Gestione del vantaggio e degli errori altrui: dove gli altri ci battono

Qui sta la differenza tra i primi nel mondo e quelli che aspirano a diventarlo

COMMENTI DEI LETTORI
  1. Dagoberto 9 Settembre 2014, 10:45

    Interessante articolo che introduce considerazioni sulla cultura competitiva del mondo rugbystico italiano e, forse, più in generale dello sportivo italiano.
    Il tema del saper sfruttare i momenti di debolezza di un avversario in una competizione (aggiungo, non solo sportiva, la vita stessa dell’uomo rappresenta, in un certo qual modo, una competizione continua) non può prescindere dal saperli riconoscere.
    Questo è, a mio avviso, la vera differenza tra la scuola italiana e quella di molti altri paesi che con i risultati raggiunti, dimostrano maggiore disinvoltura ed equilibrio nel rapporto con la competizione e la vittoria.
    Va detto, inoltre, che questa sensibilità può essere coltivata solo dopo aver superato ogni possibile imbarazzo, psicologico, ma ancor più, culturale, nei confronti del tema della competitività, della performance per primeggiare.
    Da un esame attento del sentiment individuale di un italiano medio nei confronti della competizione, della gara, del dover superare un proprio simile, non possiamo non percepire un qualche imbarazzo di fondo, una sorta di lontano, ma pregnante, senso di disagio culturale, come se nel dover dimostrare di essere migliori di altri ci fosse un qualche cosa di cui doversi, un po’, vergognare, quasi un pensiero da velare e che ci fa sentire un po’ sporchi o, quantomeno, ingiusti per non sponsorizzare, invece, il dover essere tutti uguali.
    Nel mondo anglosassone, ancor più nei paesi britannici, forse per la pregnante cultura formatasi in anni ed anni di abitudine alla guerra, alle colonizzazioni, ad imperanti regni sovrani presenti con il loro altezzoso e vincente comando in mezzo mondo, per primi capirono l’utilità di introdurre gli sport nei programmi didattici dei college, l’importanza di abituare a confrontarsi sin in giovane età, maturando un giusto equilibrio sia nei confronti della vittoria di cui non doversi certo vergognare, sia nei confronti della sconfitta, aspetto strumentale ed indispensabile per garantire l’esistenza stessa di una gara e, quindi, da vivere con il giusto distacco e stimolo per migliorarsi; uno vince, uno perde!
    In Italia, forse dal dopo guerra per reazione agli eccessi di cui il regime fascista si era caraterizzato senza, peraltro, saper evitare l’apocalisse nel portare il paese in un conflitto mondiale, o forse sin da prima, per una certa indole nazionale caratterizzata più per eccellere in ambiti come l’arte, la scienza, la cultura in generale, che non per un animo bellicoso e guerrafondaio, si è sempre respirato un certo disagio verso il concetto del merito. Come dimenticare i periodi dove si teorizzava nella scuola anche l’utilità sociale del 6 politico. Quello che voglio dire è che, forse, bisognerebbe, piano, piano, fare pace con tali concetti, con il principio sano della competizione, dell’utilità sociale del primeggiare, della vittoria, come della sconfitta, dell’innegabile verità che non possiamo tutti essere primi, ma che i secondi, piuttosto che gli ultimi, non meritano meno rispetto.
    Forse, una volta superati questi tabù, il tema del saper distinguere e sfruttare i momenti deboli del nostro avversario non sarà più un problema e potremo assistere a vittorie non più casuali anche nel rugby.

    • gsp 9 Settembre 2014, 11:24

      e’ dal secondo paragrafo che ero convinto che saresti finito a parlare del ’68.

      • fracassosandona 9 Settembre 2014, 12:21

        etica cattolica ed etica protestante, hai detto niente…
        vale nel lavoro, nell’impresa, nella scuola, nel diritto… non dovrebbe influire sullo sport?

        • gsp 9 Settembre 2014, 12:22

          stereotipi, niente di piu’.

          • william 9 Settembre 2014, 13:43

            Max Weber, non proprio uno stereotipo. Poi magari e’ una teoria superata, non sono cosi’ esperto di sociologia

          • Giovanni 9 Settembre 2014, 15:31

            L’etica prostestante, teorizzata da Weber, non ha impedito la convivenza con un’etica sociale che ha portato alla realizzazione di un welfare che, alla prova dei fatti, sta dimostrando una tenuta ben maggiore del nostro.

