Mete, mischie, calci: prendiamo il Sei Nazioni 2013 a colpi di numeri

Antonio Raimondi analizza i dati e le statistiche del Sei Nazioni anche alla luce delle nuove regole sulla mischia

ph. Sebastiano Pessina

L’international Board ha pubblicato la scorsa settimana l’analisi statistica del Sei Nazioni 2013 (questo il link per scaricare l’intero documento). Due sono gli spunti di maggior interesse, proposti dai numeri dell’analisi: il calo di mete e l’aggravarsi del problema legato alla mischia ordinata, più accentuato quando, come nel Sei Nazioni, si affrontano squadre della prima fascia (Tier 1). La lettura del documento, offre comunque anche altri spunti interessanti legati anche alle prestazioni delle singole Nazionali, che magari affronteremo in un prossimo GIU’ IL GETTONE.
Iniziamo dal calo delle mete che rimane costante dall’inizio dell’era Sei Nazioni: siamo passati dalle settantacinque mete del 2000 alle trentasette del 2013. Se escludessimo dal calcolo la prima giornata 2013, nella quale sono state segnate sedici mete (5,3 di media partita), rimarrebbero ventuno mete in dodici partite (1,8 di media partita): soltanto il Galles vincitore del torneo è riuscito a segnare almeno una meta in tutte le ultime quattro partite, mentre l’Inghilterra nelle stesse giornate ne ha marcata solo una.

 

Perché si segna poco? E’ una domanda che ha molteplici risposte o per meglio dire concorrono a questa sterilità offensiva molti fattori. Sul dato 2013 pesano senz’altro le condizioni atmosferiche, pessime per la maggior parte del torneo. Le motivazioni più tecniche invece evidenziano la diminuzione degli spazi a disposizione degli attacchi a causa del costante miglioramento dell’organizzazione difensiva e della preparazione fisica dei giocatori.
La diminuzione degli spazi per l’attacco è continuata anche in presenza di direttive arbitrali che puntavano a favorire la velocità dei breakdown e l’attenzione allo spazio, in particolare nel rispetto delle linee di fuorigioco. A questo proposito è interessante anche valutare da dove hanno origine le poche mete segnate. Il 38% è stato segnate partendo dalla propria metà campo, mentre il 35% ha origine nei 22 metri d’attacco, il restante 27% è diviso tra metà campo e 10 metri (11%) e 10 metri e 22 metri (16%). Per quanto riguarda la fonte del possesso, il 60% delle mete è segnato conquistando la palla in rimessa laterale o da calcio dell’avversario (30% ciascuno). In questo caso va sottolineato che probabilmente, se si segna molto da calcio avversario, è un effetto positivo delle direttive date agli arbitri, a proposito del fuori gioco durante il gioco al piede. Per completare il quadro delle fonti di possesso, il 22% delle mete arriva da palloni di turn-over, mentre soltanto il 14% da mischia ordinata.

 

Quest’ultimo dato ci introduce al problema che continua ad essere grave: il 51% delle mischie nell’ultimo Sei Nazioni si è concluso con un calcio libero o un calcio di punizione, il 59% è crollato e il 30% reset. Nel match tra Galles e Inghilterra che ha deciso il torneo ci sono state tredici mischie con 11 crolli, 6 reset, 10 calci di punizione e calci liberi e soltanto tre volte il pallone è stato giocato. Tra calo del numero di mischie e difficoltà a concluderle, la conquista del possesso da questa fase ha una rilevanza sempre più ridotta sul gioco. Per esempio il Galles, nel torneo ha avuto soltanto 13 possessi da mischia ordinata, sulle 38 mischie a favore, ma ha ottenuto 20 calci di punizione su propria introduzione, concedendone soltanto 5.
Questi dati dicono tutto di come le squadre nell’emisfero nord, ma più in generale le squadre del Tier 1, interpretano la mischia ordinata, puntando più a trarre il vantaggio di un calcio di punizione, piuttosto che a un possesso per attaccare.

 

Di mischia ordinata abbiamo già scritto parecchio in GIU’ IL GETTONE. Nelle tre puntate sull’argomento che abbiamo proposto durante l’inverno, avevamo concluso che saremmo stati costretti a tornarci a breve. Previsione facile e confermata dai dati del Sei Nazioni. Non è probabilmente un caso, che qualche giorno dopo l’uscita del documento di analisi del Sei Nazioni 2013, l’International Board abbia comunicato una nuova sperimentazione delle regole d’ingaggio relative alla mischia ordinata. Dalla prossima stagione, sia nell’emisfero nord sia nell’emisfero sud, si passerà ad una nuova sequenza di comandi (crouch, bind e set) che nelle intenzioni dello Scrum Steering Group (vedi GIU’ IL GETTONE sulla mischia ordinata) dovrebbe risolvere il problema.
In sostanza i piloni si legano tra loro, prima dell’ingaggio. La nuova sperimentazione arriva a seguito dell’analisi della ricerca effettuata presso l’Università di Bath. Il nuovo set di comandi riduce la forza esercitata all’ingaggio del 25%, tornando su livelli più umani e quindi meno pericolosi. La legatura prima dell’ingaggio, dovrebbe garantire maggiore stabilità e inoltre ridurrà la distanza tra le due mischie. Con la diminuzione delle forze all’ingaggio, diventerà più importante la fase di spinta, che deve iniziare al momento dell’introduzione del pallone (niente di nuovo stando alla regola 20, ma disattesa al momento) e ancora di più sarà necessario il controllo della corretta introduzione, per garantire una leale contesa della palla (sempre niente di nuovo stando alla regola 20, ma ugualmente disattesa).

 

Se a tutto questo, si riuscisse a forzare anche l’atteggiamento positivo delle squadra, forse si potrebbe davvero migliorare la situazione globale. Probabilmente, come suggeriva Topo Rodriguez, sarebbe necessario l’introduzione di un terzo tipo di calcio di punizione, diretto, ma non piazzabile.
Come abbiamo visto, nell’ultimo Sei Nazioni, nella mischia ordinata, per una squadra dominante, è più importante ottenere calci di punizione, piuttosto che per guadagnare possesso per giocare. Se pensiamo ad una squadra in attacco, con il calcio diretto non piazzabile, sarebbe incentivata a conquistare il pallone per giocare, perché il fischio dell’arbitro non darebbe più l’occasione di tre punti, mentre alla squadra in difesa, che non corre più il rischio di subire i tre punti, non converrebbe comunque giocare sporco, perché potenzialmente lascerebbe un possesso da rimessa laterale all’interno dei propri 22 metri. Al momento, secondo la nuova sperimentazione, ogni infrazione nella fase d’ingaggio, sarà punita con un calcio libero, ad eccezione della cosiddetta “carica” punita con un calcio diretto, per la pericolosità dell’azione.
Una decisione definitiva su questa sperimentazione e sulle altre già in corso, dovrà essere presa nel 2014, perché nell’anno precedente la Coppa del Mondo non è possibile fare cambiamenti.

 

di Antonio Raimondi

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