Il caos delle qualificazioni mondiali, spiegato bene

O quantomeno un tentativo, visto che per adesso la confusione regna sovrana

rugby world cup 2019

ph. World Rugby via Getty Images

Il rugby di seconda fascia è stato gettato nello scompiglio durante le ultime due settimane da una serie di accadimenti che hanno a che vedere con le partite di qualificazione alla Rugby World Cup 2019 in Giappone.

In principio fu Belgio-Spagna. Come ormai noto a tutti, fin dal fischio finale del match di Rugby Europe Championship è stata messa in discussione l’imparzialità del fischietto rumeno del match, Vlad Iordachescu.

Una vittoria della Spagna in Belgio, assai probabile alla vigilia, avrebbe sancito la qualificazione diretta degli iberici alla coppa del mondo nipponica, risultato storico e sorprendente ottenuto grazie a una precedente vittoria proprio contro la Romania, condannando quest’ultima a passare per il complesso meccanismo del ripescaggio.

L’episodio ha destato grande scandalo soprattutto vista la richiesta della Spagna, avvenuta settimane prima della partita, di sostituire l’arbitro del match per l’evidente conflitto di interessi. Rugby Europe, la cui presidenza è di nazionalità rumena, ha però rifiutato di agire in tal senso ed ha mantenuto la designazione di Iordachescu e dei suoi assistenti.

La Spagna ha ufficialmente presentato un ricorso per la partita in oggetto, e non è da eliminare l’ipotesi che la partita possa essere rigiocata, anche sulla base di precise norme di World Rugby, la federazione internazionale. Una decisione in merito da parte di Rugby Europe è attesa per domani, giovedì 29 marzo.

Una decisione piuttosto urgente visto che il primo step del ripescaggio è programmato per il prossimo quattro aprile, quando il Portogallo attenderà la seconda classificata delle qualificazioni mondiali europee.

Ma non è detto che sia una fra Spagna e Romania a qualificarsi direttamente alla coppa del mondo, o ad andare a disputare la partita con il Portogallo. Anzi, potrebbero essere Russia e Germania le uniche due squadre nazionali a non essere escluse dal processo di qualificazione.

Il caso Tahiti 

In settimana è stata resa pubblica la squalifica di Tahiti dalle qualificazioni mondiali, dopo che la squadra aveva battuto le Isole Cook lo scorso agosto schierando un giocatore non eleggibile. World Rugby ha quindi sanzionato il caso provvedendo a ribaltare il risultato e a consegnare alle Isole Cook il diritto a partecipare al play-off con la vincente dell’Asia Rugby Championship, valido per qualificarsi al torneo di ripescaggio finale al mondiale.

Il caso Tahiti ha quindi acceso i riflettori sulla questione della eleggibilità dei giocatori, suscitando un vespaio di accuse e controaccuse soprattutto in campo europeo, dove pare che le squadre del Rugby Europe Championship non abbiano proprio agito in maniera inappuntabile.

Lo scorso fine settimana Pablo Lemoine, head coach uruguaiano della Germania, ha rivelato in diretta TV a una trasmissione sportiva di Montevideo che il Belgio avrebbe schierato in campo un giocatore ineleggibile, e che la Germania avrebbe fatto ricorso. Si tratta di Victor Paquet, tallonatore di riserva che ha esordito proprio contro la Germania al Rugby Europe Championship di quest’anno, senza disputare altre partite.

Paquet era peraltro fra i convocati nel famigerato match fra Belgio e Spagna, avvenuto due settimane dopo, ma è stato estromesso dalla formazione titolare poco prima del fischio d’inizio, probabilmente perché lo staff belga ha realizzato della sua mancata eleggibilità.

In questo caso, World Rugby dovrebbe limitarsi a una multa o al ribaltamento, come nel caso precedente, del singolo risultato, che non avrebbe alcun tipo di effetto sulla classifica del torneo. Lo avrebbe, però, se ci fosse una doppia decisione: rigiocare la partita con la Spagna e dare persa la partita con la Germania, che comporterebbe la seria possibilità per il Belgio di retrocedere dalla prima divisione di Rugby Europe.

E’ stata però ventilata come possibile anche l’opzione che il Belgio venga direttamente squalificato dalla competizione, perdendo a tavolino tutte le partite e regalando, almeno in teoria, la qualificazione alla Spagna.

La Romania e la Spagna

In seguito ai casi di Belgio e Tahiti, si è scatenata la caccia all’ineleggibile. Il primo risultato è stato il reclamo della Russia a Rugby Europe nei confronti della Romania, rea di aver schierato Sione Faka’osilea, titolare in sei delle otto partite disputate fra il 2017 e il 2018 valevoli per la qualificazione ai mondiali e coincidenti con il Rugby Europe Championship.