      • Dagoberto 9 Settembre 2014, 12:54

        Coda di paglia, lontani tabù che non sai o vuoi superare :-)? il 68, come tanti altri fatti della storia di questo mondo avrà portato aspetti positivi (utili), come una minore formalità nei rapporti sociali, ed aspetti negativi (inutili, anzi pericolosi) come io giudico l’idea del 6 politico, ipocrita e priva di utilità sociale.
        Puoi pensarla diversamente oppure no, senza imbarazzo alcuno, io sono per la libertà di pensiero.

        • gsp 9 Settembre 2014, 13:10

          figurati dago, e’ sempre un piacere. e’ che un ragionamento sentito troppe volte e va sempre a finire li.

          il 68 in italia rispetto ad altri paesi non e’ quasi esistito. ma non mi si parli di meritocrazia in inghilterra. e’ un sistema sociale che taglia la competizione del 60% prima ancora che inizi la scuola. il sistema delle raccomandazioni e del chi conosce chi, e’ valido ai livelli alti esattamente come, se non piu’ che da noi, ed il famoso ‘glass ceiling’ forse peggio che in Italia.

          questo non per dire chi e’ messo meglio e chi e’ messo peggio. ma le generalizzazioni hanno sempre i loro problemi.

          • Dagoberto 9 Settembre 2014, 15:06

            concordo sul fatto che le generalizzazioni siano sempre un terreno minato, ma io non mi riferivo a massimi sistemi organizzativi a cui ispirarsi, semmai ad un approccio culturale patrimonio, oramai, dell’individuo anglosassone come di altri abitanti di questo pianeta e che, invece, non fa ancora completamente parte del DNA nostrano. Quello che in passato si è connaturato con idee e, poi, principi filosofici, in alcuni casi anche tradotti in sistemi organizzativi, nei paesi britannici in merito al tema della capacità di confrontarsi e competere con i propri simili, nulla ha a che vedere con l’attuale organizzazione o governo inglese o della Gran Bretagna o non so di quale altro paese con cui ci si voglia confrontare (anche se alcuni modelli sembrerebbero funzionare meglio di quanto si registri in Italia). Ormai, alcuni mali dell’era moderna sono comuni in un po’ tutti i paesi occidenteali e non solo, ma in alcuni di questi, si è potuto accumulare maggiori sensibilità e capacità, in particolare nei rapporti interpersonali e nel confronto con i propri simili, indipendentemente dalle capacità amministrative odierne dei rispettivi paesi, che permettono un credito su temi come l’educazione ed il rispetto civico, piuttosto che, appunto, il rapporto con la competizione quotidiana, a partire da una banale discussione sulla partita della domenica sulla quale vi è chiaro, in tali contesti, come ognuno sia attento in particolare ad affermare se stesso e le proprie idee sull’altro e nulla più; insomma, una forma di competizione!
            Quanto citi tu in merito alle raccomandazioni attiene, semmai, al tema delle pari opportunità, tutt’altro che banale o meno importante, ma è altra cosa. Tant’è, quante volte accade di assistere nelle competizioni sportive, anche di alto livello e, perchè no, anche nel rugby, a palesi ingiustizie come sviste arbitrali, ma quante altre volte si è assistito ad interventi di qualche sportivo giocatore che all’insegna della correttezza, della giustizia sportiva, delle pari opportunità, appunto, sia intervenuto per correggere l’errore? La competizione insegna anche questo, dover fare i conti con la propria coscenza e decidere se priviliggiare la vittoria o il senso di onestà sportiva.Guarda caso, sembra che a De Coubertin l’idea dell’ “importante non è vincere ma partecipare” nacque dopo una visita ai college inglesi e americani dove lo sport, come il rugby, era praticato a fini educativi da decenni. Forse non tutto quello che vide gli piacque fino in fondo, la competizione, a volte, può risultare anche brutale ;-).

          • gsp 9 Settembre 2014, 19:27

            dago, il tasso di competizione, anche stupida, ad esempio nel trafficoe per le donne, e’ molto piu’ alta in italia. ma faccio fatica a seguirti su questo terreno generale, soprattutto nella parte sul dna. certo da li, al 6 politico (e landini non ce lo metti?) e’ volo e mezzo.

