Tito Tebaldi a 360 gradi, tra leoni, gioie e delusioni azzurre e futuro

Abbiamo parlato con il numero 9 dei Leoni di Nazionale, contratto e situazione attuale

Tito Tebaldi (ph. Ettore Griffoni)

Nonostante la stagione del Pro14 sia fermo ormai da diverse settimane, Tito Tebaldi – numero 9 nocetano dei Leoni e mediano di mischia dell’Italia all’ultimo Mondiale – non ha tempo per annoiarsi, tra allenamenti che proseguono con la consueta ferocia agonistica ed una famiglia – appena ingranditasi (la seconda figlioletta è nata pochi mesi fa) – che lo tiene costantemente, nonché felicemente, impegnato. Lo abbiamo raggiunto per parlare della sua stagione e del suo futuro.

Tito, come stai gestendo questo momento particolare?

Quando tutto questo è iniziato, assieme a mia moglie, abbiamo deciso di settare una routine e darci obiettivi: giornalieri, settimanali e mensili. Programmare, dunque, le nostre giornate ed imporci di rispettare quanto detto. Facile seguire le regole quando te le impone qualcuno, più difficile quando sei tu stesso il padrone della situazione. Tendi ad essere più permissivo con te stesso, ma riuscire a rispettare quanto preposto è un bel modo di volerti bene. Che sia l’allenamento, fondamentale anche in questo periodo di pausa forzate, le pulizie in casa o l’applicazione in cucina. Ad ogni modo, quando c’è bel tempo è tutto più semplice. Sei di buonumore e puoi sfruttare al meglio cortile e giardino. I giorni di pioggia e freddo sono stati i più complessi, anche con le bimbe.

Come è andata la tua stagione?

Non posso che negare che sia stata un poco frustrante. Tornato dal mondiale, peraltro esperienza anche lì in Giappone con un finale in quarantena – per una settimana non abbiamo potuto allenarci, ed abbiamo saltato l’ultima sfida con gli AB a causa del tifone Hagibis -, ironico preludio a quanto sarebbe successo qualche mese dopo (sorride, ndr), ero tanto soddisfatto – per aver realizzato il mio sogno di giocare un Mondiale, tra l’altro, da titolare anche e soprattutto nella partita più importante contro il Sudafrica – quanto carico. Desideroso a tal punto di ripartire subito con Treviso, che una volta rientrato nella Marca ho ricominciato ad allenarmi una settimana prima rispetto a quello che era il termine programmato delle mie vacanze.

L’inizio di campionato si è rivelato abbastanza complicato per quanto riguarda i risultati, anche rispetto alle nostre aspettative, e poi, purtroppo, proprio nel momento in cui, sia a livello individuale che collettivo, le cose stavano volgendo per il meglio, si sono presentati un problema fisico per me (una tendinite, ndr) ed il Covid, poco dopo, per tutti. Così, nonostante uno spirito super propositivo, per un motivo o per un altro, di fatto, non mi è stato possibile giocare negli ultimi mesi.

Nel mezzo dell’annata, poi, c’è stata anche l’esclusione, a sorpresa, dalla nazionale, nel primo Sei Nazioni del nuovo corso. Come hai preso la mancata convocazione?

Ad inizio gennaio, ero in un ottimo momento di forma, probabilmente il migliore della mia annata. Sicuramente, e non potrebbe essere altrimenti per un atleta competitivo, la mancata convocazione mi ha deluso. Forse, però, più che la scelta tecnica di non chiamarmi in sé, quello che mi è realmente dispiaciuto è stato il fatto che nessuno mi abbia contattato per dirmi che (o spiegarmi il perché) non avrei fatto parte del progetto. Non che sia necessariamente una cosa che spetti di diritto a chiunque non venga convocato, per carità, però dopo tutto ero stato il 9 titolare solo pochi mesi prima. Probabilmente, finito il mondiale e terminato, così, il precedente quadriennio, anche alla luce della mia età, si è deciso di intraprendere un nuovo percorso, anche in termini di rosa, in preparazione alla Coppa de Mondo del 2023 in Francia.

Sei in scadenza. Cosa vedi nel tuo futuro, anche a breve termine? Resterai a Treviso?

Questo momento complica ancora di più qualsiasi tipo di contrattazione e qualsiasi discorso sul futuro, lo sport del rugby ed i suoi interpreti, in tal senso, non fanno eccezione. Sono da quattro anni al Benetton Rugby e sono molto orgoglioso di tutte le cose che abbiamo fatto, come gruppo, in queste annate molto belle. Sono in scadenza e mi piacerebbe restare, anche perché mi trovo molto bene in questo ambiente e la mia famiglia si trova alla grande in città ed in zona. Decideranno, in tal senso, anche i dirigenti del Benetton Rugby, che devono pensare a diverse questioni nell’allestire la squadra: budget, progetto tecnico sul lungo termine ed altre situazioni. Devo essere onesto, in questi anni Dewaldt (Duvenage, ndr) ha dimostrato a suon di prestazioni di essere la prima scelta della squadra. Negli ultimi tempi sono arrivati ragazzi come Charly (Trussardi, ndr) e Callum Braley – per la prossima stagione -, ma ci potrebbe essere ancora spazio. Vedremo. Come detto in precedenza, peraltro, fino a che non ci sarà chiarezza sull’eventuale ripartenza, e nel caso con quali tempistiche e formule, di questa annata agonistica, sarebbe prematuro trarre conclusioni.

Matteo Viscardi

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