Diego Dominguez e il rugby nelle periferie milanesi: “Un progetto per i giovani di domani”

L’ex apertura della Nazionale ci ha spiegato la sua nuova iniziativa, offrendo anche una sua opinione su franchigie e Italia

diego dominguez

ph. Antonio Cinotti

Milano, periferia nord ovest della città. Uno di quei quartieri “famosi” più per eventi negativi che fatti positivi, eppure da giovedì scorso qualcosa sembra essere cambiato: nell’oratorio Sant’Agnese di Quarto Oggiaro infatti sono arrivati la pallavolo e soprattutto il rugby.

Il merito è di un uomo come Diego Dominguez, che da quando ha smesso i panni di giocatore non si è fermato un momento arrivando in questi giorni, insieme al Cus Milano Rugby, al comune della città meneghina e al sostegno del gruppo MedioBanca a finalizzare il progetto “INSIEME”, con cui intende promuovere la pratica sportiva come fattore di aggregazione sociale e occasione di crescita per i minori appartenenti a fasce socialmente deboli e a rischio esclusione.

Nel giorno dell’inaugurazione del campo da rugby, a cui era presente anche il sindaco Sala, abbiamo incontrato Diego per farci raccontare meglio come si articola l’iniziativa: “Questo è solo l’inizio – ci dice – oggi inauguriamo la prima di tre tappe, che ci porteranno poi in altre zone di Milano, come Viale Padova e Baggio”.

“Quello che stiamo portando avanti con questo progetto è fondamentale: integrazione, educazione e formazione dei giovani. Tutte cose importantissime. Attraverso lo sport, vogliamo permettere loro di acquisire determinati valori e per farlo servono tempo, metodo, persone e strutture di livello. Se tutto funzionerà bene, poi, la catena continuerà nella sua ciclicità trovando in quelli che oggi sono i ragazzi gli educatori del domani”.

L’Italo-argentino è un fiume in piena, fa capire quanto ci tenga a questa iniziativa e quasi non si riesce a fermarlo nel suo incedere esplicativo. “Vogliamo essere una guida per chi verrà qui a giocare. Spiegargli come funziona una società, l’essere una squadra. Parole giuste e atteggiamento giusto. Questo è fondamentale per le nuove generazioni”.

“Attraverso lo sport, qualsiasi esso sia, i ragazzi possono prevenire tanti pericoli che potrebbero minare le loro vite: non ci vuole poi tanto – continua Dominguez – Un pallone, e la voglia di scendere in campo. E in più abbiamo il CUS Milano Rugby che ci aiuterà. Una società giovane ma con tradizione, legata al territorio e con tantissimi tesserati”.

“Nessuno si aspettava di arrivare a concretizzare una cosa del genere in città, e in una periferia come questa, ma l’abbiamo fatta. Per il futuro non ci vogliamo fermare comunque, ve lo dico, l’obiettivo è quello di portare impianti come questi in tutta la città sempre facendo le cose col massimo della serietà”.

Una finestra sull’Italia

Dominguez sprizza entusiasmo da tutti i pori, sa galvanizzare i presenti al campo come pochi, ha quasi convinto a mettere una tuta e ad entrare in campo anche a noi, ma prima che i ragazzi e le ragazze arrivino ad invadere meravigliosamente questo nuovo spazio sportivo riusciamo a strappargli anche qualche battuta sulla nazionale e sulle franchigie.

“Ho visto le convocazioni per il tour in Giappone e posso dirti che non sarà per nulla facile, anzi sarà durissima – esordisce il recordman di punti della Nazionale – Nel gruppo azzurro c’è una buona quantità di giovani e, a un anno dalla Coppa del Mondo, questo è molto positivo. I nipponici però vorranno fare sicuramente bella figura per lanciare l’evento che poi giocheranno in casa”.

“Rispetto alle vittorie delle franchigie – tema su cui lo stuzzichiamo portandogli il dato dei record di successi – quest’anno la cosa è stata un po’ “falsata”, ma vi spiego perchè: bisogna essere realisti, molte delle squadre top del Pro14 hanno utilizzato il campionato come un laboratorio, quindi spesso Benetton e Zebre hanno vinto contro le seconde o le terze formazioni delle altre compagini. Il colpo del Benetton a Leinster però, in casa loro, è di assoluto livello; anche perchè agli irlandesi non fa mai piacere perdere in casa”.

“Detto ciò, portare a casa delle partite è sempre positivo. Perdere continuamente fa male ai giocatori, allo staff e all’ambiente. La mentalità positiva invece può essere trasferita anche in nazionale, anche in termini di esperienza”.

Sul ruolo di mediano di apertura: “Sexton ad oggi è il numero uno al mondo, con il numero dieci sulle spalle. Anche Barrett se la gioca con lui per completezza, ma l’irlandese è ad un livello di maturità superiore”. Canna e Allan? “Ovviamente non possono essere su quel gradino, ma c’è anche un problema di formazione e di paragone con gente che gioca su quegli standard da anni”.

“Tornando ad una visione d’assieme invece sul momento della nostra Nazionale, posso dirvi che non sono critico rispetto al passato: l’era Mallett, a mio parere, è stata positiva. Ha massimizzato con i giocatori che aveva a disposizione. Certo, avere una qualità di giocatori più alta avrebbe generalmente portato a più vittorie. Sul presente invece non posso dire molto, perchè non ho seguito da vicino il lavoro di O’Shea. È sicuramente convinto di quello che dice anche perchè la formazione che ha ricevuto, essendo un prodotto del movimento irlandese, è stata sicuramente alta. Vedendo i suoi risultati e quelli che ha ottenuto l’Irlanda, non possiamo che fidarci di questo”.

Vedremo mai Diego Dominguez lavorare in federazione: “Io? non penso…”

Di Michele Cassano

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