Il San Donà riparte da San Donà: prima squadra fatta in casa, nessuna quota per i tesserati

La società ha compiuto 60 anni nel 2020: poteva essere un brutto compleanno, ma dopo la rinuncia al Top 10 ecco il nuovo corso

elia biasuzzi san donà

Rugby San Donà – ph. Mattia Radoni

Dopo l’amara rinuncia all’iscrizione al massimo campionato italiano, le luci sul Rugby San Donà si sono spente.

Sotto i riflettori sono rimaste le squadre che hanno dimostrato di avere le fondamenta economicamente più solide per poter competere nel Top 10, mentre la squadra veneta ha scelto di ripartire dalla Serie B, dov’è stata retrocessa d’ufficio.

Nonostante la scomparsa dai palcoscenici del rugby nazionale, però, il San Donà non è rimasto immobile. Anzi, ha riprogettato la propria idea sportiva per rimettere il proprio territorio al centro.

“Il San Donà riparte dal San Donà – annuncia a La Nuova Venezia il presidente del club Alberto Marusso – Su 50 atleti della prima squadra, 47 arrivano dal nostro vivaio.”

“Lo staff tecnico è interamente sandonatese, idem i massaggiatori, lo staff medico, i dirigenti. Mi sembra il modo più bello per onorare il nostro sessantesimo anniversario.”

Sessanta candeline che il Rugby San Donà stava rischiando di festeggiare nel modo più amaro, ma che grazie alla rinnovata collaborazione con lo sponsor Lafert, ha invece celebrato rilanciando anche il proprio impatto sociale: per la stagione 2020/2021 nessuno dei tesserati del club pagherà una quota d’iscrizione, tutelando così eventuali abbandoni per ragioni dovute alle difficoltà economiche delle famiglie durante l’emergenza sanitaria di questi mesi.

“Tutti i nostri giocatori e le nostre giocatrici, nessuno escluso, non tireranno fuori un centesimo per fare rugby da noi quest’anno” sentenzia Marusso nelle parole rilasciate al succitato quotidiano.

“I genitori in difficoltà economica erano tanti, e da genitori a nostra volta sappiamo bene cosa significhi la parola sacrificio, ma ancor più cosa significhi dover chiedere al proprio ragazzo di rinunciare al suo sport perché non più sostenibile.”

Una decisione importante per un club che ha all’attivo oltre 300 tesserati, a partire dalla under 6 fino ad arrivare ai seniores, e che si propone di tornare a essere un punto di riferimento per il proprio territorio, rimettendolo al centro del proprio futuro.

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