La Rugby World Cup 2019 e l’Inghilterra analizzate da Jonny Wilkinson e Lawrence Dallaglio

In occasione di una giornata dedicata alla promozione del rugby tra i giovani giapponesi abbiamo intervistato due “Land Rover ambassadors”

I Land Rover ambassadors a Tokyo – ph. OnRugby

TOKYO- Lunedì 28 ottobre nel centro d’allenamento della squadra di rugby dell’Universita Waseda, una delle più rinomate di Tokyo e dell’intero Giappone, si è svolta una giornata dedicata al rugby per i più piccoli organizzata da World Rugby in collaborazione con Land Rover, worldwide partner della Rugby World Cup. La promozione del rugby tra i giovani e giovanissimi giapponesi è uno degli obbiettivi principali di questa Coppa del Mondo, e quindi in questa bella giornata dedicata all’ovale, sono stati scelti degli allenatori davvero speciali. A condurre i giochi – più che l’allenamento – infatti, sono stati i “Land Rover rugby ambassadors” tra cui figurano nomi come: Jonny Wilkinson, Shane Williams, Bryan Habana, Brian O’Driscoll, Will Greenwood, Lawrence Dallaglio, Justin Marshall, George Gregan, Dimitri Yachhvili ed il giapponese Toshiaki Hirose.

Noi di Onrugby non potevamo mancare e abbiamo raccolto per voi le dichiarazioni di due assoluti protagonisti della vittoria inglese nella Coppa del Mondo del 2003: Jonny Wilkinson e Lawrence Dallaglio.

JONNY WILKINSON

Quale insegnamento può dare il rugby a dei bambini che si affacciano a questo mondo per la prima volta?

L’obbiettivo di ogni sport è quello di esplorare il potenziale di ognuno, farci capire i nostri limiti e spronarci a migliorare sempre.
Penso che il rugby sia un ottimo strumento formativo adatto ad ogni bambino.
Il rugby è uno sport inclusivo, si vince tutti insieme e si perde tutti insieme, in questo sport più che in altri le individualità diventano una sola unità. Tutti hanno un posto nel rugby: i bambini più sovrappeso e quelli più magri, quelli alti e quelli bassi, quelli veloci e chi è più lento, chi sa pensare e chi è più portato ad andare dritto per dritto.


Venendo alla RWC in corso, quali sono le tue impressioni sulla semifinale tra Inghilterra ed All Blacks?

Penso che l’Inghilterra abbia giocato una partita davvero ispirata contro gli All Blacks, e penso che questa ispirazione sia venuta dal fatto che ognuno era deciso a giocare fino ai propri limiti ed anche oltre. l’Inghilterra ha dimostrato di credere nel proprio potenziale fino in fondo e di essere più esaltata dei neozelandesi all’idea di questa partita. Di conseguenza i ragazzi inglesi sono partiti meglio e sono stati in grado di contenere bene i neozelandesi durante il match. Questa squadra inglese si esalta molto nella difesa così come nell’attacco e se riesce a portare la partita nei suoi binari diventa davvero molto efficiente.
Ogni giocatore della squadra inglese è stato preparato per essere leader di se stesso e nella partita contro la Nuova Zelanda ognuno ha dominato la sua area di competenza. Tutto questo messo assieme ha creato una macchina quasi perfetta che ha portato a questo fantastico risultato.
Il problema arriva ora, però. Questa prestazione, infatti, è figlia anche di un grandissimo eccitamento per un match atteso da molto tempo, ma ora bisogna riuscire a ripetere un’altra prestazione di questo livello, subito dopo questa grande battaglia ed alla fine di un lungo percorso. Tuttavia il rugby è proprio questo, bisogna dimostrare il proprio valore ogni volta che si scende in campo. Fissarsi su questa prestazione e sentirsi appagati sarebbe fatale e precluderebbe ogni possibilità di ripetersi.


E’ possibile fare un paragone tra questa Inghilterra e quella che batté i neozelandesi nel 2002 e nel 2003?

