La Giovine Italia torna dalle Americhe: per convincere c’è tempo, intanto…

Oltreoceano è stata gettata la base per il nuovo ciclo azzurro. E in questo momento non servivano sconfitte onorevoli

ph. Sebastiano Pessina

ph. Sebastiano Pessina

Due vittorie dovevano essere e due vittorie sono state. L’Italia torna dal tour nelle Americhe dopo aver convinto più nella sconfitta contro l’Argentina che non nei due successi contro Stati Uniti e Canada, quest’ultimo particolarmente sofferto contro una squadra priva di alcuni dei suoi uomini migliori. Vero che il rugby è uno sport in cui è terribilmente facile adattarsi ad un avversario sulla carta inferiore quanto esaltarsi al cospetto dei più forti (basta ricordare la partita tra All Blacks e Georgia alla Coppa del Mondo), ma della partita di Toronto restano nella memoria (oltre al “Remo di Scipio”) gli errori palla in mano e più in generale la difficoltà di dare ritmo e velocità nella pulizia del breakdown. Posto che è sempre più raro trovare anche tra le Tier Due squadre che sbagliano clamorosamente l’uno contro uno, ciò che in massima parte permette di innalzare la qualità del gioco è la velocità. E siccome il punto d’incontro è la situazione di gioco che più frequentemente si verifica nell’arco degli ottanta minuti, lì diventa fondamentale dare rapidità per non permettere alla difesa di riposizionarsi e respirare. Dipende da un’infinità di cose: in ordine cronologico qualità della trasmissione, vittoria della collisione, ball presentation, rapidità ed efficacia del sostegno. Ecco, di tutte queste cose poche se ne sono viste al BMO Field. Chiusa la piccola parentesi tecnica.
Intanto, restano due successi, lontano da casa e contro due squadre in rapida crescita: ovvio che parliamo di due avversari che poco hanno a che vedere con le cugine del Sei Nazionie, ma abituare alla e far assaporare la vittoria ad un gruppo giovane e con poca esperienza internazionale è fondamentale per costruire una mentalità vincente. Arriva un momento in cui la vittoria poco convincente è da preferire alla sconfitta onorevole. Così come arriva un momento in cui è meglio vincere in Challenge che perdere in Champions.

 

Resta un tour che ha posto le prime basi in termini di gruppo per il futuro quadriennio e oltre. Giocatori come Mbandà e Boni che hanno un’intera carriera davanti nel lungo periodo e nel breve una stagione da salto da qualità. “Conosco il talento che abbiamo, ma anche il moltissimo lavoro che ci aspetta. E’ l’inizio di un percorso e dopo questo mese insieme, dopo aver visto lo spirito di questa squadra, sono più emozionato di quanto non fossi al mio arrivo – ha commentato coach O’Shea dal sito della FIR – Anche se i giovani hanno fatto errori sono orgoglioso di loro, stanno acquisendo fiducia: abbiamo avuto cinque ragazzi che hanno conquistato il loro primo cap in queste settimane e che hanno imparato molto dal punto di vista della capacità di reazione da queste due vittorie di misura su Stati Uniti e Canada. Penso a quanto è accaduto oggi nei minuti finali e credo che in futuro avremo un gruppo di avanti davvero aggressivo“.

 

Queste invece le parole di capitan Gori a proposito delle tre partite Oltreoceano: “E’ stato un bel mese con Conor, abbiamo costruito qualcosa ma dobbiamo pensare che il nostro viaggio è appena iniziato. Fuori dal campo, così come in allenamento, ho avuto ottime sensazioni e tutti i ragazzi hanno dato il massimo. Certo, avrei preferito giocare male contro l’Argentina e vincere anche quella partita, mentre con USA e Canada forse il nervosismo ci ha un po’ bloccati in alcune situazioni. Siamo un gruppo giovane, che ha voglia di migliorare e che sta lavorando duro per riuscirci. Oggi i giovani sono stati bravi, nel finale di gara, a reagire al cartellino giallo di Canna nel finale”.

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