Alberto Sgarbi: la Stirpe d’Oro del Benetton Rugby

Con lo storico capitano abbiamo ripercorso un viaggio fatto di emozioni biancoverdi, ma anche di possibilità future

Alberto Sgarbi: la Stirpe d'Oro del Benetton Rugby

Alberto Sgarbi: la Stirpe d’Oro del Benetton Rugby ph. Ettore Griffoni

Quindici anni di carriera in maglia Benetton Rugby (2006-2021) attraversati da un senso di appartenenza incredibile. Quando lo contattiamo al telefono per questa chiacchierata, Alberto Sgarbi – anche dalla cornetta – trasuda emozioni, sensazioni e gioia per quello che è successo sabato scorso, con il trionfo dei “Leoni” nella Rainbow Cup.

Eppure non c’è solo quello: ci sono i programmi per il futuro, il racconto di una stagione lunghissima e la volontà di provare a restituire qualcosa al mondo della palla ovale.

Alberto Sgarbi: la Stirpe d’Oro del Benetton Rugby – allacciate le cinture, si parte

Alberto, buongiorno: ormai è passato qualche giorno dal trionfo in Rainbow Cup, quali sono state e quali sono le tue emozioni?
“Per quanto mi riguarda, ho provato e sto provando dentro di me emozioni contrastanti. In generale sono contento per la squadra, per tutti noi che facciamo parte del Benetton Rugby, vista l’eccezionale conclusione dopo le ultime due annate difficili, in particolare in un Pro14 dopo non siamo mai riusciti a esprimerci come avremmo potuto e voluto. A livello personale invece devo dirvi che non essere sul campo e guardare i miei compagni vincere non è stato facile, più che altro perchè mi sono passati davanti tutti gli anni vissuti qui a Treviso: dalle gioie ai dolori, dai momenti belli a quelli più difficili”.

Hai parlato di attualità e passato col Benetton, tu sei una bandiera del club, con il quale addirittura hai vinto lo scudetto quando i Leoni erano ancora nel campionato italiano: che ulteriori sensazioni ti ha dato questa vittoria?
“Negli anni dei vari tornei celtici abbiamo ottenuto degli importanti traguardi, ma realmente non eravamo mai arrivati a vincere nulla, e allora vi dico che la mente non è potuta che collegarsi immediatamente con la conquista dello scudetto.
Vivere una finale, alzare un trofeo: sono sensazioni imparagonabili rispetto agli altri obiettivi. Era un feeling che mancava da tempo qui. Alla fine noi giochiamo per questi momenti, li cerchiamo in tutta la carriera e vedere la gioia, la preparazione alla partita, vivere la settimana di avvicinamento, l’attenzione negli allenamenti: è stato fantastico”.

Sappiamo che non proseguirai la tua avventura sul campo col Benetton Rugby, cosa c’è quindi nel futuro di Alberto Sgarbi?
“Ora ho solo voglia di riposarmi, anche perché la stagione è durata quasi consecutivamente per un periodo pari a 13-14 mesi. Per il futuro ci sono al vaglio diverse cose: se tutto si dovesse concretizzare con accordo e firme, per la stagione 2021/2022 dovrei andare a far parte della rosa di un team di Top10; più avanti poi si vedrà”.

Ma nel futuro, in ottica 2023, ci sarebbe sempre il rugby?
“Qui devo fare un distinguo e una precisazione. Personalmente sto portando avanti, con il sostegno e l’appoggio della mia famiglia, dei progetti extra-rugbystici che riguardino un ambito lavorativo diverso da quello sportivo, poi, non nego che se ci fosse la possibilità di restituire qualcosa al mondo della palla ovale non ne sarei attratto. Non ho mai considerato l’opportunità di voler fare l’allenatore, ma per come sono fatto sento di aver qualcosa da dare. Vedremo cosa ci riserverà il futuro”.

Alberto, se riguardi indietro la tua carriera, c’è un “desiderio ovale” che avresti voluto esprimere in maniera particolare?
“Se mi guardo indietro e vedo quello che ho fatto, mi rendo conto di aver avuto una carriera fortunata. Rifarei tutto: certo, alcune situazioni, con la testa di adesso le affronterei con un atteggiamento diverso. Se devo pensare a una cosa che vorrei poter rifare è quella di un Mondiale: non oggi chiaramente, ma quando mi è capitata l’occasione (nel 2011, ndr). In quella circostanza ho giocato pochissimo e avrei voluto avere più minuti: a parte questo non posso che ritenermi soddisfatto”.

Michele Cassano

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