterra arrivava da 20 vittorie in 21 partite nei primi 24 mesi con Eddie Jones in panchina, e aveva conquistato il diritto di essere considerata la principale candidata a battere gli All Blacks in Giappone. Dallo scorso novembre, nel frattempo, le cose sono cambiate: per gli inglesi ovviamente, non per i neozelandesi.

Il 2018 ha visto retrocedere l’Inghilterra da seconda a (almeno) quarta forza mondiale dietro pure Irlanda e Sudafrica a causa delle cinque sconfitte consecutive infilate tra Sei Nazioni e Test Match di giugno, che hanno pesantemente smorzato l’hype attorno alla sfida di sabato 10 a Twickenham. Eddie Jones ha comunque dichiarato che non vede l’ora di affrontare i bi-campioni del mondo, ed è difficile dargli torto.

Ciò nonostante, ci sono molti dubbi su quanto l’Inghilterra sia effettivamente pronta per affrontare ad armi pari la Nuova Zelanda, viste le tante incognite di formazione e la recente prova non scintillante offerta contro il Sudafrica, battuto di un punto senza convincere e pure con polemiche arbitrali in coda. Dall’altra parte, gli All Blacks sanno di non poter sottovalutare un avversario capace un po’ di tutto e di non potersi presentare alla sfida contro l’Irlanda (quella sì, una finale anticipata) dopo aver esposto troppi punti deboli.

La sfida tra chi ha inventato il gioco e chi ne ha fatto un simbolo mancava a Twickenham da quattro anni: in quell’occasione, nonostante una meta pazzesca di Jonny May in apertura, vinsero gli All Blacks 22-30 riscattando la sconfitta di due anni prima per 38-21. Per avvicinarci ad una delle sfide più affascinanti di questo mese di novembre, analizziamo alcuni dei temi principali.

Un capitano è meglio di due?

Nell’ultima partita contro gli Springboks, Eddie Jones ha indicato come co-capitani della squadra Dylan Hartley e Owen Farrell. Il primo è lo storico capitano della gestione Jones, pluricriticato ma sempre confermato dal CT australiano in ogni occasione; il secondo ha sostituito Hartley quando quest’ultimo non è potuto scendere in campo in Sudafrica, ma già da prima si era distinto per le doti di leadership non solo tecnica, ma anche caratteriale.

Anche per questo, in molti sostengono che la fascia di capitano debba spettare esclusivamente al mediano d’apertura dei Saracens, che negli ultimi anni è sempre di più diventato l’anima e la guida della nazionale inglese. Secondo Mick Cleary del Telegraph, per esempio, questa fase di “co-capitanato” è solo di transizione verso quella definitiva, in cui l’unico leader effettivamente riconosciuto con la fascia sarà il 27enne Farrell, che in dote si porta già anche la responsabilità di essere l’eccezionale piazzatore della squadra.

In difesa di Beauden Barrett

Sembrerà un po’ assurdo, ma nonostante siano passati due mesi la pessima prestazione dalla piazzola di Beauden Barrett contro il Sudafrica nel Rugby Championship, uno dei fattori decisivi per la vittoria degli Springboks a Wellington, di fatto è ancora al centro dell’attenzione. Ian Foster, braccio destro di Steve Hansen nello staff tecnico, ha difeso con passione il due-volte-miglior-giocatore-del-mondo nell’ultima conferenza stampa, spazientendosi più del solito.

“Se ne discute più sui media che da altri – riporta lo Stuff – Non ho visto molti articoli da voi dicendo che ha fatto 11/12 negli ultimi tre Test Match. Ma se fa 2/6, colpendo due volte i pali, è come una calamità nazionale […] Se avete intenzione di passare tutto il giorno a frignare sul calciatore, si perde l’attenzione sull’aspetto generale del gioco. Per essere sicuri di vincere ogni minuto in una battaglia di 80 minuti, i calciatori sono parte integrante di questo e vogliamo essere i migliori al mondo, per cui stiamo lavorando duramente per farlo”.