        • Giovanni 9 Settembre 2014, 16:01

          @Dagoberto: non sono d’accordo sul fatto che non ci sia competizione anche da noi: basti guardare alla lotte di carriera nel mondo del lavoro, specie nel settore privato, e quelle per il primato nella politica. Il punto casomai è la ricerca spasmodica del sotterfugio, del colpo basso, dello giocare sporco che fa si che non amiamo, non la competizione, ma le regole eticamente corrette e sportive, attraverso cui la competizione possa dipanarsi ed arrivare a proclamare un vincitore (sia essa nel mondo dello sport o in un qualsiasi altro ambito). Da questo punto di vista, il vantaggio del mondo anglosassone è dato dalla capacità di essere al tempo stesso individui e comunità. Tu hai citato l’esempio delle guerre, ebbene è proprio in quei periodi che i britannici hanno sempre messo da parte le divisioni interne, anche profonde, per fare fronte comune alla minaccia esterna, come un sol uomo. Poi in tempo di pace tornano tranquillamente a “scannarsi tra loro” sulle questioni di principio e di identità. Questo, a mio modo di vedere, avviene, perchè il britannico per formazione mentale e culturale è portato a rendersi autonomo prima (pensiamo ai tanti ragazzi che vanno via di casa a 18-19 anni o alle ragazze che fanno figli già a 20 anni, senza attendere il “guscio rassicurante” del matrimonio e del supporto familiare), ad esplorare il mondo e le proprie possibilità in anticipo rispetto a noi, il che porta ad un processo di crescita personale solitamente più rapido. Tutto ciò però avviene nell’ambito di un senso del valore del bene comune che porta a non dimenticare nè sottovalutare l’importanza della collettività, senza rimanere coinvolti nelle “pastoie” delle convenzioni sociali, di cui invece trova ancora larga influenza la nostra società civile. Il britannico è anticonformista per definizione, ma al contempo ha rispetto delle regole, perchè riconosce in esse lo strumento necessario per il buon funzionamento delle relazioni sociali. Da noi impera invece la burocrazia, strumento di controllo pesante, autoritarismo sociale e pubblica corruzione.
          In uno sport come il rugby, dove si gioca nel continua attenta verifica del rispetto delle regole, è ovvio che i nostri, per storico retaggio mentale, siano meno a proprio agio rispetto agli anglosassoni e ci sia una più facile propensione al cedimento mentale di fronte alle improvvise difficoltà od insuccessi parziali.

          • Giovanni 9 Settembre 2014, 16:15

            Ciò non toglie che, anche questo aspetto psicologico del gioco dovrebbe venir curato e corretto sui giocatori in attività giovanile da parte di chi li allena.

          • gsp 9 Settembre 2014, 19:32

            giova’, ma che so ste cose? ma come fai a ganeralizzare cosi’, fai delle affermazioni impossibili da dimostrare.

          • Giovanni 9 Settembre 2014, 20:42

            Ho espresso la mia personale opinabile visione sul retroterra “culturale” che può portare alle differenze tra noi e loro nelle medesime situazioni di gioco. Non voglio dimostrare nè generalizzare alcunchè.

      • mezeena10 9 Settembre 2014, 16:11

        mai sentito parlare dell’ Impero Romano? dell’ harpastum? tanto per restare ai giochi?

        • Giovanni 9 Settembre 2014, 16:18

          Anche il calcio fiorentino ed i vari palii nel corso dell’era medievale dei comuni e delle signorie.

          • mezeena10 9 Settembre 2014, 17:18

            infatti Gio, siam zeppi di esempi..Roma per andare volutamente piu indietro nel tempo..
            anche qui in Sardegna abbiamo un tipo di lotta tradizionale: “S’ Istrumpa”..

          • mezeena10 9 Settembre 2014, 17:19

            simile a quella scozzese..molti infatti vengono a fare i tornei qui da noi..
            ma da tutta europa..

          • San Isidro 9 Settembre 2014, 18:29

            il calcio fiorentino è il gioco più violento che abbia mai visto, una cosa per folli…capisco le tradizioni, poi guai a toccare le tradizioni ai toscani, però…

    • Andrea B. 10 Settembre 2014, 02:18

      @Dagoberto: bel commento e condivisibile, il fatto è che all’italiano medio non interessa eccellere, primeggiare ma bensì fare “una bella figura”, che è diverso…

  2. gsp 9 Settembre 2014, 11:27

    condivido la stregia di Cavinato di mettere a posto solo un paio di cose e bene prima della prossima, perche’ il tempo e’ ovviamente limitato. ed io mi concentrerei sul trovare piu’ ordine in difesa etagliare al minimo gli errori, facendoli rivedere e chiedere ai ragazzi cosa possono fare per evitarli.

    sul fatto che non hanno sfruttato i cartellini secondo me non e’ assolutamente che non li hanno riconosciuti, ma hanno anzi deciso di sfruttarli ma con troppa frenesia.

