Beatrice Rigoni: “Il livello generale si è alzato. La sconfitta in Irlanda? Ci ha fatte stare male”

La numero 12 azzurra: “È stato un torneo ancora più impegnativo rispetto agli anni scorsi, per vincere siamo ripartite dal nostro rugby”

Beatrice Rigoni: "Il livello generale si è alzato. La sconfitta in Irlanda? Ci ha fatte stare male" (ph. Federugby)

Beatrice Rigoni: “Il livello generale si è alzato. La sconfitta in Irlanda? Ci ha fatte stare male” (ph. Federugby)

Si è concluso il Sei Nazioni femminile 2022, con l’Italia che è giunta quinta dopo due vittorie contro Scozia e Galles. Un torneo difficile, iniziato in salita per le azzurre e complicato anche dall’innalzamento del livello di alcune formazioni, Galles su tutte. Beatrice Rigoni, una delle protagoniste del Sei Nazioni azzurro, ha commentato a OnRugby questo mese e mezzo così intenso.

Beatrice, un bilancio di questo torneo?

Tosto, sicuramente il livello generale si è alzato, e ogni partita è stata dura sia dal punto di vista fisico che mentale. Insomma, è stato molto molto impegnativo rispetto agli anni scorsi.

C’è stata anche più pressione?

Sicuramente quando abitui bene le persone ci si aspetta sempre che poi arrivino buone prestazioni, e quando questo non succede poi sorgono dei dubbi. Però siamo riuscite a gestirla nel modo giusto e alla fine è venuto fuori quello che siamo veramente.

Cosa è successo dopo la sconfitta in Irlanda?

La partita contro l’Irlanda ci ha fatte stare male. Pensavamo di poterla portare a casa e invece non ha funzionato niente, siamo state le prime a farci un esame di coscienza per capire perché le cose non fossero andate come sempre. Siamo ripartite dal basso, dal nostro tipo di rugby, e poi le prestazioni buone arrivano perché ognuna di noi ha completa fiducia nella compagna, e in campo si vede.

Quanto hanno inciso le positività a metà torneo?

Perdere 4 giocatrici poco prima di una partita può destabilizzare, ma non credo sia stata la causa della nostra cattiva prestazione. Non voglio trovare scuse. Semplicemente, forse eravamo un po’ scariche, ma serve tutto a crescere e anche quello ci è servito per riprenderci.

Il punto di svolta del torneo è stato il secondo tempo contro la Scozia: cos’è successo nell’intervallo?

Non saprei dire cosa. Sicuramente quando ritorniamo negli spogliatoi riusciamo a riordinare le idee. Sapevamo che non volevamo perdere altre occasioni e che avremmo avuto altri 40 minuti per potercela fare.

Leggi anche: 6 Nazioni femminile: il bilancio dell’Italia

Il Sei Nazioni femminile è un periodo un po’ particolare: venite trattate come professioniste, a livello mediatico, anche se poi non lo siete…

Non ti nego che da un lato fa piacere, ma dall’altro c’è il rovescio della medaglia. Nel momento in cui c’è un’ottima prestazione questa viene esaltata, quando però non giochiamo al nostro livello viene fatto notare. È un’arma a doppio taglio. È una cosa con la quale dobbiamo imparare a convivere.

Quanto i nuovi contratti possono cambiare questa prospettiva?

Quando ho cominciato io non avrei mai immaginato che si potesse arrivare a una cosa del genere. Però deve essere l’inizio di un percorso che non deve finire qui: un passetto alla volta bisogna sempre migliorare, senza fermarsi.

Hai mai pensato di andare all’estero? Anche per una maggiore gratificazione economica…

Sicuramente è una cosa che mi stuzzica, ogni tanto ci penso. Ora come ora però il mio obiettivo è fare bene col Valsugana e concentrarmi sul campionato. Mi sento davvero in dovere di fare bene con la mia squadra, perché tanti risultati che abbiamo ottenuto con la Nazionale – e anche i miei personali – li abbiamo ottenuti grazie a questa società, quindi voglio dare la giusta importanza a loro.

In questo torneo, contro la Francia, sei tornata anche a giocare apertura. Quali sono le differenze?

È stato strano, perché non giocavo 10 da un po’, credo dall’ultima sfida contro la Francia prima della pandemia. Anche se in realtà io e Meddi (Veronica Madia, ndr) siamo talmente interscambiabili che alla fine è la stessa cosa. Avere lei al mio fianco mi fa sentire meglio, è una persona con la quale mi trovo bene e ci aiutiamo a vicenda.

Contro la Francia però lei non è partita dall’inizio, perché c’erano due centri “puri” (D’Incà e Sillari, ndr)

Sì, è un adattamento un po’ diverso. Per certe cose ha funzionato, per altre forse no, ma per fortuna nella nostra squadra ci sono molte ragazze che possono ricoprire più ruoli, e questo ci permette di cambiare a seconda della partita che dobbiamo affrontare.

Nella vittoria contro il Galles la scelta è stata quella di confermare in blocco le 15 che avevano iniziato. Siete arrivate un po’ stanche alla fine?

Sicuramente la stanchezza si è fatta sentire. Poi le scelte le fa Andrea (Di Giandomenico ndr), noi dobbiamo solo eseguire, ma abbiamo dimostrato di poter reggere fino all’ultimo per portare a casa la partita. Cosa vuoi che ti dica, sicuramente eravamo un po’ stanche, ma ce l’abbiamo fatta.

Francesco Palma

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