Nigel Owens è stanco del modo di fare ‘calcistico’ di alcuni giocatori ovali

L’arbitro più famoso del Mondo critica questo atteggiamento sempre più dilagante nel mondo ovale

nigel owens rugby

Nigel Owens (ph. Sebastiano Pessina)

Nelle prime tre settimane di Guinness Sei Nazioni 2020, andate in archivio con il primo posto della straordinaria Francia di Fabien Galthie, si è confermata, anche al massimo livello internazionale, una tendenza che sta prendendo piede nel rugby moderno.

Sono gara dopo gara sempre di più, infatti, i capitani e pure i non capitani che, nel corso di una partita, hanno da ridire in modo poco rispettoso, scuotendo vigorosamente la testa, chiedendo in modo inopportuno il TMO, o esternando pensieri fuori luogo e lesivi dell’autorità arbitrale.

Leggi anche: Sei Nazioni 2020, anche Francia-Irlanda a rischio per il coronavirus?

Sulle colonne di Wales Online, nel suo classico editoriale, ne ha parlato Nigel Owens, l’arbitro più famoso del Mondo, riferendosi principalmente all’atteggiamento posto in essere da Dan Biggar, senza, però, personalizzare la sua posizione critica, estesa a diversi giocatori oggi.

“Il rugby è già abbastanza difficile da arbitrare così com’è, con le sue numerose regole, le varie interpretazioni individuali e la natura veloce del gioco moderno, senza che si insinuino anche dissenso e linguaggio del corpo fuori luogo nei confronti del direttore di gara”, ha affermato Owens.

“Non vogliamo il dissenso di stile calcistico nel nostro sport, anche se, va sottolineato, non si tratta di un rugby che si può permettere di fare la morale da un pulpito particolare, perché chiaramente abbiamo dei problemi anche nel nostro contesto, che, prima di tutto, dobbiamo provare ad affrontare, e superare, tra noi stessi. E badate bene. Non si tratta mai di cosa dici, o di cosa fai. Ma di come lo dici, o come lo fai, il tutto, poi, valutato all’interno di una specifica situazione”, ha proseguito il direttore di gara gallese.

“Dobbiamo uscire da questa situazione il più rapidamente possibile. E ritrovare quel rispetto di fondo, che è uno dei principi fondamentali che ha reso grande il nostro sport e ha contribuito a renderlo così speciale nel corso dei decenni”, ha concluso Owens.

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