    • Alberto da Giussano 9 Settembre 2014, 12:38

      Comunque, domenica, l’unico che ha creduto nell’ottenimento, almeno, del bonus difensivo è stato Leonard. Bastava veramente poco per quel punticino. E , non ostante i macroscopici errori difensivi, avrebbe significato qualcosa.

      • gsp 9 Settembre 2014, 12:43

        Secondo me hanno seriamente puntato alla vittoria, soprattutto con quei due calci di Haimona che hanno portato la squadra sotto il break. poi l’errore e patchell ha tagliato gambe e morale, ma la squadra ha tento fino all’ultimo. io do la colpa a Garcia perche’ da lui non mi aspetto quell’errore.

        Leonard e’ quello che e’, c’e’ poco da commentare.

  3. M. 9 Settembre 2014, 12:43

    Io penso che dobbiamo avere la freddezza di gestire più che i punti di svantaggio quelli di vantaggio. Voglio dire se fai due tuouche su Ferrarini, se fai un grandissimo up&under e poi passi a Aguero isolato, se sali di 15 metri dalla linea difensiva per cercare improbabili intercetti, forse un pochino te la cerchi.

    La cosa emblematica è il sottomano che ha fatto uno dei nuovi trevigiano dentro la sua area di meta in una delle amichevoli pre-campionato con tanto di meta subita.
    Forse dovremmo cominciare dall’essere approssimativi in questi casi, dove la gestione è nostra.

  4. william 9 Settembre 2014, 13:42

    Io aggiungerei che tendenzialmente le nostre squadre sono molto umorali. Soffriamo tantissimo la pressione (ai mondiali la classica partita da dentro o fuori e’ sempre quella giocata peggio) e nel corso delle partite le classiche mete taglia gambe hanno un effetto devastante sulle nostre squadre. A me sembra che le squadre anglosassoni soffrano meno sotto questo punto di vista. Sara’ che siamo latini, sara’ il 68, il fascisismo, il comunismo, la dc, il rinascimento, l’eredita’ dell’antica roma, l’inquinamento della pianura padana… Non lo so, pero’ credo sia un punto su cui bisognerebbe lavorare.

    • Dagoberto 9 Settembre 2014, 15:10

      ottima sintesi 😉

      • william 9 Settembre 2014, 16:13

        aho, mica m’han fatto studia’ per pettinare le bambole
        🙂

    • western-province 9 Settembre 2014, 17:06

      non credi che irlanda-italia 36-6 (mondiali 2011) sia il gap corretto tra le due squadre; semplicemente nelle partite chiave gli altri danno il 100%, mentre altre volte possono anche avere cali di concentrazione dovuti al fatto che affrontano un avversario più debole

      • western-province 9 Settembre 2014, 17:11

        giusto per capirci
        Italia: 15 Masi, 14 Benvenuti, 13 Canale, 12 Garcia, 11 Bergamasco, 10 Orquera, 9 Semenzato, 8 Parisse, 7 Bergamasco, 6 Zanni, 5 van Zyl, 4 Geldenhuys, 3 Castrogiovanni, 2 Ghiraldini, 1 Perugini.
        Irlanda: 15 Kearney, 14 Bowe, 13 O’Driscoll (capt), 12 D’Arcy, 11 Earls, 10 O’Gara, 9 Murray, 8 Heaslip, 7 O’Brien, 6 Ferris, 5 O’Connell, 4 O’Callaghan, 3 Ross, 2 Best, 1 Healy.

        Dimmi nel tuo 15 ideale quanti italiani ci sono

        • william 10 Settembre 2014, 01:01

          Masi Parisse bergamasco Zanni geldenhuys castro ghira.
          Il punto è che l’Irlanda è più forte, ma la paura nelle partite chiave ferie squadre italiane c’è sempre. E non solo nel rugby !

    • San Isidro 9 Settembre 2014, 18:38

      @william, sono d’accordo sulla questione umorale, ma è una caratteristica propria delle squadre latina, vedi anche Francia e Pumas…

      • Giovanni 9 Settembre 2014, 20:47

        Fino ad un certo punto: la tenuta mentale e la capacità di reazione loro sono superiori alle nostre. Generalmente parlando… 🙂

        • San Isidro 9 Settembre 2014, 22:02

          questo sicuramente, ma, sempre “generalmente parlando”, anche Francia e Argentina sono nazionali umorali…

          • william 10 Settembre 2014, 00:58

            Sì san anche io credo che i popoli latini siano tendenzialmente più umorali. Però è anche vero che risentiamo la sociologia spiccia e che, in fondo, si parla di professionisti. Possibile non ci sia un modo per alienare questa questione ?

