Il più All Blacks tra i tuttineri: è Richie McCaw il più grande?

Qualcuno, a mezza voce, lo dice da tempo. Antonio Raimondi strappa il velo dell’ipocrisia: è il più forte giocatore di sempre

ph. Sebastiano Pessina

Richie McCaw è il giocatore più grande della storia del rugby. Sì, è un’affermazione forte, perché è difficile avere un metro di giudizio, che rimanga valido attraverso il tempo, soprattutto dopo che il rugby ha iniziato la sua trasformazione, moltiplicando i test match e adattando le regole alla nuova realtà.
Da noi in Italia è ancora più difficile, perché soltanto negli ultimi anni abbiamo avuto la possibilità di vedere il rugby in televisione con costanza e quantità e quindi spesso dobbiamo affidarci a qualche piccolo ricordo, a qualche racconto, e a quanto nei nostri viaggi, in biblioteca o nel mondo, ci hanno regalato. Ma lanciare Richie McCaw come migliore di tutti i tempi è un gioco a cui è divertente partecipare.

 

Proviamo a dare concretezza all’affermazione attraverso i numeri. Richie McCaw ha fatto 100. Non è il primo potete dire. E’ vero, non è il primo a raggiungere i cento cap internazionali, ma è il primo neozelandese a farlo, ma il cento si riferiva alle vittorie, non alle presenze che ormai sono centotredici. Se poi pensiamo al fatto che ora ha nel mirino la Coppa del Mondo del 2015, se resterà libero da infortuni, potrebbe andare a fissare un record davvero straordinario, che batterebbe anche il luogo comune che i record sono fatti per essere battuti.
Ci sono ventidue giocatori nella storia ad aver superato come McCaw le cento presenze e il più vicino al traguardo delle cento vittorie è George Gregan, il mediano di mischia dell’Australia che si è fermato a novantatré in centotrentanove partite, in termini percentuali siamo 67.62% di vittorie, poco più indietro, con meno vittorie (ottantanove) ma una percentuale migliore (75,63%) Jason Leonard, pilone dell’Inghilterra.
Tra i cosiddetti centurioni, quelli che hanno la miglior percentuale vittorie sono Mils Muliaina 84% e Keven Mealamu, freschissimo di cento cap, con 85%. Qual è la percentuale vittorie di Richie McCaw? Naturalmente la più alta di tutti i centurioni: 88,93%. Richie McCaw dal debutto del 2001 ha giocato con la maglia degli All Blacks 113 delle 141 partite disponibili, ma per la squadra più forte del mondo, senza Richie McCaw la percentuale vittorie cala ad un più “umano” 71,42%. L’unico giocatore al mondo, tra quelli che hanno superato la consistenza statistica dei 50 cap, che ha una percentuale vittorie superiore a McCaw è Conrad Smith con 89,68%.

 

Richie McCaw è capitano degli All Black dal 2004, non aveva ancora compiuto 24 anni, come Wilson Whineray, morto il 22 ottobre e ricordato da Vittorio Munari nel suo ultimo “Tinello” come il più grande capitano All Blacks di sempre. McCaw è sulla stessa strada di Whineray, per la qualità della leadership e dei comportamenti, che sono magari il tratto meno misurabile, ma che influenzano più di ogni altra cosa il raggiungimento dei risultati. Un esempio Whineray giovane capitano, con doti di leadership naturali, perché sulla finire degli anni cinquanta e all’inizio degli anni sessanta l’ambiente All Blacks era, per così dire, un po’ ruvido nei rapporti e uno “sbarbato” qualsiasi non poteva fare il capitano.
In McCaw le doti di leader erano dormienti. Ha imparato a fare il capitano, nonostante le delusioni e la critica. Da capitano ha infatti subito la sconfitta sportiva più grande, nel 2007 nel famoso quarto di finale contro la Francia. Molti, dopo quel match, avevano sottolineato la sua inadeguatezza nel ruolo. Credo che nessuno, oggi, possa avere invece qualche dubbio, per come ha guidato gli All Blacks al titolo di campioni del mondo un anno fa. Ha saputo giocare andando oltre la soglia del dolore, con un piede fratturato, moltiplicando il rendimento dei compagni che gli stavano accanto.
E’ il classico modo di essere leader che gli anglosassoni definiscono by example. L’esempio che dà McCaw è nei comportamenti e anche nel rendimento. Lui è il benchmark, come dicono i manager di oggi, o meglio la sua prestazione è il livello a cui tutti devono tendere per avere una prestazione positiva. Abbiamo usato l’espressione deve tendere, perché il suo work-rate è sempre quello più alto in ogni partita.

 

C’è poi un dato che è così sorprendente, da far pensare che sia sbagliato. In 113 partite con la maglia degli All Blacks è stato ammonito solo una volta. Eppure il data base che abbiamo consultato ci ha restituito solo l’ammonizione del 2006 contro il Galles. Un record se pensiamo che in Australia per quello che è stato definito Richie “Hand Off 7” McCaw, ma soprattutto per uno che per la natura stessa del ruolo, vive sul filo della legge, in quel territorio del break-down dove la battaglia è davvero feroce. La grandezza di McCaw è anche questa, perché non siamo nel campo del “dono naturale”. McCaw ha imparato a giocare con l’arbitro, a testare in sicurezza, il limite operativo che deve tenere, a porsi in modo positivo, e alla fin fine a “giocare” nella squadra dell’arbitro.

 

Questo in campo, fuori dal rettangolo di gioco è il fidanzato e marito ideale, per le figlie e anche per mamme e papà, ma è anche l’amico che qualsiasi ragazzo vuole avere, uno con cui bere una birra al pub. Un esempio per una nazione intera, un eroe, forse perché un po’ ha preso dal nonno, pilota di aereo nella seconda guerra mondiale. Dal nonno quanto meno ha preso la passione per il volo, ha ottenuto il brevetto di pilota e la sua guerra, fortunatamente, la fa in campo con la maglia degli All Blacks.
A Novembre all’Olimpico di Roma avremo modo di vederlo per l’ultima volta, prima dello stacco di sei mesi che ha deciso di prendersi nella prossima stagione. Anche in questo è diverso dagli altri e invece di inseguire un contratto in Europa, staccherà per davvero, e girerà il mondo per sperimentare differenti stili di vita. Quello che serve per ricaricarsi, guarire il suo corpo anche da quegli acciacchi che non impediscono di giocare, ma che costituiscono l’usura del tempo.
Un “riposo” strategico per poter arrivare davvero alla Coppa del Mondo del 2015. Ci arriverà in modo diverso, rispetto al 2011. La coppa vinta lo scorso anno, dopo il 2007, era un’ossessione, un dovere nei confronti di tutto il popolo neozelandese. Tra tre anni sarà vissuto come un traguardo nuovo, per rimettere in pari i valori del rugby mondiale, e dare alla Nuova Zelanda una coppa vinta al di fuori del proprio territorio.
Come si diceva al termine delle favole: larga la foglia, stretta la via, dite la vostra che ho detto la mia. E’ Richie McCaw il più grande di tutti i tempi?

 

di Antonio Raimondi

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