I dubbi di Eddie Jones

Ci sono almeno due reparti che potrebbero far rigirare a lungo Eddie Jones nel letto in queste notti. Uno è la terza linea, dove l’australiano ha perso Tom Curry per tutto il mese di novembre. Il flanker classe 1998 sembrava ormai essersi guadagnato un posto da titolare in nazionale complice le sue abilità nei punti d’incontro, e ora Jones dovrà farne a meno. Che fare? A disposizione ci sono Zach Mercer e Sam Underhill: nessuno dei due è un numero 7 come Curry, ma entrambi sono giocatori talentuosi e di sicuro avvenire. Mercer è più all-rounder di Underhill, giocatore dalle spiccate qualità difensive nel placcaggio, ma ha esordito solo una settimana fa. Ci sarebbe anche Courtney Lawes, ma si tratta di un giocatore simile per caratteristiche a Brad Shields.

Sulla trequarti, le combinazioni a cui potrebbe ricorrere Jones sono molteplici. Farrell apertura o centro, innanzitutto? E poi: Ben Te’o e Slade verranno confermati dopo la prestazione opaca di sabato scorso? Alle loro spalle, intanto, scalpita un certo Manu Tuilagi, che ha smaltito l’infortunio che lo ha tenuto fuori dai 23 contro i Boks. A proposito: che possa essere arrivato il momento del ritorno di Chris Ashton? L’ala degli Sharks ha sostituito proprio Tuilagi sabato, e potrebbe essere la mossa a sorpresa di Jones al posto di Nowell, posto che né Daly né Jonny May sembrano sostituibili al momento.

SBW-Goodhue, la nuova cerniera nera

Sonny Bill Williams e Jack Goodhue dovrebbero essere i due centri titolari a Twickenham e, con tutta probabilità, pure la coppia che, secondo i media neozelandesi, condurrà gli All Blacks alla Coppa del Mondo in Giappone. I due hanno fatto le prove generali per 57 minuti nell’ultimo Test Match di giugno contro la Francia e avrebbero dovuto ritrovarsi nella sfida giocata a Pretoria contro il Sudafrica, ma poi un malanno ha tolto dai giochi Goodhue.

Se non ci saranno intoppi, questa volta toccherà di nuovo a loro. Williams ha giocato poco fin qui in stagione a causa degli infortuni e, come ammesso da Foster, sta ancora cercando la forma migliore; per gli All Blacks, tuttavia, le capacità di andare oltre la linea del vantaggio e riciclare il pallone restano troppo importanti, soprattutto nella costruzione da prima fase in mischia e in touche. Al suo fianco, Goodhue proverà a far valere il suo rugby fatto non solo di grande atletismo e corsa, ma anche di letture rapide e di movimenti non banali, in linea con i suoi predecessori. La loro era può cominciare.

Brad Shields, una partita speciale

La storia di Shields è nota: lo scorso anno, il capitano degli Hurricanes ha deciso di accettare l’offerta dei Wasps e di trasferirsi in Inghilterra, anche perché le porte degli All Blacks per lui continuavano a restare costantemente chiuse a doppia mandata. Al momento dell’annuncio, in molti avevano già indicato il potenziale percorso di Shields: esordio con i Wasps a settembre, convocazione di Eddie Jones per i Test Match (lui che ha genitori nati in Inghilterra) ed esordio in nazionale proprio contro la sua terra natale.

Il 28enne ha poi anticipato i tempi con la nazionale inglese, perché Jones lo ha voluto con sé già per i Test Match contro l’Australia, nonostante fosse ancora sotto contratto con gli Hurricanes, ma anche per lui ora è arrivato il momento della partita più simbolica. “Ci saranno delle emozioni, non lo nascondo” – ha detto a BBC Sport l’ex Under 20 dei formidabili Baby Blacks del 2011 insieme a Retallick, Taylor, Whitelock, Barrett, Naholo e Perenara.

“Nemici sul campo e migliori amici dopo: questa è la mia mentalità – ha aggiunto – Ho alcuni buoni amici nel gruppo, e sarebbe un peccato smettere di parlare con loro solo perché sto giocando per una squadra diversa. Gli Hurricanes mi hanno sostenuto nella decisione, hanno reso tutto molto più semplice e avranno sempre un posto speciale nel mio cuore. Ho preso una strada diversa e tutti mi hanno supportato”.

Daniele Pansardi

 

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