          • Giovanni 10 Settembre 2014, 07:43

            Alienare od allenare…??

          • william 10 Settembre 2014, 14:15

            refusi….

  5. soa 9 Settembre 2014, 15:17

    Concordo quando si dice che la differenza la faccia l’abitudine a trovarsi in certe situazioni. Gli AB crescono sin da piccoli in una nazione intrisa di rugby, esordiscono in campionati già competitivi e sanno che sono obbligati a vincere. L’abitudine alla pressione è fondamentale.
    Faccio un esempio col calcio: ai mondiali la Colombia aveva un’ottima squadra, ma quando si è trovata davanti il Brasile si è sciolta e, alla fine, nonostante i brasiliani non fossero certo impeccabili, ha perso la partita. Poi sono arrivati i tedeschi e si è vista la differenza.

  6. acdxer 9 Settembre 2014, 15:34

    Se le Zebre avessero giocato qualche situazione con più attenzione potevano benissimo portarla a casa. Il primo tempo potevano finirlo con 10 punti di vantaggio e non sarebbe stato uno scandalo. Purtroppo qualche giocata è stata troppo pretenziosa o male eseguita con il risultato di facilitare il compito del Cardiff, peraltro apparso più forte che nello scorso campionato.
    Le mete subite nel primo tempo erano proprio evitabili, così come alcuni in avanti nel secondo. Solo pochi giocatori possono permettersi sempre le giocate difficili, il problema è che talvolta capita che i compagni non le capiscano ed arriva il patatrac.

    • william 9 Settembre 2014, 16:18

      Aggiungerei una brutta gestione del carellino giallo. Punzione a 10 metri, decidi di non andare per i pali ma provi a giocare. Hai una mischia avanzante, prendi un calcio di punizione a 5 metri dalla meta e allora decidi di piazzare. Morale per fare tre punti hai perso 3 minuti sui 10 di cartellino giallo. Tanto valeva andare per i pali subito o allora provare a continuare a giocare per i 7 punti.
      Anche perche’ mentalmente queste cose si sentono. Se decidi di giocare devi andare fino in fondo, se no in campo rischia di infilarsi l’idea che: “Ci abbiamo provato ma non ne siamo capaci, allora andiamo per i tre punticini”.
      Li’ hanno perso l’inerzia che stava girando a loro favore. E infatti sul calcio di inizio conseguente si sono persi metri e possesso, si sono trovati in difficolta’ e hanno preso una meta sotto pressione. Con un uomo in piu’

      Queste cose si possono allenare e pianificare, deicidendo una strategia comune prima della partita, abituandosi a fare la scelta giusta

      • acdxer 9 Settembre 2014, 16:36

        Sul momento dalla tribuna la scelta è apparsa avere una sua giustificazione, la punizione era facile e si puntava all’ottenimento del possesso dopo la ripresa del gioco. Una squadra mentalmente solida dopo un minuto di gioco sarebbe stata di nuovo nei 22 avversari…e le Zebre i mezzi per farlo ce li avevano e convengo con te sul dovere prestare particolare attenzione ad allenare questi aspetti puramente mentali. Solo che poi, quando sembra che l’inerzia sia dalla tua parte, ecco che arrivano errori evitabili che vanificano quanto fatto sino ad allora. Peccato perchè il pubblico sta iniziando ad appassionarsi e le vittorie facilitano il proselitismo.

      • western-province 9 Settembre 2014, 17:02

        per me queste cose le decide il capitano; è lui che dovrebbe avere il polso della situazione e decidere la cosa giusta, prendendosi i rischi quando è il caso

  7. Giovanni 9 Settembre 2014, 16:30

    La mancanza di killer-instinct è una delle cose che avevo messo in evidenza nei mesi scorsi, a proposito della Nazionale. Un esempio è la partita contro la Scozia dello scorso 6N: terminiamo la prima frazione con una meta che ci manda al riposo in vantaggio, ci si aspetterebbe di vedere gli azzurri rientrare in campo decisi a sfruttare il vantaggio psicologico ed invece lasciano quasi totalmente l’inziativa agli avversari che rimontano prima e ci superano poi, mettendoci in difficoltà, fino all’epilogo che tutti conosciamo.
    Altro esempio, con l’Inghilterra a Twickenham nel 2013: riusciamo a tenerci mirabilmente in partita fino a metà della ripresa e, nel momento del loro calo, non riusciamo a concretizzare quella meta che pure avremmo meritato, nonostante una decina di minuti di forte pressione nostra, in cui loro vedono “i sorci verdi”, ma che alla fine si chiude con l’ennesima nostra sconfitta onorevole (onorevolissima, in quel caso, ma pur sempre sconfitta). Ovvio che queste cose si vedano anche in varie occasioni da parte delle nostre franchigie (un paio di pareggi delle Zebre la scorsa stagione, sconfitte in extremis di Treviso) in ambito internazionale.

