Leggende metropolitane del rugby italiano: i contributi del CONI

Una rubrica per sfatare i falsi miti che circolano nel web ovale

Leggende metropolitane del rugby italiano: i contributi del CONI

Leggende metropolitane del rugby italiano: i contributi del CONI

Inauguriamo oggi una nuova rubrica che abbiamo intitolato “leggende metropolitane”. L’intento è quello di cercare di creare un po’ più di consapevolezza sfatando alcune errate convinzioni che si sono diffuse tra gli appassionati (magari leggendo commenti altrui su OnRugby e soprattutto sui social) diventando poi dei postulati.
Insomma come direbbero gli Elio e le Storie Tese i falsi miti del “Mi ha detto mio cuggino…”

In questa primo appuntamento affrontiamo l’argomento dei contributi che il CONI da alla FIR (così come a tutte le altre federazioni, enti e gruppi affiliati) che secondo molti sarebbero destinati allo sviluppo dell’attività olimpica (il rugby seven per capirci).

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Premettiamo intanto che dal 2019, con la riforma dello sport, il Governo ha sancito una divisone netta tra Comitato Olimpico e l’azienda pubblica Sport e Salute S.p.A (prima chiamata CONI Servizi e controllato dal CONI) che è ora sotto la gestione del ministero dell’Economia.
Dei 408milioni di euro stanziati dallo stato per il 2021, 40 vanno al CONI per il finanziamento della preparazione olimpica, dell’alto livello e della giustizia sportiva, e 368 milioni a Sport e Salute per gli organismi sportivi, il funzionamento del CONI, l’antidoping, le strutture territoriali e la promozione sportiva.

E’ quindi Sport e salute che, in conformità con le deliberazioni e gli indirizzi di CIO e CONI, si occupa (tra le varià attività) della distribuzione della maggior numero di finanziamenti annuali provenienti dallo Stato.
Al di la di questa precisazione, che possiamo definire di lana caprina, quello che ci interessa davvero capire è quali siano questi “indirizzi” del CONI che si evincono chiaramente leggendone lo statuto che, al punto 1, recita: “L’ente cura l’organizzazione ed il potenziamento dello sport nazionale, ed in particolare la preparazione degli atleti e l’approntamento dei mezzi idonei per le Olimpiadi e per tutte le altre manifestazioni sportive nazionali o internazionali.” Contenendo nel proseguo anche un’altra precisazione importante “Cura inoltre…la promozione della massima diffusione della pratica sportiva”.

Insomma il Comitato Olimpico Nazionale Italiano, a dispetto del nome che potrebbe ingannare, è l’organizzazione di raccordo di tutte le federazioni sportive nazionali è ha come fine quello incentivare tutto lo sport in Italia. Non (solo) in ottica Olimpiadi.
Un’ulteriore dimostrazione sta nel fatto che delle 40 federazioni riconosciute – e sostenute economicamente – quasi un quarto (9) rappresentano discipline che non sono nemmeno olimpiche (come motociclismo, bocce, motonautica, pesca sportiva, hockey e pattinaggio, squash, etc.).

Anche i (complicati) criteri di calcolo dei fondi che vengono dati annualmente alle Federazioni sono basati sui principi statutari sopra enunciati. Per esempio, oltre ai risultati sportivi (dove oltre alle Olimpiadi figurano mondiali ed europei), hanno una grande rilevanza anche il numero di tesserati in agonistica, la visibilità media e le affiliazioni a organismi internazionali. Analizzando per bene le cose insomma, ancora una volta, la grande fortuna del nostro movimento (giusto per capirci l’ammontare del contributo 2021 spettante alla FIR sarà di 5.929.000 euro) risulta essere sempre la solita: essere nel Sei Nazioni.

Ecco perché affermare che “i fondi CONI arrivano per finanziare il seven venendo poi dirottati altrove” è una leggenda metropolitana.
Che poi qualcuno sia dell’idea che sottraendo una parte delle risorse FIR ad altre settori e investendole nel progetto seven si possano avere dei benefici per tutto il movimento questo è tutt’altro ragionamento (e ci sta benissimo). Ma a quel punto si porrebbe un altro quesito: tirando la coperta dalla parte del seven dove resteremmo scoperti?

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