Racconti di rugby: gli scherzi di Totò e Zappò

Quando Matteo Mazzantini si trasferì a L’Aquila, Salvatore Perugini e Maurizio Zaffiri gli prepararono un’accoglienza ad hoc

salvatore perugini

Action Images/Andrew Boyers

Racconti di rugby è un blog aperto alcuni anni fa da Matteo Mazzantini, ex mediano di mischia di Benetton, L’Aquila, Rovigo, Viadana, Parma, Livorno e Nazionale, in cui ha raccolto gli episodi più interessanti vissuti lungo la sua decennale carriera da giocatore. Gli abbiamo chiesto di riprendere alcuni estratti anche su OnRugby, per cercare di mantenere il più vivo possibile il ricordo di quei momenti e l’unicità di quei racconti, come quello che leggerete di seguito.

Salvatore Perigini, detto Totò. Un bel personaggio, non c’è che dire. Lo conosco per la prima volta a L’Aquila, quando insieme a Maurizio Zaffiri vengono a prendermi a Centi Colella per portarmi all’appartamento designato e farmi fare un giro in città. Maurizio lo conoscevo già abbastanza bene, ma era la prima volta che passavo del tempo insieme a Totò.

Io avevo 22 anni ancora da compiere, loro erano di poco più giovani di me (Mazzantini è un classe 1976, Perugini e Zaffiri sono nati nel 1978, ndr). Arrivano al campo con una Lancia Thema, Zappò alla guida come un tassista e Totò dietro. Scendono, ci salutiamo molto cordialmente, facciamo due chiacchere, i dirigenti mi danno le ultime istruzioni e via, si parte. Dividerò l’appartamento con Totò e Giancarlo Verdura.

Mentre ci avviamo alla macchina, Zappò si affretta ad aprire la portiera di Totò, proprio come uno chauffeur. Guardo quella scena un po’ strana e cerco di occupare il sedile davanti, ma i ragazzi insistono per farmi salire dietro. “Stai più comodo”, mi dicono.

Partiti. Totò comincia a lodare le doti di autista di Maurizio: dice che conosce molto bene la città, sa evitare il traffico e soprattutto ha una guida docile. Mah… Mi mostrano dov’è la casa e poi mi portano in una pasticceria, dove assaggiamo alcune prelibatezze locali. Si chiacchiera piacevolmente e alla fine Totò, con aria da gran signore, va alla cassa e paga per tutti. Inutile cercare di fermarlo, è irremovibile: siamo suoi ospiti. Guardo Maurizio e lui con uno sguardo di intesa mi fa capire che è sempre così. Totò non vuole che si paghi quando siamo con lui. Un signore, non c’è che dire.

Il giro continua: la Fontana delle 99 cannelle, la Basilica di Collemaggio, il centro… Ad ogni fermata la stessa storia: un caffè, una pizzetta, una Coca-Cola per tutti. Paga sempre il boss. Ogni volta che rimontiamo in macchina lo chauffeur apre lo sportello a Salvatore e io mi siedo dietro. Ad un certo punto cominciano a farmi dei complimenti. Prima mi dicono che apprezzano come gioco, poi il fatto di avere uno stile fisico come piace a loro, soprattutto a Totò. E quindi si passa ai complimenti sul mio fisico robusto e muscoloso…

Improvvisamente mi sento toccare anche una gamb. Mi giro e il boss dice: “Che gambe forti…”. Sono decisamente perplesso, un po’ infastidito. Guardo Zappò dallo specchietto ma per lui è tutto normale. Rido, penso che stiano scherzando.

La cosa va avanti tutto il pomeriggio. Dopo un po’ chiedo apertamente di smetterla, perché la cosa non è di mio gradimento. Allora Totò ride e dice: “Dai Zappy diglielo tu, è normale fra amici avere certe confidenze…”. Guardo Maurizio e lui conferma: “Ma si Matteo, non c’è nulla di male. Sai, a Toty piace avere amici dolci da accarezzare, non ti preoccupare”. Lo dice seriamente, senza lasciar trapelare tentennamenti. Comincio ad essere preoccupato. Chiedo con decisione di essere lasciato in pace. Per un po’ fila tutto liscio. Andiamo a cena e Totò fa di nuovo lo splendido offrendo tutto.

Si torna a casa per la notte. Sono preoccupato. Appena risaliamo in macchina ricomincia la commedia, ancora più spudorata. Totò arriva addirittura ad un tentativo di abbraccio che respingo decisamente. Ora sono più che preoccupato, perché penso alla notte da solo in casa con Totò. Cazzo, è un energumeno, se fosse vero che ha certi istinti, dovrei essere pronto a tutto. Mi sto caricando come prima di una partita!

Sono teso al massimo, sono incazzato e lo dimostro in macchina. Zappò si ferma nel parcheggio di casa ma mi rifiuto di uscire. “Voi siete matti, io non ci sto!”, urlo. Scatto fuori da quella Lancia, pronto a tutto. Ormai ho perso il lume della ragione. Totò tenta un ultimo approccio, ma la mia reazione è definitiva. Sbraccio e spintono entrambi, sono pronto ad alzare le mani, forte!

Il simpatico scherzone va in porto: ci sono cascato alla grande. Ridono a crepapelle, provano a parlarmi per convincermi che era uno scherzo, ma non trovano più le mie orecchie pronte ad ascoltare. Ci vuole un po’ di tempo prima di convincermi, ma alla fine salgo a casa.

Che giornataccia. Quando sono a letto in camera mia, penso: “Ma se fosse stato vero? L’unica difesa era non farmi prendere”.
Mi alzo e chiudo la porta. A doppia mandata.

Matteo Mazzantini

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