I migliori allenatori di rugby del 2016

Vincenti e con un preciso percorso in testa. Ecco chi si è distinto dalla panchina negli ultimi 12 mesi

rugby allenatore dell'anno 2016

ph. Sebastiano Pessina – Reuters

Dopo aver selezionato le mete più belle del 2016, è tempo di passare sotto la lente d’ingrandimento gli allenatori che si sono distinti negli ultimi 12 mesi.

 

Eddie Jones

Un posto al tecnico australiano capace di risollevare le sorti del rugby inglese dopo il Mondiale più disastroso di sempre, spetta di diritto. Anche perché a livello di rosa molto poco è cambiato rispetto al gruppo sconfitto in casa da Australia e Galles nelle decisive sfide iridate; ma ad essere radicalmente mutato è il modo in cui i giocatori vanno in campo, la confidenza con cui eseguono il piano di gioco e la spietatezza con cui hanno battuto squadre del calibro di Australia, Argentina e Irlanda. Tutto ciò ha portato ad una striscia aperta di 13 vittorie. Un cambio di mentalità incredibile, di cui ci ha parlato anche Andrea Masi.

 

 

Ben Ryan

Ovvero colui che ha saputo regalare alle Fiji la prima medaglia olimpica della loro storia. D’oro per di più, grazie alla splendida vittoria della nazionale maschile di rugby Seven nel torneo a cinque cerchi di Rio. Dietro il successo dello straordinario gruppo figiano, c’è l’abilità di chi in tre anni di gestione ha saputo dare una struttura che veste a pannello con l’estro e la fantasia tipicamente isolane. In bacheca per Ryan anche due Sevens World Series.

 

 

Pat Lam

Lo splendido successo di Connacht in Pro12 ha radici lontane, da quando il coach neozelandese nel 2013 è atterrato nella fredda Galway inculcando in testa ai giocatori una sola parola: skills. Pioggia o non pioggia, la squadra da allora ha cambiato il proprio modo di giocare, proponendo un rugby aperto, di movimento e bello da vedere. “Leggete la difesa e abbiate la confidenza di giocare”, ci aveva detto Lam nel maggio 2015 dopo una vittoria in casa Zebre. E di confidenza i suoi ragazzi ne hanno avuta da vendere.

 

 

Mark McCall

Vero che avere in rosa gente del calibro di Vunipola, Kruis, Itoje, Burger, Hamilton, Farrel, Ashton e via dicendo aiuta parecchio, ma vincere due Premiership e una Champions Cup in due stagioni non è da tutti. Grazie ad un pack di assoluto livello e ad un piano di gioco chiaro e terribilmente efficace, il tecnico nordirlandese ha fatto dei Saracens una delle potenze del rugby moderno. E intanto sono primi in Premiership e unici imbattuti nei primi quattro turni di Champions…

 

 

Steve Hansen

Poteva non esserci l’allenatore capace di guidare gli All Blacks nelle 18 vittorie consecutive? Vero che poi è arrivato Chicago ad interrompere la striscia, ma ciò che più sorprende è come la Nuova Zelanda si sia ripresentata sulla scena con una Webb Ellis Cup in più ma 707 caps in meno dei vari Richie McCaw, Keven Mealamu, Tony Woodcock, Dan Carter, Ma’a Nonu e Conrad Smith. Non giocatori qualunque. Eppure la straordinaria qualità della rosa e la splendida gestione fatta dallo staff tecnico nel formare i propri talenti permette di cambiare gli interpreti ma non il risultato finale. Che 29 volte nelle ultime 32 partite è stato una vittoria.

 

 

Bonus Track: Conor O’Shea

Guardando in casa nostra, una menzione non può non andare alla persona chiamata a risollevare le sorti del rugby azzurro. Arrivato con la sua carica di energia e positività, O’Shea si è già tolto lo sfizio di battere il Sudafrica in una partita di fatto entrata nella storia del rugby italiano. Abbiamo imparato l’importanza delle parole fitness e coordinamento, due mantra attorno ai quali passa una fetta importante del riscatto del nostro Alto Livello. Nei pochi mesi di gestione abbiamo imparato anche l’importanza di avere uno staff di assoluto livello: vedi il lavoro di Venter a novembre sulla difesa…

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