E’ difficile paragonare quell’era con questa, il gioco è diverso e anche i giocatori.
Il rugby è molto cambiato dagli anni 90 e dai primi anni 2000. Tutti i giocatori e gli staff tendono sempre ad andare oltre i loro limiti. E’ cambiato il livello fisico, atletico, tecnico, tattico e strategico, tutto è studiato nei minimi dettagli. L’evoluzione, infatti, non riguarda solo l’aspetto fisico; l’aumento dell’intensità riduce il tempo per pensare, allenare i giocatori a sviluppare la velocità nel “decision making” è fondamentale.
Tornando alla partita di settimana scorsa, sicuramente, oggi come allora, una vittoria così importante rappresenta un forte messaggio che può aiutare a far superare alla gente l’idea che noi siamo inferiori alle squadre dell’emisfero sud. Ma la Nuova Zelanda è sempre quella che alza l’asticella, che indica l’orizzonte, e che dà l’esempio a tutto il mondo del rugby. E’ sempre lei ad ispirare tutti noi. Il fatto di essere così forti è forse la ragione per cui hanno perso: loro ci hanno ispirato a dare sempre di più per poterli raggiungere.

Che sensazione hai riguardo alla finale?

Penso che contro il Sudafrica l’Inghilterra avrà più chanches di tutte le altre squadre che li hanno affrontati fin’ora, ma il più grande errore sarebbe pensare che in finale ci sarà lo stesso Sudafrica che ha giocato nella semifinale. In semifinale il Sudafrica ha giocato per vincere con il Galles, e questo è quello che abbiamo visto. Questa settimana giocherà per vincere con l’Inghilterra, e sarà un match molto diverso.
Il Sudafrica ha una squadra davvero fisica ed esplosiva, è assolutamente fondamentale reggere l’urto fisico che porteranno in campo e non subire nelle fasi statiche. Dobbiamo portare il momentum dalla nostra parte ed eseguire il nostro gioco, essere veloci ed efficaci nel liberare il pallone dai break down, essere efficaci nel gioco aereo e tenere il territorio sul 50-50. Se lasceremo evolvere la partita in una lotta selvaggia dominata da situazioni di gioco rotto potremmo andare in difficoltà; loro sanno gestire questi momenti e non aspettano altro. Se ci facciamo incastrare in questo tipo di situazioni ogni occasione potrebbe diventare pericolosa per noi, e potremmo essere forzati a grossi errori. Altra cosa fondamentale sarà mantenere la calma e la disciplina, perché con questa esplosività ed intensità fisica non possiamo permetterci né di regalare territorio né di giocare con un uomo in meno.

La mia previsione… io sono inglese, lavoro per il team inglese, quindi dico che vincerà l’Inghilterra (ride), ma penso che sarà una partita molto molto dura.
Il livello tra le migliori è sempre più vicino quindi la differenza la fa il fatto di riuscire ad andare oltre i propri limiti.


Qual’è il tuo giudizio su questo mondiale giapponese e sulla squadra giapponese?

Il mondiale in Giappone è stato incredibile e ci sono state molte fantastiche storie, come la rinascita della città di Kamaishi in cui sono stato ad aprile, duramente provata dallo tsunami del 2011. Il tragico evento del tifone Hagibis, che ha portato alla cancellazione di 3 partite, a ingenti danni e purtroppo a molti decessi, è stato, guardando l’altra faccia della medaglia, un’opportunità per vedere come il Giappone e i giapponesi reagiscono a queste cose e tornano velocemente alla loro piena operatività. Infine, è stata un’incredibile esperienza per il mondo del rugby poter sperimentare qualcosa al di fuori di ciò a cui è abituato e l’accoglienza messa in campo dai giapponesi ha lasciato tutti senza parole.

E’ fantastico ciò che i giapponesi hanno fatto, sono ragazzi fisicamente abbastanza normali ed hanno creato un modo di giocare tutto loro che si adattasse alle loro peculiarità.
Il Giappone ha superato i suoi limiti in questa RWC, ora ha bisogno di continuare ad affrontare squadre forti e continuare a sviluppare l’identità del suo gioco.
Hanno fatto esplodere la passione per il rugby nel paese grazie al cuore che hanno messo in campo ed ai risultati ottenuti.