Il caso di Faka’osilea è particolarmente complesso: il centro di origine tongana gioca nel Baia Mare, formazione del massimo campionato rumeno, dal febbraio 2014. Ha debuttato con la nazionale rumena nel marzo 2017, concludendo così i suoi tre anni di residenza necessari per l’equiparazione.

Faka’osilea non ha mai rappresentato Tonga nel rugby union, sebbene sia stato convocato nella nazionale di rugby league del suo paese natale. Il problema è che ha rappresentato Tonga nel rugby a sette, e in particolare nelle HSBC Sevens Series nel 2012-2013. Le nazionali a sette sono infatti considerate vincolanti per l’eleggibilità di un giocatore.

Il grave errore da parte dello staff dirigenziale rumeno potrebbe quindi finire per compromettere la qualificazione della Romania alla coppa del mondo del prossimo anno, ancor prima che sia necessario rigiocare o rivedere il risultato di Belgio-Spagna.

Ma attenzione, nemmeno la Spagna può dirsi salva. Sebbene per il momento non ci siano inchieste ufficiali né nessuna richiesta di spiegazioni da parte di altre nazionali, due giocatori spagnoli potrebbero essere stati ripetutamente schierati dai Leones senza che ne avessero i requisiti.

Si tratta di Thibaut Visensang e Mathieu Bélie, entrambi ex under-20 della nazionale francese. Com’è noto, l’eleggibilità di un giocatore viene vincolata dalla militanza nella nazionale maggiore e nel next senior side, secondo la lettera del regolamento, cioè nella seconda squadra nazionale indicata da ogni federazione come vincolante. Per la Francia l’under-20 rappresentava, al momento della militanza dei due, la seconda squadra vincolante.

Fino al 2014, per essere definitivamente vincolato, un giocatore doveva però disputare almeno una partita contro un’altra squadra vincolante. Per questo motivo Visensang, che ha disputato 6 partite con la under-20 francese nel 2011 senza mai incontrare il Galles, unica altra nazionale ad aver indicato come vincolante la propria nazionale giovanile, dovrebbe essere considerato eleggibile.

La direttiva di World Rugby del 2014, secondo cui i giocatori di ogni squadra che partecipi ai Junior World Championship, ai Junior Rugby Trophy e ai Sei Nazioni under-20 sono vincolati, non è infatti considerata retroattiva.

Diverso il discorso per Bèlie. Il mediano di apertura ha invece disputato la partita fra Francia under-20 e pari età gallesi al Junior World Championship del 2011. L’unica scappatoia, nel suo caso, potrebbe essere che, in occasione del match di oramai otto anni fa, lo staff francese non abbia avvertito Bèlie che scendere in campo in quell’occasione lo avrebbe vincolato ad essere eleggibile soltanto per la Francia.

Il caos regna sovrano

A una settimana dal previsto play-off con il Portogallo la situazione è più caotica che mai. Potenzialmente, Russia e Germania potrebbero essere le squadre a continuare il percorso di qualificazione in quanto uniche squadre a non aver infranto regole di eleggibilità. Il colmo, se si pensa che sono la quarta e sesta squadra classificate al Rugby Europe Championship di quest’anno.

World Rugby affronta una settimana dura, forse come mai successo prima, dove la sua credibilità e integrità è in gioco e potrebbe essere oggetto di forti critiche. Dopo la squalifica di Tahiti, la federazione internazionale è ora chiamata a giudicare l’arbitraggio di Belgio-Spagna, con annesso il comportamento dei giocatori spagnoli, l’ineleggibilità di un giocatore belga in una partita e quella di un giocatore rumeno in diverse circostanze. Senza poter ovviamente chiudere un occhio sulla questione spagnola.

In questo caos certamente emergono due questioni dalle quali non ci si può più nascondere: la credibilità di una istituzione come Rugby Europe, che permette l’accadimento di questa infinita serie di errori e disattenzioni, è sgretolata e praticamente impossibile da ricostruire; la questione dell’eleggibilità è eccessivamente complessa e sfaccettata, e World Rugby deve intervenire per semplificare al massimo la vita delle federazioni, soprattutto quelle più piccole e ancora confinate nell’amatorialismo.

Quello che è certo è che non sarà facile dimenticare che la qualificazione all’evento più importante per l’intero mondo ovale è condizionato da una mancanza di serietà e credibilità alla quale è assolutamente necessario porre un freno, tornando a far valere prima di tutto i risultati sul campo.

 

Lorenzo Calamai

 

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