Guida ai Test Match 2017: le cose da sapere sul mese di novembre (seconda parte)

La Redazione di On Rugby si è riunita per rispondere ad alcune domande fondamentali. Ecco le ultime quattro

ph. Sebastiano Pessina

ph. Sebastiano Pessina

Novembre è un mese speciale. Per forza di cose, visti gli orari e la vicinanza geografica, i test match di fine anno hanno un impatto notevolmente diverso sul nostro immaginario rispetto alla finestra internazionale estiva, sicuramente più intenso anche solo a livello di immagine e di sensazioni. Del resto l’autunno è un po’ la stagione rugbistica per antonomasia: non solo perché le condizioni meteorologiche rievocano in noi scene epiche e battaglie campali, volendo cavalcare un po’ i noti stereotipi, ma anche perché l’autunno è la stagione più colorata che ci sia. E il rugby è uno sport molto colorato e ricco di tante sfaccettature, come le tonalità che la natura ci regala in queste settimane attraverso alcuni scorci stupendi. Pensate solo agli uomini di mischia e ai trequarti: più diversità di così… Tornando ai test match, la Redazione di On Rugby si è eccezionalmente riunita in sessione plenaria per discutere delle prossime tre intense settimane, rispondendo a otto domande. Qui ci sono le prime quattro, mentre oggi vi proponiamo le altre.

 

 

5. La Francia sfiderà due volte gli All Blacks, squadra contro cui spesso si esalta. Cosa aspettarsi dopo un giugno negativo?

Lorenzo Calamai
Purtroppo la Francia è falcidiata dagli infortuni e affronta un calendario tostissimo. Sarà molto difficile per loro riuscire a guadagnare fiducia, che alla fine è ciò di cui più avrebbero bisogno. Essenziale sarà vedere i frutti del lavoro di Novès, e dei passi in avanti dal punto di vista del gioco prima ancora che del risultato.

Daniele Pansardi
Guy Noves dovrà sperare in prestazioni superlative dei suoi uomini chiave: Guirado, Gourdon, Picamoles, Dupont (il ragazzino è davvero forte) e Bastareud, tornato in Nazionale dopo due anni. Non è una squadra fenomenale, a parte per i mediani di mischia (in panchina c’è un certo Serin), ma può impensierire gli All Blacks e prendersi la rivincita sul Sudafrica.

 

 

Michele Cassano
Sul movimento transalpino, in generale, aleggia un alone di confusione piuttosto grande e credo che anche la nazionale ne stia risentendo. Le assenze poi di certo non aiuteranno. Novès da giugno in poi ha spesso parlato di giocatori che devono dare di più ed essere motivati, questo novembre potrà essere un’occasione spartiacque per capire su quali elementi provare a fondare il gruppo che nei prossimi due anni dovrà mettere nel mirino l’obiettivo della World Cup 2019, indifferentemente da un avversario come gli All Blacks.

Damiano Vezzosi
Vero che la Francia si esalta, ma la differenza fra le due squadre in questo momento sembra troppa. Una vittoria francese sugli All Blacks quest’anno sarebbe più sorprendente di quella dell’Irlanda 12 mesi fa.

Matteo Viscardi
La Francia attuale, con tutti i limiti del caso, mi ricorda molto l’Italia media di calcio. Ovvero una squadra in grado di adattarsi al livello dell’avversario. Ecco perché, visto anche il precedente equilibrato dell’anno scorso, non mi sorprenderei troppo se, almeno a Parigi, dovesse uscire una gara con un distacco non esagerato tra le due contendenti, pur con solida vittoria AB.

 

 

6. L’Italia parte favorita solo contro le Fiji probabilmente. Potrà ambire a qualcosa di più contro Argentina e Sudafrica?