LAWRENCE DALLAGLIO

Come vedi fin qui il cammino dell’Inghilterra in questa Coppa del Mondo?

Non siamo stati davvero testati nel girone, quindi mancava una prova vera del valore della squadra, ma non appena si è dovuto fare sul serio contro l’Australia la squadra ha risposto presente. Il modo in cui gli uomini di Eddie Jones hanno superato avversari del calibro della Nuova Zelanda e dell’Australia nelle semifinali e nei quarti di finale mi ha convinto che se i ragazzi vinceranno con gli Springboks, cosa che hanno tutte le possibilità di fare, questa generazione di giocatori si distinguerà da tutte le altre e segnerà il nuovo punto di riferimento per le future generazioni di rugbisti inglesi. Se questa squadra vincerà il mondiale, sarà la migliore vittoria di sempre; se riesci ad eliminare le tre regine del vecchio Tri Nations una dopo l’altra e sollevare il trofeo alla fine del torneo, allora meriti di essere incoronato campione del mondo.


Quindi credi che l’Inghilterra abbia buone chance di battere gli Springboks?

L’Inghilterra, durante la semifinale contro la Nuova Zelanda, ha prodotto quella che sarà probabilmente vista come la prestazione che definirà la massima espressione del rugby inglese di questa generazione, dominando fin dal fischio iniziale per vincere 19-7 e impartire agli All Blacks la loro prima sconfitta in Coppa del Mondo da 12 anni a questa parte. Al contrario, Sudafrica e Galles si sono impegnati in una battaglia di logoramento domenica a Yokohama, e il Sudafrica non ha mostrato tutta la sua pericolosità.
L’Inghilterra dovrà giocare con un avversario davvero duro. Naturalmente c’è un po’ di eccitazione, perché tutti ora si aspettano che l’Inghilterra entri in campo e faccia quello che ha fatto contro gli All Blacks, ma non puoi aspettarti realmente ciò, perché non succede così nel rugby. Il Sudafrica ha dimostrato in questo torneo che saranno avversari davvero difficili su cui imporsi. Sono una squadra estremamente fisica ed hanno anche una collaudata difesa: hanno concesso solo quattro mete in questa World Cup, e due di queste nella prima partita contro gli All Blacks.

Quali sono i giocatori che ti hanno impressionato di più in questa edizione del torneo?

La squadra sta giocando molto bene, c’è un rapporto di totale fiducia tra giocatori ed allenatore, e si vede. Il gioco proposto dall’Inghilterra sin qui è efficace ed ha poche sbavature, ma è difficile dire chi sia il migliore, perché questa squadra non ha un vero Jonny Wilkinson come avevamo nel 2003.
Maro Itoje gioca molto bene ed è incredibilmente costante nelle sue prestazioni, una sicurezza, Ford è magnifico e sa come muovere i suoi uomini nel migliore dei modi, anche Sinckler sta disputando un grande torneo.
Per quanto riguarda i giocatori avversari, Faf De Klerk è uno di quelli che mi sta più impressionando, giocatore molto rapido e determinato.


Cosa pensi della fulminea crescita del rugby giapponese, sia in termini di interesse nel Paese sia per quanto riguarda il livello, e cosa vedi nel futuro del rugby nipponico?

Il Giappone è stato incredibile, hanno mostrato di possedere grandi skills individuali ed un’incredibile determinazione. Non sono sicuro che giocare la Pacific Nation Cup sia sufficientemente stimolante per loro. Hanno battuto Irlanda e Scozia ed ora devono continuare a sviluppare il loro rugby. Credo che il Rugby Championship o il 6 Nazioni sia quello che ci vorrebbe per il Giappone. Il percorso che i giapponesi hanno fatto per prepararsi a questo mondiale è stato impressionante, ma ora devono continuare a progredire e non fermarsi qui, le future generazioni saranno ispirate da questa impresa.

Roberto Neri

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