Chris Robshaw: la depressione e il ruolo di Conor O’Shea

Il giocatore inglese torna sul post Rugby World Cup 2015 ricordando quei tristi momenti

Chris Robshaw

Chris Robshaw ph. Sebastiano Pessina

Chris Robshaw ha deciso di raccontare uno degli aspetti più tristi che possono colpire uno sportivo nel corso della sua carriera: quello di imbattersi nella depressione a seguito di un evento andato particolarmente male.

Il giocatore inglese, intervenuto nel podcast My Sporting Mind, ha così riportato le lancette del tempo a cinque anni fa – nell’anno della Rugby World Cup 2015, organizzata proprio in Inghilterra e conclusasi con l’eliminazione prematura della Rappresentativa della Rosa – raccontando ciò che gli è successo.

Chris Robshaw a “cuore aperto”
Il terza linea (che finirà la carriera internazionale con 66 caps, l’ultimo dei quali nel 2018) era stato designato come capitano di un’Inghilterra battuta, nella fase a gironi, prima dal Galles e poi dall’Australia: “Al termine ero estremamente depresso – ha affermato – ricordo che quando sono tornato in camera, nel ritiro, ho abbracciato mia moglie e poi sono scoppiato a piangere. C’erano lacrime dappertutto e per qualche ora rimasi quasi con gli occhi sbarrati. Non volevo uscire da lì, mi sentivo in una condizione da quasi recluso: mi sembrava che le persone mi aspettassero solo per giudicarmi”.

Chris Robshaw e il ruolo di Conor O’Shea
All’epoca l’avanti vestiva la maglia degli Harlequins, club allenato da Conor O’Shea (che un anno dopo sarebbe diventato poi selezionatore dell’Italia). In un colloquio precedente al Mondiale, il tecnico irlandese – come narra il giocatore – disse al suo rugbysta: “Vai e goditi la World Cup, ma sappi una cosa: quando tornerai o sarai diventato un santo o un Guy Fawkes (militare inglese, cospiratore, ndr) e purtroppo così fu”.

Il sollievo, “firmato” da Sean Fitzpatrick
A questo punto la domanda sorge spontanea: Chris Robshaw come ha superato quel momento? Lui risponde così: “Subito dopo il torneo, ricevetti una e-mail da Sean Fitzpatrick (uno dei totem assoluti degli All Blacks). Mi disse che niente o nessuno mi avrebbero fatto sentire meglio, e aveva ragione, avrei solo dovuto attendere il sorgere di un nuovo sole”.

La conclusione
“Non è una cosa di cui vado orgoglioso – dichiara infine Chris Robshaw – ma fa parte della mia vita e ora non posso che essere grato a tutte le persone che mi sono state vicine in quei momenti: sicuramente da solo non ce l’avrei fatta”.

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