Dalle Zebre alle Zebre, via Tolone: intervista ad Edoardo Padovani

L’esperienza in Francia, il ritorno in Italia e la voglia di tornare in azzurro. L’estremo si racconta

ph. Luca Sighinolfi

È tornato a Parma per provare a riprendersi tutto: la maglia da titolare delle Zebre e l’azzurro. È un Edoardo Padovani un po’ taciturno, eppure quando racconta le esperienze vissute nell’ultimo anno fra Parma e Tolone non ha paura di nascondersi. Il rientro nel Pro14 e l’idea di guadagnarsi la convocazione con l’Italia per il prossimo Sei Nazioni lo aspettano. Prima però ha voluto raccontare ad OnRugby le sue sensazioni, in questa intervista.

Come è nata l’opportunità di approdare in club di prestigio come Tolone?
L’opportunità credo sia nata da una serie di vicende che hanno visto Goromaru essere in scadenza di contratto e Halfpenny non rinnovare il suo accordo con il club, così sono arrivato in Francia. Ero deciso ad andare a Tolone, nonostante tutto.

Allenarti a quel livello e con quei giocatori, nonostante tu abbia giocato poco, ti avrà comunque insegnato tanto. Qual è l’aspetto tecnico o caratteriale nel quale ti senti più migliorato?
Dal punto di vista tecnico ho messo nel mio bagaglio tanti piccoli aggiustamenti, a cui magari prima non facevo caso. Si lavora in tutto sui dettagli e poi ti accorgi di questo quando te lo ritrovi: dalla presa al volo alla velocità.
Dal punto di vista caratteriale invece, posso dirti di essere in campo una persona che non parla tanto. Il mio modello a Tolone è stato Vincent Clerc.

C’è qualche rimpianto da parte tua, nel complesso di questa esperienza all’estero? Qualcuno ha comparato la tua esperienza a quella di Campagnaro ad Exeter: pensi possano esserci dei punti di contatto?
Sono andato via da Tolone senza rimpianti. Mi alzavo dal letto tutte le mattine pensando che fosse un peccato non dare tutto. A differenza di quello anglosassone, dove ci sono anche le “seconde squadre” per rimanere ad un buon livello e continuare ad acquisire esperienza, magari il sistema francese ti penalizza un po’ di più. Ma ormai quel che stato è stato.

Ma parliamo ora del tuo ritorno in Italia: è poco che sei arrivato alle Zebre e quando te n’eri andato di certo la situazione societaria e tecnica, purtroppo, non era quella odierna. Come hai trovato il club e che idea ti sei fatto di Bradley?
All’interno del club, la passione per questo sport e la voglia di stare insieme fra compagni di squadra sono due cose che non sono mai mancate. Ora però c’è anche più struttura ed organizzazione rispetto al passato.
Di Bradley invece posso dire che è una persona molto pacata e che, secondo me, di rugby ne sa tanto.

Focalizzandosi strettamente sui temi di campo il Padovani di oggi arriva in un meccanismo rodato, soprattutto nei trequarti, dove all’inizio potresti partire un po’ indietro nelle gerarchie, in particolar modo da estremo. È possibile quindi vederti schierato in altri ruoli?
È chiaro che sono un giocatore nuovl del gruppo e devo guadagnarmi il posto. Come ruolo, quello in cui vorrei continuare a giocare è l’estremo. In situazioni di necessità, se ce ne sarà bisogno, darò il mio contributo anche come mediano di apertura.

I tuoi compagni sono incappati in due sconfitte nei derby contro il Benetton Treviso: che idee ti sei fatto delle due partite e del momento attuale delle Zebre?
In questo momento quello che produciamo in campo non riflette i nostri risultati. È chiaro che per i ragazzi è molto frustrante. Credo comunque che questa sia la strada giusta, nel sistema di gioco si vedono movimento e divertimento. Relativamente alle due partite giocate contro Treviso, posso dirti che loro sono stati più bravi e cinici a gestire le situazioni che durante la partita gli si sono presentate. Nella seconda partita, in particolare, il possesso e il territorio non sono bastati per portare a casa la partita.

Capitolo azzurro: sei stato nel gruppo della nazionale a novembre, senza però accumulare minuti e venendo rilasciato in anticipo da O’Shea. A che punto pensi di essere per ritrovare dapprima il campo e poi la convocazione?
È palese che mi servano minuti, ma da qui all’inizio del Sei Nazioni le chance sono poche. A livello fisico comunque mi sento pronto. Spero di giocare il più possibile e quella di rientrare in azzurro nel secondo blocco del torneo potrebbe essere un’eventualità.

In questo momento la nazionale, con le eccezioni di capitan Parisse e Leonardo Ghiraldini oltre a qualche altro giocatore più esperto, ha un gruppo piuttosto giovane e con pochi caps sulle spalle ma che sta creando concorrenza in tutti i ruoli. Tu e gli altri come vivete la cosa?
Secondo me questa è un’ottima cosa perchè tutti i giocatori hanno fame e vogliono la maglia. Si respira l’aria di una concorrenza sana ed il clima che si è instaurato è disteso e ottimo per lavorare. Certo in vista del Sei Nazioni non sarà facile: giochiamo sempre con le migliori cinque formazioni dell’Emisfero Nord. La partita contro la Francia però potrebbe essere quella più abbordabile.

di Michele Cassano

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