Matteo V.
Con un Sudafrica tornato a livelli consoni alla propria tradizione, le speranze reali di gloria azzurra (anche se mai porsi limiti a prescindere) si limitano ai primi due confronti. Le Fiji hanno una trequarti debordante, individualità di spessore anche in seconda e terza linea, ma peccano in “struttura complessiva”, ed hanno avuto poco tempo per preparare la gara di Catania. “Struttura” che, invece, è storicamente la forza dell’Argentina. Anche se i Pumas arrivano da un Championship al di sotto delle aspettative, la qualità media nella rosa di Hourcade resta di valore superiore alla nostra. Il fattore campo porta quasi in equilibrio il confronto, ma i sudamericani partono con il 51 percento di chance di vittoria.

Matteo Mangiarotti
L’Italia parte come underdog contro tutte le tre avversarie e a mio parere deve essere convinta di questo, per mettere in campo sempre la miglior prestazione possibile. Le Fiji hanno già regalato un dispiacere alla Scozia in estate e se verranno affrontate sottogamba – un “peccato capitale” che gli Azzurri non possono permettersi di commettere – potrebbero essere letali. Attenzione a Nakarawa, una delle migliori seconde linee al mondo cresciuto esponenzialmente sotto la guida di Townsend a Glasgow.

Michele
L’Italia, quando è partita con i favori del pronostico, non ha quasi mai fatto bene, come dimostra il precedente con Tonga a Padova dell’anno scorso, ma con Fiji – nonostante l’ottimo momento della compagine isolana – è innegabile che debba cercare una vittoria che “lancerebbe” gli azzurri verso quello che, secondo me, può essere il vero target del mese di novembre: battere l’Argentina a Firenze. Contro il Sudafrica, infine, penso che il gruppo di O’Shea proverà a mettere in campo tutto quello che ha, sia a livello tecnico e fisico, per misurarsi contro una formazione di alto lignaggio con l’obiettivo di rimanere in partita il più a lungo possibile.

Lorenzo
La mia opinione è che l’Italia dovrebbe mettere nel mirino l’Argentina, nella partita di Firenze. La partita di Catania è un terno al lotto: non sai mai cosa aspettarti dagli isolani. Le Fiji inoltre stanno attraversando un ottimo periodo e non saranno un avversario facile. A Firenze invece sappiamo cosa aspettarci, e i punti di forza e di debolezza dell’Argentina si abbinano bene con quanto la nostra Nazionale può essere capace di mettere in mostra

Damiano
Il buon inizio di PRO 14 deve trovare riscontro nelle prestazioni e nei risultati della nazionale. Contro le Fiji deve arrivare la vittoria e contro questa Argentina in un momento difficile questa Italia deve come minimo giocarsela per 80 minuti. Il Sudafrica è rinato e vuole vendicarsi, probabilmente ci sarà poco da fare. Dovessimo batterlo un’altra volta – questa volta – la statua a Conor O’Shea sarebbe obbligatoria.

 

7. La Scozia si candida per un’altra stagione esaltante, visto anche il rendimento delle franchigie.

Matteo M.
Vern Cotter è arrivato nel 2014 trovando un gruppo di giocatori e ha lasciato una squadra. Townsend, a mio parere, è l’uomo giusto per far compiere alla Scozia il salto di qualità – come ha fatto coi Glasgow Warriors – ma ha bisogno di tempo e di lavorare con calma. Il successo raccolto contro l’Australia in estate aveva illuso un pò tutti, la sconfitta contro le Fiji a Suva ha ricordato ai Dark Blues che non possono mai permettersi dei cali di tensione. Elementi come Finn Russell, Stuart Hogg, Tommy Seymour, John Barclay, WP Nel e Jonny Gray – solo per citarne alcuni – garantiscono qualità e quantità. McInally avrà sulle spalle il peso della prima linea, dopo l’ultimo forfait di Ross Ford, mentre Magnus Bradbury è stato “perdonato” dopo l’incidente “alcolico” che gli è costato un mese di stop e il ruolo di capitano a Edimburgo ed è pronto a giocarsi il suo posto in squadra. Due successi (contro Samoa e Wallabies, ma sarà durissima) e una prova “gagliarda” contro gli All Blacks per poter definire l’autunno scozzese soddisfacente.