  8. western-province 9 Settembre 2014, 16:34

    Secondo me gli altri sono più forti e punto – noi non riusciamo a rimanere in vantaggio perchè quando gli altri mettono il piede sull’acceleratore per fare punti i punti li fanno
    noi facciamo caxxate e gli avversari ci puniscono perchè non abbiamo lo stesso livello tecnico (sapersi passare il pallone correttamente con la pressione avversaria) o tattico (saper leggere le situazioni di gioco) per stare al loro passo.

    Parlare di problema culturale sportivo italiano/ 68 etc mi sembra fuori luogo, visto che la naz di calcio ha sempre avuto le caratteristiche che invidiamo alle altre nazionali di rugby, cioè magari non fare partite eccelse e saper colpire quando necessario e portare a casa il risultato

    • Dagoberto 9 Settembre 2014, 17:09

      Chiaro che la sintesi delle sintesi è che gli altri sono più forti, ma la forza di un avversario è fatto di tante componenti, ancor più in uno sport di squadra, la tecnica delle skill possedute dai singoli giocatori, le attitudini fisicocomportamentali, la tattica, la strategia di squadra, ma anche individuale, gli stimoli interni (conquistare il posto fisso in formazione al posto di un compagno), gli stimoli esterni (giocare in casa, piuttosto che in trasferta), la preparazione atletica, la preparazione tattica, l’approccio mentale individuale e collettivo e via dicendo.
      Faccio una simulazione con un banale gioco assegnando un voto da 1 a 5 ai rispettivi temi:
      ZEBRE
      skill individuali 3
      attitudini fisicocomportamentali 3
      strategia di squadra 3
      strategia individuale 3
      stimoli interni 4
      stimoli esterni 3
      preparazione atletica 4
      preparazione tattica 3
      Totale parziale 26

      approccio mentale individuale 2
      approccio mentale collettivo 3
      TOTALE PARZIALE 31

      CARDIF BLUES
      skill individuali 4
      attitudini fisicocomportamentali 4
      strategia di squadra 3
      strategia individuale 4
      stimoli interni 4
      stimoli esterni 2
      preparazione atletica 3
      preparazione tattica 3
      Totale parziale 27

      approccio mentale individuale 3
      approccio mentale collettivo 4
      TOTALE 34

      Ovviamente è solo un gioco, ma pur ammettendo maggiore competenze tecniche dei gallesi nel parziale la differenza è minima, mentre considerando le diverse abilità dimostrate nell’approccio competitivo della partita le differenza aumenta decisamente in favore del club di Cardif. Non solo il singolo giocatore si dimostra abile e tempestivo nel sfruttare il momento favorevole, ma tutta la squadra dimostra grande reattività nel seguire l’azione denotando automatismi e sensibilità che risulta difficile pensare siano allenati nella settimana, appare più come una sorta di fiuto intrinseco che al momento opportuno porta tutti a fare la cosa giusta al momento giusto, quindi chi sfrutterà l’opportunità favorevole troverà sempre il supporto adeguato, ecco perchè possono c’entrare temi come le tradizioni, la culturà, il tessuto sociale in cui si nasce e cresce, anche sportivamente.

      • Stefo 9 Settembre 2014, 17:19

        Con tutto il rispetto dagoberto ma i voti che dai nel giochino sono una visione tua personale…che di skill ci sia solo un punto di differenza e’ discutibile, cosi’ come lo e’ sulla strategia individuale o la preparazine atletica…che siano pari nella preparazione tattica o nella strategia di squadra anche e’ un’idea tua…facendo giochini cosi’ dove ognuno da il proprio voto uno puo’ dimostrare qualsiasi cosa voglia.
        La realta’ pero’ ci dice che in qualsiasi sport quando l’Italia ha avuto atleti di livello internazionale ha saputo competere e vincere, ho fatto una lista sotto ma ci posso anche aggiungere basket, pallanuoto o altri sport in cui ogni ragionamento sociologico fatto crolla miseramente.

