Benetton, Antonio Pavanello suona la carica: “Piangere non serve, rialziamoci subito in Challenge”

Il dirigente dei Leoni parla del turnover mirato, di cosa serve fare per crescere e delle sfide contro le squadre francesi

Antonio Pavanello

Benetton, Antonio Pavanello suona la carica: “Piangere non serve, rialziamoci subito in Challenge” (ph. Sebastiano Pessina)

Non si è ancora spento l’eco della sconfitta di Parigi in casa Benetton, un 24 a 14 arrivato dopo un match giocato anche con ottimi sprazzi da parte dei Leoni rimasti però a bocca asciutta di punti in classifica. Nel prossimo turno i biancoverdi faranno visita a Bayonne, e a suonare la carica ci pensa un Antonio Pavanello che condivide quanto detto da Michele Lamaro, cioè che serve finalizzare maggiormente quanto prodotto in campo limitando in maniera netta gli errori e trovando più concretezza.

Leggi anche: Benetton, per Lamaro a Parigi è stata un’occasione buttata

Parlando alla “Tribuna” in edicola oggi, Pavanello ha sottolineato come secondo lui la chiave possa essere quella di giocare con più freddezza nei 22 avversari, lavorando maggiormente sui dettagli. Interessanti le considerazioni relative al turnover, visto che spesso tra una partita e l’altra sono parecchi i giocatori cambiati: “Questo è un turn-over mirato e consapevole, nel senso che non c’è una prima o seconda squadra: da qui a gennaio le partite sono tante e importanti, e non dimentichiamo che a novembre in molti hanno giocato in Nazionale”.

Relativamente al prosieguo della Challenge, il DG del Benetton ha detto come le speranze di passare il turno ci siano ancora, anche se: “A Parigi abbiamo lasciato 4 se non 5 punti, peccato. Piangerci addosso non serve a niente, pensiamo a fare risultato a Bayonne per poi puntare alle due partite in casa a gennaio”.

Guarda anche: Gli highlights di Stade Francais-Benetton

Il focus è comunque molto alto per il match da giocare in terra basca visto che l’avversario è la squadra rivelazione del Top14 che in casa può contare su un pubblico caldissimo. Da non sottovalutare, secondo Pavanello, anche la differenza di gioco che passa tra le partite di URC e quelle contro formazioni francesi, più fisiche e con trequarti capaci di inventare un’azione “rotta” in qualsiasi situazione.

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