Daniele
Come ho già detto nell’articolo di ieri, la Scozia potrebbe rivelarsi anche l’unica squadra a poter mettere realmente in difficoltà gli All Blacks. Ha la velocità d’esecuzione, il talento e la ferocia nel breakdown giuste per farlo, mentre contro l’Australia potrebbe arrivare – perché no – la seconda vittoria su due in un anno. Si capisce che ho molte aspettative su questa squadra?

Lorenzo
Non solo. La Scozia sta facendo un lavoro molto interessante di allargamento della rosa della nazionale, inserendo volti nuovi e talenti intriganti: ci saranno 10 esordienti, e anche se Townsend ha detto di non volersi prendere troppi rischi, mi aspetto di vederne diversi all’opera durante tutto novembre.

Michele
La Scozia di Townsend me la attendo pronta ad un ulteriore step di crescita. Le franchigie stanno lavorando bene nel Pro14 e dopo la gestione Cotter, il timone del tecnico in carica da pochi mesi in nazionale mi sembra quello giusto per arrivare a compiere una nuova ascesa. La scelta di convocare 10 uncapped potrebbe essere anche rischiosa, ma la volontà di allargare il serbatoio è chiara. Questo novembre, se dovesse chiudersi con un bilancio positivo, potrebbe lanciare i “Braveheart” verso un Sei Nazioni 2018 da protagonisti; in caso contrario vi sarebbe qualcosa da rivedere ma non in senso totalmente negativo.

Damiano
Samoa, All Blacks e Australia. Ci mancavano gli Springboks e solo una sfida alle altre cinque squadre del 6 Nazioni e poi il programma era completo. Fossi stata la federazione scozzese, vista appunto la crescita dello sport, avrei cercato in tutti i modi un calendario meno impossibile. Una seconda vittoria oltre a quella contro Samoa dovrebbe preoccupare tutte le prossime avversarie, Italia per prima.

 

 

8. Su quale giocatore dell’Italia riponete le maggiori aspettative?

Daniele
Confido in Braam Steyn. Il sudafricano è notevolmente migliorato rispetto all’ultima stagione e ha bisogno di riscattarsi in maglia azzurra, dopo le brutte prestazioni nel Sei Nazioni e nel tour di giugno. Avrei potuto dire Simone Ferrari, ma su di lui non ho quasi più aspettative: sta già dimostrando di essere davvero forte.

Lorenzo
Leonardo Sarto è una sicurezza per questa nazionale. Giocando nella miglior squadre del Pro14 e avendogli visto fare ottime cose in questo inizio stagione, mi aspetto un novembre dove brilli anche in maglia azzurra.

Matteo M.
Ian McKinley. Ha tutte le carte in regola per esordire da protagonista e fare la differenza, magari entrando in campo a partita in corso.

Michele
Onestamente non mi sento di “caricare” un solo giocatore di aspettative o responsabilità maggiori rispetto agli altri. Mi attendo che Parisse e Ghiraldini siano dei leader, come riconosciuto da tutti e come sanno fare anche nelle loro squadre di club. È innegabile, infine, che vi sia curiosità per molti: Ian McKinley su tutti, ma anche il trio Licata-Giammarioli-Minozzi se dovesse avere un discreto minutaggio, senza dimenticare Jayden Hayward.

Damiano
A parte Parisse, che è di un altro pianeta, Sarto e McKinley. Spero in grandi prove da qualche giovane.

Matteo V.
Il duo terribile Licata-Giammarioli avrà i miei occhi puntati addosso, ma mi aspetto moltissimo anche da Simone Ferrari, uno dei migliori piloni della stagione europea, almeno sin qui.

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