Benetton Treviso e Zebre, viaggio tra due diversi problemi di crescita

Cosa ci dicono i primo due mesi di partite delle due principali squadre italiane? Considerazioni e alcuni spunti di riflessione

ph. Sebastiano Pessina

La stagione è iniziata da due mesi, tante cose da qui ad aprile possono ancora cambiare, ma è possibile fare un primo bilancio. Inevitabilmente parziale.

Benetton Treviso: una crescita c’è stata. Enorme, ad essere sinceri. Fisica e mentale. Nessuna imbarcata, partite tutte giocate (qualcuna di più, qualcuna di meno) fino in fondo o quasi. La certezza di potersela ormai giocare con chiunque pur essendo consci di limiti, che ancora ci sono e sono evidenti. Il Monigo può diventare una tomba per chiunque: il Leinster ne è uscito solo grazie a un drop dell’ultimo secondo, il Tolosa dando fondo a una rosa spaventosamente superiore a quella dei biancoverdi. E stiamo parlando di due delle squadre più forti d’Europa.
Il rovescio della medaglia è una tenuta nervosa non sempre all’altezza, che porta ai tanti errori di handling e non solo. Errori evitabili se ci fosse una maggiore tranquillità in testa. Probabilmente questo gruppo è da un lato conscio delle sue virtù e delle sue debolezze e il giocare sempre con il piede sull’acceleratore dei nervi a volte fa pagare prezzi piuttosto salati. Da qui i cali di tensione spesso fatali. Altri possono giocare su un’ampiezza della rosa impensabile oggi per le squadre italiane e contare  su una maggiore abitudine a stare non tanto a certi livelli, ma con un certo cinismo a noi sconosciuto. Giocare non bene ma riuscire a vincere: questo manca al gruppo di Franco Smith. Oggi se Treviso non gioca bene non può sperare di vincere.

 

Zebre: discorso inevitabilmente diverso per la franchigia federale. Nata in fretta e furia, smobilitando gli Aironi ha perso gran parte del lavoro svolto nei due anni precedenti (al di là dei giudizi sulla bontà dello stesso). L’aver portato con sé alcuni – ma non tutti – i giocatori più importanti di quel gruppo non ha aiutato a colmare il gap. Oggi, dopo due mesi di partite, le Zebre non sono molto diverse rispetto a fine agosto: grande grinta, determinazione che certo non manca ma molto più in là non si va. Accusarle di non avere ancora un vero e proprio gioco è sbagliato, visto che non poteva che essere altrimenti. La mancanza di risultati però comincia a pesare su un gruppo in cui ci sono tanti giovani dalla scarsa o nulla esperienza internazionale. In questi casi passare dall’esaltazione, alla voglia di strafare e alla depressione è un attimo. Può succedere anche nel giro di pochi minuti nel corso di una partita. E l’essere partiti con una serie di partite sulla carta più abbordabili diventa ora un boomerang: se non si fanno punti con il Connacht – con tutto il rispetto per gli irlandesi – non si può poi pensare di farli con il Munster. Sarà una stagione difficilissima, inutile girarci attorno, forse più dura anche di quello inizialmente preventivato. Ma non si può fare altro che passare attraverso queste forche caudine, che nel rugby – purtroppo, a volte servirebbe – nessuno nasce imparato.

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