In Francia nessuno vuole far parte dello staff tecnico della nazionale

Finora la Federazione ha collezionato soltanto rifiuti eccellenti

ph. Jason O’Brien /Action Images

La brusca separazione con Guy Novès non ha certamente portato una ventata d’aria fresca sulla Francia. Attorno alla nazionale transalpina permane un’atmosfera quantomai torbida e un clima di preoccupante incertezza per l’imminente futuro, nonostante l’ufficialità di Jacques Brunel come nuovo Commissario Tecnico. L’ex selezionatore dell’Italia è il centro di gravità del nuovo corso francese, voluto fortemente dal numero uno della FFR Bernard Laporte, ma all’interno del movimento nessuno sembra volerlo seguire nella difficile avventura alla guida dei Bleus.

Sono già diversi, infatti, gli allenatori di Top 14 che hanno rispedito indietro al mittente la proposta di affiancare Brunel in panchina, nel ruolo di assistant coach. L’Equipe ha definito la situazione “inquietante” e ha riassunto tutti i rifiuti illustri collezionati fin qui dalla Federazione, a partire dall’head coach di La Rochelle, Patrice Collazo. Il 43enne ha usato parole molto dure nello spiegare perché ha declinato ogni offerta: “Una delle cose più importanti per me è il rispetto per le persone e le istituzioni. Oggi non lo sento”. Parlando del precedente staff tecnico, Collazo ha puntualizzato come non venissero rispettate fino in fondo. “È qualcosa che mi gonfia profondamente. Automaticamente, questo mette le persone al riparo nei propri club, dove rispettiamo uomini e istituzioni”.

Laporte ha provato a convincere anche Pierre Mignoni, coach del Lione neopomosso e rivelazione del massimo campionato francese quest’anno. Mignoni è uno dei tecnici più apprezzati in Francia, ma il 40enne ha categoricamente fatto capire che non è nelle sue intenzioni lasciare l’Olympique a stagione in corso. Lo stesso ragionamento è valso per Franck Azéma, coach del Clermont che ha riportato il titolo nazionale nell’Auvergne dopo sette anni. “È complicato per un manager – ha dichiarato il tecnico – Le cose a metà strada non mi interessano. Non mi vedo ad andare via durante il torneo, è difficile padroneggiare il doppio ruolo quando sei in un club. Non me la sento di aggregarmi ora alla nazionale”.

I media transalpini, nelle scorse settimane, avevano invece dato per certo l’approdo di Fabien Galthié al fianco di Brunel, ma nemmeno l’attuale capo allenatore del Tolone accetterà l’incarico. “Attualmente, è inconcepibile. Siamo allenatori di club. Il carico di lavoro e la pressione giornaliera non ci permettono di fare altro”. L’unico tra i grandi head coach francesi ad aver cambiato a stagione in corso il proprio lavoro, insomma, è stato proprio Jacques Brunel. Che, ad una settimana dall’annuncio ufficiale, per il momento può contare soltanto su Sébastien Bruno, assistente di Mignoni a Lione. Al Sei Nazioni, invece, manca appena un mese. Non gli auspici migliori per chi (Brunel) vorrebbe vincere da subito il torneo. Lo stesso CT, tuttavia, sembra essere consapevole delle difficoltà: “Ci sono delle sinergie che non riusciamo a definire – ha dichiarato di recente – Non riusciamo a creare un’adesione forte intorno al nostro progetto”.

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