        La realta’ e’ che il bacino giocatori da cui si pesca nel rugby e’ ristretto, la formazione dei giocatori italiani in eta’ giovanile e’ lacunosa ed il gap poi quando il giovane talento diventa professionista vero fa crescere il gap ulteriormente. Altri sport hanno un bacino da cui pescare ristretto ma c’e’ pero’ una tradizione vincente e capacita’ di allenare e sviluppare quei pochi a livello eccellente, la pallanuoto ne e’ un esempio lampante dove anche quest’anno l’Italia ha portato a casa negli europei un bronzo (maschile) ed un quarto posto (femminle).

        • Stefo 9 Settembre 2014, 17:22

          Ah dimenticavo la boxe, lo sport dove la capacita’ di primeggiare e domianre prima di tutto psicologicamente l’avversario e’ una cosa fiondamentale, sport in cui l’Italia ha una tradizione piu’ che valida.

        • Dagoberto 9 Settembre 2014, 17:35

          certo che sono miei giudizi, volevi che ti telefonassi e li concordassimo assieme :-)?

          • Stefo 9 Settembre 2014, 17:43

            Dagoberto il punto e’ che mettendo i voti cosi’ uno puo’ dimostrare qualsiasi teoria vuole…

    • Stefo 9 Settembre 2014, 17:11

      Applausi western…pallavolo, scherma, nuoto oltre al calcio giusto per citare altri sport dove quando l’Italia ha avuto o ha atleti di valore mondiale ha vinto o vince…

      • Dagoberto 9 Settembre 2014, 17:33

        Le rappresentative nazionali nello sport non hanno nulla da invidiare da un punto di vista statistico rispetto a quelle di altri paesi, ma per vincere hanno dovuto spesso stravincere.
        Quello che voglio dire è che non ci appartengono visceralmente quelle caratteristiche agonistiche più estreme che ci permetterebbero di vincere anche con atleti buoni, ma non eccelsi, cosa che succede spesso, invece, in altri contesti dove le skill individuali sono affiancate da capacità agonistiche superiori. Lo sportivo italiano per vincere è destinato ad essere un fuoriclasse, e negli sport di squadra solo la presenza di grandi interpreti ci ha permesso in passato di primeggiare. La Pellegrini nel nuoto ha sempre avuto potenzialità fisiche impressionanti, ma per uscire dal tunnel in cui era caduta in giovane età dovette affiancarsi ad un motivatore, Panatta giocava un tennis unico che gli avrebbero permesso di diventare il numero 1, invece si accontento di grandi partite e singole vittorie e soli un paio di slam in bacheca (per carità, nulla da ricriminare, intendiamoci), quante nazionali italiane di calcio abbiamo avuto il piacere di vedere giocare veramente aggredendo e dominando l’avversario e quante volte partendo da favorita l’abbiamo vista uscire anzitempo dai mondiali. Tutte casualità o indice di qualche problema d’approccio individuale nella competizione?

        • Stefo 9 Settembre 2014, 17:51

          Ma dagoberto tutto resta sempre legato prima di tutto alla qualita’ del materiale umano…anche gli altri dipendo dalla presenza di fuoriclasse, in tutti gli sport vince chi ha i fuoriclasse chi e’ qualitativamente superiore negli uomini e quando non succede ce li si ricorda come casi unici tipo al Grecia di calcio dell’Europeo di non ricordo che anno.

  9. franzele 9 Settembre 2014, 18:20

    Gli altri giocano e noi ci facciamo dei pipponi filosofici, psicologici, antropologici… e ci cacciano la meta.

    • San Isidro 9 Settembre 2014, 18:45

      anche cinematografici…unisciti al gruppo culturale, fondato da me e @Rabbidaniel, per apprezzare l’estetica cinematografica e l’arte del montaggio nei capolavori in bianco e nero del maestro ungherese Bela Tarr…poi dopo si parla anche di rugby…

      • pepe carvalho 9 Settembre 2014, 19:27

        l’unico unghere della filmografia da ricordare è Bela Lugosi 🙂

        • Giovanni 9 Settembre 2014, 21:25

          Quello di Ed Wood!!! 🙂

        • Andrea B. 10 Settembre 2014, 02:03

          Avrei un paio di altri nomi (femminili) per la filmografia ungherese da ricordare 😉

      • gsp 9 Settembre 2014, 19:34

        quando lavoravo al cinema, dove facevano i festival del cinema azero ed arrivavano le videocassette 30 minuti prima dello spettacolo, c’era sempre qualcuno come voi. Vi conosco, conosco i vostri punti deboli.

