Fabio Roselli: ecco come è nata l’intuizione di schierare Ange Capuozzo come estremo

L’ex tecnico dell’Under 20, oggi alle Zebre, ci ha svelato dei retroscena sulla genesi di una mossa tattica vincente

Fabio Roselli ci ha raccontato l'intuizione di schierare Ange Capuozzo come estremo

Fabio Roselli ci ha raccontato l’intuizione di schierare Ange Capuozzo come estremo (Ph. Sebastiano Pessina)

“La meta dell’Italia porta la firma di Ange Capuozzo, l’estremo che milita nello Stade Toulousain, ma che nell’Under 20 italiana è stato trasformato da mediano di mischia a numero 15 grazie a un’intuizione di Fabio Roselli”.

Parole e musica di Francesco Pierantozzi, giornalista e telecronista di Sky Sport e TV8, che nel mese di novembre, durante le Autumn Nations Series si è divertito a più riprese a ripetere questa frase, ogni qualvolta – o quasi – il trequarti andava in meta.

Fabio Roselli ci ha raccontato l’intuizione di schierare Ange Capuozzo come estremo nell’Under 20

Ma veniamo all’oggi. Ange Capuozzo è fra i migliori estremi del mondo e ha vinto il premio planetario come “Rivelazione dell’anno” di World Rugby, mentre Fabio Roselli è il capoallenatore delle Zebre che si preparano a sfidare il Benetton in un doppio derby all’interno dello United Rugby Championship.

Intervistando il coach per fotografare il momento della sua squadra, nella coda della chiacchierata una domanda ci è sorta spontanea: “Fabio, scusi, ci può raccontare come le è venuta questa felice intuizione su Ange Capuozzo che, da qualche mese a questa parte, ha dato una nuova prospettiva alla nazionale italiana?”.

Lui all’inizio ci ha riso su, poi ha iniziato a rispondere. Ecco che cosa ne è venuto fuori.

“Partiamo dal principio. Quando gestivamo l’Under 20, abbiamo capito che c’era la possibilità che Ange Capuozzo facesse parte del gruppo azzurro e così siamo andati a sondare le sue volontà: lui da subito ci ha risposto con un percepibile senso di appartenenza facendoci capire che era pronto a vestire la maglia dell’Italia. Ad alcuni può sembrare poco, ma vi assicuro che quando un giocatore si integra in un sistema con la cosiddetta “testa giusta” un po’ di lavoro, dal punto di vista dello staff, è già fatto”.

“La cosa da cui sono e siamo (fa riferimento anche ai collaboratori tecnici, ndr) rimasti impressionati è stato il suo grande senso del gioco: avevamo capito di trovarci di fronte a un giocatore di rugby di grande spessore e con del potenziale. Uno così per me può giocare in tutte o quasi le posizioni del reparto trequarti”.

“L’intuizione da estremo? Quella nasce da un momento di emergenza, ma non solo. Con la nazionale italiana Under 20 qualche anno fa abbiamo attraversato un momento di indisponibilità degli estremi, ragione per la quale abbiamo deciso di provare Capuozzo in quel ruolo. E’ andata bene: a quel punto abbiamo girato la cosa ulteriormente a nostro favore, facendo capire a chi era in precedenza titolare della maglia che avrebbe dovuto sviluppare una nuova competitività interna per cercare di riprendersi la maglia numero 15”.

Poi chiude con una speranza: “Allenare una rappresentativa giovanile nazionale è sicuramente diverso dall’allenare una franchigia che svolge competizioni per club a livello intercontinentale, ma il nostro obiettivo è quello di trovare o contribuire a formare altri giocatori che possano svilupparsi nel solco di Capuozzo”.

Di Michele Cassano

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