Petrarca-Calvisano: percorsi diversi, identico destino

Con solidità e talento, i padovani continuano nella loro marcia. Per i bresciani il Paradiso si è aperto soltanto all’ottantesimo

Eccellenza calvisano petrarca

ph. Ettore Griffoni

Per la prima volta nella storia del campionato di Eccellenza, la finale del massimo torneo italiano sarà tra Petrarca e Calvisano. È il risultato di due semifinali opposte per andamento e risposte dal campo, ma anche per passione, drammaticità e coinvolgimento emotivo. Di entrambe si può dire che, in un modo o nell’altro, hanno rispettato il pronostico della vigilia, pur partendo da situazioni e prospettive non sovrapponibili. A giocarsi lo Scudetto, il prossimo 19 maggio al “Plebiscito”, saranno loro.

La forza del Petrarca

I padovani non hanno mai davvero rischiato nel corso dei 160 minuti contro le Fiamme Oro, concedendo lo stretto necessario agli avversari ma senza mai perdere davvero il controllo della partita, fatta eccezione per gli ultimi venti minuti della gara di andata.

Troppo poco, comunque, per smuovere le certezze di una squadra con tante frecce al proprio arco e ben guidata da un allenatore appena 34enne, che ha dimostrato di saper creare un ottimo amalgama tra giovani, esperti e senatori. Considerando le recenti annate del Petrarca, sicuramente più inconcludenti di quella in corso, non era così scontato.

“Ero tesissimo – ha dichiarato Andrea Marcato al Gazzettino nel post partita – Ho cercato di non farlo trasparire per non agitare i giocatori. Ci giocavamo una finale e non siamo troppo abituati a questo tipo di partite”.

“Per quasi un’ora non siamo riusciti ad esprimere il nostro gioco, abbiamo commesso troppi falli, anche se in difesa abbiamo concesso poco alle Fiamme Oro. Mi dispiace per il pubblico che non sia stata una bella partita, ma in queste occasioni conta solo il risultato”.

Al “Plebiscito” si andrà tra due settimane, il che potrebbe rendere la preparazione alla sfida finale ancor più delicata. “Intanto lunedì (oggi, ndr) andiamo tutti in piscina, poi fino a venerdì allenamenti normali e di scarico. Non so se andremo ad allenarci al Plebiscito, dal mio punto di vista non è tanto importante. Prima di affrontare il Rovigo, nell’ultima di campionato, ci siamo stati solo una volta”.

Il presidente Enrico Toffano, invece, ha riservato una dedica speciale a Giorgio Sbrocco, che del Petrarca è stato giocatore, campione d’Italia e dirigente. “Credeva in questa squadra, lo diceva in tempi non sospetti. Giorgio aveva il Petrarca nel cuore, ha lavorato per noi per tantissimi anni e in questo momento di gioia, il mio pensiero va a lui che aveva previsto il nostro cammino”.

Il destino del Calvisano

Il pathos delle semifinali tra Rovigo e Calvisano è rimasto comunque ineguagliabile. Se nell’andata del “Battaglini” le emozioni erano state comprensibilmente smorzate dal brutto spettacolo offerto dalle due squadre, al PataStadium è andata in scena una gara con tanti capovolgimenti di fronte ma allo stesso tempo anche elettrica e frizzante al punto giusto.

Alla vigilia, si credeva che una partita a ritmi e velocità più sostenute fosse maggiormente nelle corde del Calvisano, ma così non è stato. I campioni d’Italia hanno dovuto fare i conti con l’eccellente difesa del Rovigo – dura, molto dura, a volte anche troppo – e con la maggiore effervescenza della squadra rodigina, guidata non solo da degli avanti come di consueto di grande impatto.

A salvare i bresciani, alla fine, è stato Juan Novillo, tanto incostante nell’ultimo periodo quanto lucido e fenomenale nel piazzare in mezzo ai pali un difficile drop a tempo scaduto. È difficile dire se i bresciani siano stati realmente la miglior squadra sul doppio confronto, ma in certi casi, in effetti, conta solo vincere.

E Massimo Brunello, nel post partita, può essere soltanto contento della terza finale raggiunta in tre anni. “Lo sono per i ragazzi: dopo una stagione come questa, segnata dagli infortuni, dallo scivolone con la Lazio che ci ha fatto perdere il primo posto in classifica, ci siamo giocati due semifinali così, punto a punto, contro un grandissimo avversario – ha dichiarato al Giornale di Brescia – Calvisano ha una squadra con gente che si è giocata quattro finali in quattro anni e vuole giocarsi anche la quinta. Ho visto una squadra matura, fredda, che non si è persa nelle difficoltà”.

Più enfatico Alberto Chiesa, che traccia una linea del destino calvina: “Quel drop è il disegno della nostra stagione: possiamo giocare male ma quando vogliamo conquistare il risultato ci riusciamo sempre – ha dichiarato il trequarti a Brescia Oggi – Poi è da una settimana che, alla fine di ogni allenamento, Casilio e Novillo provano quel drop, si vede che era destino finisse così”.

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