Profondità e solidità mentale: Conor O’Shea verso il Sei Nazioni 2018

Il CT dell’Italia ha parlato dopo le convocazioni per il primo raduno dell’anno

conor o'shea

ph. Sebastiano Pessina

Per Conor O’Shea, allargare il bacino dei giocatori da cui attingere per costruire l’Italia è sempre stata una delle sue priorità, dal momento del suo insediamento nel 2016. Con le convocazioni per il raduno pre Sei Nazioni, il CT irlandese ha continuato a seguire questo princìpio, la cui applicazione non è circoscritta soltanto all’ingresso dei nuovi (Polledri, Riccioni, Traorè) ma anche alla chiamata di alcuni Azzurri già visti in passato (in questo caso Bisegni, ma era già successo nelle precedenti finestre).  “L’aspetto eccitante in questo gruppo è il numero di opzioni che stiamo sviluppando e le scelte che ora abbiamo a disposizione – ha dichiarato O’Shea – Dobbiamo continuare a costruire la profondità e siamo consapevoli di dover migliorare, ma abbiamo compiuto progressi importanti rispetto a un anno fa”. Il CT inoltre ha potuto contare sui tanti ritorni da infortuni: Zanni, Quaglio, Mbandà, Biagi, Allan…

Risultati e avversari

La dicotomia risultato-prestazione è sempre una delle discussioni centrali nello O’Shea-pensiero. “Sono consapevole che saremo giudicati sulla base dei risultati, ma sappiamo bene tutti del livello di gioco con cui andremo a confrontarci e delle sfide che ci attendono in ogni partita – spiega il tecnico – a cominciare dall’affrontare la seconda e la terza squadra del ranking mondiale nell’arco di sei giorni nelle prime due giornate (Inghilterra e Irlanda). Se come Federazione continueremo a crescere e sviluppare i nostri giocatori il sistema ed i processi come stiamo facendo continueremo a ridurre il gap con le altre Nazioni”. La fiducia nel suo gruppo è piena: “Solo un gruppo di giocatori e uno staff con la mentalità giusta può affrontare gli appuntamenti che ci aspettano: siamo pronti a farlo”.

Focus sulla prestazione, dunque, ma “ci prepareremo a prendere qualche rischio, nei mesi a venire, per trasformare il possesso in punti. Abbiamo messo le fondamenta per progredire e anche se le sfide del 6 Nazioni saranno difficili lo sport è fondato sulla sfida e sulla solidità mentale”.

La squadra

O’Shea ha parlato anche di alcuni esclusi che “saranno dispiaciuti per non essere stati selezionati, ma potranno rientrare nel corso del 6 Nazioni”. Sui due invitati, Marco Riccioni e Cherif Traorè: “Li abbiamo chiamati per poterli vedere e lavorare più a stretto contatto con loro e capire a che punto sono del proprio processo di maturazione. È un principio che andremo ad applicare nuovamente in futuro ma che non indica in alcun modo quale sia oggi la loro posizione all’interno delle gerarchie di selezione”.

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