Sei Nazioni: quanto pesa il fattore campo?

Uno sguardo all’incidenza sul torneo, in termini percentuali, dei successi casalinghi, quadriennio per quadriennio

ph. Sebastiano Pessina

Il Sei Nazioni 2018, recentemente andato in archivio, ha confermato con vigore un trend sempre più chiaro nel corso delle ultime annate del prestigioso torneo: vincere in trasferta è estremamente complesso.

Ce ne siamo resi conto in modo lampante proprio in queste settimane di gare, caratterizzate da un’incidenza notevolissima del “fattore campo”. Delle 15 sfide disputate nell’edizione conclusasi sabato, addirittura 11 sono state vinte dai rispettivi padroni di casa, a fronte di appena 4 successi esterni. Statistica che assume ancor più valore se si pensa che solamente 2 delle gare vinte dalla selezione in trasferta hanno presentato, al fischio finale dell’arbitro, scarti nel punteggio superiori a 2 punti (Inghilterra a Roma, ed Irlanda a Londra)

Per darvi un’idea chiara dello sviluppo dell’incidenza percentuale delle vittorie casalinghe nel corso dei 19 anni del torneo, abbiamo scorporato la sua storia in periodi temporali da 4 anni (più un triennio, l’ultimo, per ragioni aritmetiche). Prendendo in esame le edizioni dal 2000 al 2003, le prime dall’ingresso nella competizione della Nazionale azzurra, le vittorie interne furono 35, a fronte di 60 gare giocate (58,3%). Dato che cresce leggermente considerando i due quadrienni successivi (’04-’07 e ’08-’11), quando si ebbero, in entrambi i casi, 37 successi tra le mure amiche, sempre su un monte gare di 60 (61,6%). Tra il ’12 ed il ’15, invece, arrivarono solamente 34 vittorie per la squadra di casa (56,6%). Un andazzo, tutto sommato, abbastanza lineare, caratterizzato da percentuali, settore temporale per settore temporale, mai particolarmente distanti dalla percentuale media di vittorie interne dei primi 16 anni della competizione (59,6%).

La musica è cambiata nettamente a partire dall’edizione 2016 in poi. Nelle ultime 3 stagioni, infatti, è sempre stata raggiunta la doppia cifra relativamente al dato in esame. Inoltre, sia nel 2017 che nel 2018 si è eguagliato il record di successi casalinghi su singolo torneo (11), quota raggiunta, in precedenza, solo in un’altra occasione (2004). La percentuale del triennio appena terminato, dunque, è elevatissima, arrivando a sfondare la barriera del 70 (71,1%, per la precisione). Un dato estremamente distante da quello medio complessivo (61,4%), che ci costringe a fare una riflessione sul perché sia diventato così complesso portar via scalpi con costanza.

La chiave di lettura, molto probabilmente, si può trovare nel quinto posto dell’Inghilterra nel Sei Nazioni di quest’anno (o in quello gallese del 2017). Il fatto che la squadra in seconda piazza del ranking mondiale abbia chiuso in penultima posizione è un indicatore forte di come il livello medio del torneo si sia alzato in modo impetuoso, e potrebbe crescere ulteriormente se l’Italia riuscisse a riproporre a livello internazionale quanto visto recentemente con le franchigie. Con cinque squadre dal valore simile (ed una che sembra poter intraprendere un percorso brillante a breve), dunque, per riuscire ad imporsi lontano dal pubblico amico, una selezione ha sempre più la necessità di proporre una prestazione quasi perfetta, senza troppe sbavature, altrimenti il proprio destino (nefasto) è segnato.

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