        • San Isidro 9 Settembre 2014, 19:51

          ahah…lavoravi al cinema? Per la serie “pop corn, panini, birra, coca, caffè Borghetti, tutto a dieci mila lire!!”…
          comunque @gsp, noi siamo cinefili impegnati, facciamo cose, vediamo gente…

          • Stefo 9 Settembre 2014, 20:11

            a voi del cinema “d’autore” interessa solo per fare gli intellettuali alternativi per scopare le tipe pseudoimpegnate…vi si conosce 🙂
            Guarda che sechiedi allo stesso Bela Tarr ti dira’ che i suoi film son cagate pazzesche ma che per ogni 30 minuti si e’ portato a letto 50 Svetlana da paura 😉

          • San Isidro 9 Settembre 2014, 21:59

            ahah…eh cosa non si fa per rimorchiare…conosci qualche regista sfigato irlandese così da poter avere più materiale a disposizione per le mie prossime uscite? Potrei iniziare parlando del neorealismo del Connacht d’avanguardia alla malcapitata di turno…

          • Giovanni 9 Settembre 2014, 22:04

            @San: non sai che a Roma si organizza annualmente un festival del cinema irlandese!!!!!!!! 😉
            http://www.irishfilmfesta.org/

          • San Isidro 9 Settembre 2014, 22:23

            grazie @Giovanni, no, non ne ero a conoscenza…a Roma fanno talmente tanti festival che questo mi mancava…perfetto, allora comincio a prepararmi sulla fimografia irlandese d’autore e andare all’abbordaggio alla Casa del Cinema di Villa Borghese…

          • Giovanni 9 Settembre 2014, 23:07

          • San Isidro 9 Settembre 2014, 23:11

            ahah @Giovanni, video azzeccatissimo!

          • Sergio Martin 9 Settembre 2014, 23:23

            Mitico Woody Allen!

  10. Sergio Martin 9 Settembre 2014, 22:12

    ‘Mmazza quanto scrivete! Avete fatto un trattato socio-politico-culturale! Tanto di cappello. Sono orgoglioso di essere utente del sito…

    • Giovanni 9 Settembre 2014, 22:19

      Ma al dunque finisce tutto a tarallucci, sfogliatelle e birra…

    • San Isidro 9 Settembre 2014, 22:31

      @Sergio, però ti devi aprire alla filmografia in bianco e nero dell’est di cui io e @Rabbidaniel stiamo facendo pubblicità in questi ultimi giorni…
      Come consigliatomi dal vostro Presidente direi di cominciare da Satantango (ben 435 minuti!) del maestro ungherese Bela Tarr…dopo il prossimo match all’Acquacetosa possiamo riunirci alla Piccola Abbazia con il proiettore per ammirare l’estetica cinematografica del grande autore…

      • Sergio Martin 9 Settembre 2014, 22:43

        Al botteghino, con il biglietto, danno anche pistola e pallottola monouso, per un selfie definitivo? No, perché dopo 5 minuti de ‘sta roba…

        • Giovanni 9 Settembre 2014, 23:11

          “…tutti i films che fanno oggi son di destra, se annoiano son di sinistra.” (G.Gaber)

      • Sergio Martin 9 Settembre 2014, 22:44

        Ce lo vedo Alain, a seguire Sa Tanca…

        • San Isidro 9 Settembre 2014, 22:53

          nei momenti di silenzio, stremato, comincia a urlare i cori del Tolone…comunque Sergio mi spiace tu non sia riuscito a cogliere da questo trailer i messaggi che il grande maestro vuole trasmetterci…

          • Sergio Martin 9 Settembre 2014, 23:22

            Gioia di vivere e ottimismo?

          • Giovanni 9 Settembre 2014, 23:23

            @San: Alain lo vedrei adatto per “La tragedia della miniera” di Pabst 😀

          • Sergio Martin 9 Settembre 2014, 23:43

            Sempre in Francia… E vai de tristezza:
            http://youtu.be/uJNXXMaIV7w

  11. franzele 10 Settembre 2014, 01:06

    E meno male che non abbiamo ancora toccato l’argomento opera!
    Il carattere melodrammatico del rugby italico non può esservi sfuggito… Sempre meglio del neorealismo (almeno in questo caso), nel quale la sconfitta ha trovato il modo di essere accettata, con una sua estetica, la poetica del perdente…
    Comunque davvero, i calciofili se lo sognano un forum così

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