Andrea Masi alza il coperchio-Zebre e indica la sua via fino al Mondiale

Seconda parte dell’intervista dell’azzurro che respinge le accuse di “tradimento” per il caso-Zebre. Poi dice: “Voglio la RWC”

ph. Stefania Mattana

Lunedì abbiamo pubblicato la prima parte dell’intervista della nostra Stefania Mattana che a Londra ha incontrato Andrea Masi. Ora vi proponiamo la seconda parte, con il trequarti azzurro che parla dei luoghi dove ha giocato, del caso Aironi/Zebre e sul suo futuro iridato…

 

Biarritz, Parigi, Viadana, Londra: puoi farci un riassunto di queste esperienze?
Biarritz è stata la mia prima esperienza internazionale, non me la dimenticherò mai. Era tutto nuovo, per me, era tutto diverso. Ho imparato una lingua nuova, mi sono adattato a una cultura diversa, e poi ero molto giovane. Sono arrivato in un periodo straordinario per la squadra: aveva vinto la Heineken e tutto quanto. Io ho vissuto un po’ il periodo di crisi del Biarritz, ma è stato formativo per me in ogni modo.
Parigi lo stesso, è stata un’esperienza incredibile, soprattutto il primo anno, quando abbiamo perso al barrage del Top 14, per il titolo nazionale. A Parigi ho giocato veramente tanto soprattutto il primo anno, mentre il secondo anno purtroppo ho giocato poco. Parigi, comunque, è una città che mi è rimasta nel cuore.
L’anno a Viadana è stato particolare: l’Italia è sempre l’Italia, è sempre casa, dopo tutto. Sono arrivato con molte speranze e con tanta voglia di divertirmi… e perché no, magari aiutare qualche giovane italiano a crescere, come i miei mentori hanno fatto con me.
Di Londra devo dire che sono molto, molto contento. La città è bellissima, piena di verde e di parchi dove andare a staccare la spina. Adoro il modo di lavorare degli inglesi, che sono molto, molto professionali e precisissimi… direi maniacali, nella preparazione delle cose. Devo ringraziarli perché mi hanno rimesso fisicamente apposto in una maniera superlativa.

 

Hai trovato tante differenze culturali vivendo in tre nazioni diverse?
Mah, tra Francia e Italia le differenze sono davvero poche. Qui in Inghilterra, invece, la differenza la senti parecchio, soprattutto in questo periodo, per me, dato che posso dire di essere appena arrivato. Gli inglesi sono molto diversi da noi, ma non sono necessariamente differenze negative, anzi.

 

E invece, a livello proprio personale, come ti trovi a Londra? Cosa fai nel tempo libero, per esempio.
Londra è una città stupenda, davvero molto vivibile a misura d’uomo, nonostante sia una città enorme e uno dei cuori pulsanti del mondo intero. Mi trovo bene, mi piace il quartiere dove vivo e mi trovo molto bene con lo staff della squadra e con i miei compagni. Alcuni di loro sono davvero dei fenomeni. Per quanto riguarda la mia vita di tutti giorni, mi piace stare a casa, andare in giro con il mio scooter per la città e scoprire quartieri nuovi. E mi sto appassionando al golf.

 

ph. Stefania Mattana

Segui il rugby? Intendo, segui il rugby che non giochi tu?
Sì, come no! Mi piace guardare il rugby in televisione.

 

E le differenze tra i campionati? Praticamente puoi dire di aver partecipato a quasi tutti i campionati di questo emisfero!
[Ride] Quasi tutti, dato che ho giocato anche nel Pro D2! Principalmente, la differenza tra il campionato nazionale francese e quello inglese è l’approccio alla partita. I francesi sono molto più tattici, e sono molto attenti alle fasi di gioco nella mischia, nei calci e nel gioco al piede. Gli inglesi hanno un gioco molto più veloce e fisico. É un gioco molto duro. Gli impatti e la fisicità degli incontri è proprio diversa tra squadre francesi e quelle inglesi.

 

Capitolo Zebre: perché hai detto loro no, cosa non ti ha convinto?
Devo precisare che il mio no alle Zebre non era basato su una ipotetica mancanza di convinzione. Il progetto mi convinceva, non solo perché coinvolgeva amici e staff di fiducia. C’è stato un problema a livello contrattuale che mi ha portato a guardare altrove e a scegliere un’alternativa. Ho rinunciato a parecchie cose per venire qui a Londra, ma non c’erano, appunto, le condizioni contrattuali perché il matrimonio tra me e le Zebre fosse un matrimonio felice.

 

Ho letto in giro che qualcuno ti ha additato come ‘traditore’: alla luce di quello che hai detto mi sembra davvero che sia stata usata una parola fuori contesto.
Mi dispiace moltissimo che mi abbiano accusato di aver tradito qualcuno: io non ho tradito nessuno. Sono un professionista e scelgo il club dove militare secondo determinati criteri che vanno oltre la sfera economica. Mi spiace soprattutto che i tifosi pensino che li abbia traditi, questa è la cosa che più male, perché non è vera.

 

Insomma, hai rinunciato anche a dei soldi?
Sì, ho rinunciato anche a dei soldi per venire qui agli Wasps. Alla mia età hai bisogno di trovare degli stimoli nuovi se vuoi rendere al massimo, e gli Wasps hanno quegli stimoli che cercavo: un ambiente culturalmente nuovo e un campionato prestigioso e duro, durissimo. Un modo per mettermi ancora alla prova, perché se non ti metti alla prova non puoi crescere e non rendi come giocatore.

 

Ma come ti vedono qui, in Inghilterra? Qual è la percezione che hanno gli inglesi nei confronti di un giocatore italiano? Hanno pregiudizi?
A dire il vero, un po’ sì, ma solo all’inizio. Gli inglesi non ci vedono bene, non ci rispettano molto come giocatori. Come atleti sì, ma come giocatori no, e per me questo è uno stimolo grandissimo che mi spinge a fare sempre meglio.

 

E alla fine, però, giochi sempre titolare negli Wasps.
Sì, mi sono guadagnato sul campo il rispetto dell’allenatore, dei compagni e dei tifosi. E non sai quanta soddisfazione dà [ride]. Ho dimostrato che gli italiani sanno giocare a rugby anche in Premiership.

 

Dove ti vedi tra 10 anni? Dirigente, allenatore o casalingo disperato?
[Ride] A volte ci penso, ma mi vedo allenatore. Non so, dovrei provare per vedere se mi piace, se mi appassiona, ma mi sento davvero portato ad allenare. Magari non proprio head coach, ma allenatore dei trequarti. Mi piace l’idea di trasmettere ai giovani quello che ho imparato e quello che studierò. Mi sento portato, e appena finirò di giocare sarà probabilmente la strada che proverò a percorrere. Per ora, comunque, guardo al 2015: i mondiali saranno qui a Londra, e io voglio esserci.

 

Sei proprio determinato?
Determinatissimo. Nel 2015 avrò ‘solo’ 34 anni. Sono qui a Londra, adesso, e voglio esserci anche tra 3 anni.

 

LEGGI QUI LA PRIMA PARTE DELL’INTERVISTA

 

di Stefania Mattana

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