Pro14: a Milano la presentazione del torneo con Benetton e Zebre

Ad aprire l’evento sono stati Alfredo Gavazzi e Martin Anayi, CEO del Pro14, che ha confermato la possibilità per l’Italia di ospitare una finale in futuro

ph. FIR

MILANO – La decima stagione delle squadre italiane nel Pro14 è partita lunedì a Milano al Pogue’s Mahone, uno degli storici pub irlandesi della città meneghina. Al lancio italiano del torneo erano presenti il CEO del torneo transnazionale, Martin Anayi, il presidente della FIR Alfredo Gavazzi e allenatori e capitani di Benetton e Zebre: Kieran Crowley, Michael Bradley, Alberto Sgarbi e Tommaso Castello.

Il primo a prendere la parola è stato il presidente Gavazzi, che ha ricordato l’importanza strategica della competizione per lo sviluppo del rugby italiano e annunciato che sarà il primo Pro14 da “soci paritetici nel board”. Il presidente è poi tornato sull’ipotetico sviluppo di una terza franchigia italiana, che nelle intenzioni di Gavazzi servirebbe ad allargare ulteriormente il bacino di giocatori di un certo livello.

La palla è dunque passata ad Anayi, che ha ricordato i recenti progressi in particolare del Benetton – giunto ai playoff lo scorso anno – e quelli in misura minore delle Zebre, reduci da una stagione più complicata. “Stiamo lavorando per avere un piano strategico chiaro sui prossimi quattro anni delle franchigie italiane e abbiamo stilato insieme una lista di azioni che anno dopo anno dobbiamo compiere”.

“Il Benetton sta davvero crescendo, mentre le Zebre hanno una squadra molto giovane. Se non fosse stato per qualche infortunio di troppo lo scorso anno, avrebbero fatto molto meglio – ha continuato Anayi – In particolare il Benetton è una squadra che ha dimostrato di saper vincere molto in trasferta in una lega molto dura, un segnale chiaro della loro qualità. Ha anche battuto e pareggiato contro il Leinster negli ultimi due anni”.

Anayi ha inoltre confermato che una finale del Pro14 in Italia “è sull’agenda”, come peraltro aveva già detto qualche tempo fa. “Una buona domanda è capire dove farla, ma prima dobbiamo mettere in campo tutti i nostri sforzi per continuare a sostenere la crescita delle due franchigie. Siamo intenzionati a portare una finale in Italia o in Sudafrica, ma ci sarà molto lavoro da fare”.

Entrambi hanno poi risposto a delle domande sulla possibile acquisizione da parte di CVC – che ha già comprato il 27% delle azioni della Premiership – di circa il 30% del pacchetto azionario del Pro14, come riportato più volte dai media negli ultimi mesi. “Con CVC potremmo avere la possibilità di pubblicizzare meglio il torneo, rendendolo sempre più visibile e competitivo – ha esordito Gavazzi – E soprattutto far crescere la partecipazione a questa competizione. È una cosa per certi versi nuova che un gruppo d’investimenti possa interessarsi al Pro14, per far crescere il nostro movimento”.

“Non sono molto sicuro di quello che posso dire – ha detto Anayi ridendo – Vediamo sicuramente in maniera positiva gli investimenti di natura privata. Abbiamo una fan base molto radicata nel rugby, che può ancora crescere. E ogni volta che un prodotto può crescere, ci sarà sempre qualcuno pronto a investire su di esso. Come Pro14 in questo senso abbiamo riscontrato sempre molto interesse”.

“CVC ha già fatto investimenti nella MotoGP e in altre attività, per cui penso sia una cosa rilevante per il rugby”, ha continuato Anayi, che poi è tornato sull’Italia per chiudere: “Il numero di praticanti in Italia è cresciuto e può crescere ancora. La cosa migliore che possiamo fare ora è far vincere il Pro14 al Benetton (ride, ndr)”.

Su una possibile e ulteriore espansione del Pro14, Anayi è rimasto sulle sue posizioni molto aperte in tal senso: “Per com’è strutturato, il Pro14 ha un format specifico che ne può permettere l’allargamento. C’è prima bisogno però che le squadre tra la nona e la 14esima posizione diventino più forti. Se ogni maledetta domenica (‘any given Sunday’) le Zebre possono battere il Leinster, allora potremo pensare a un’altra espansione del torneo”.

Le parole di allenatori e capitani

Kieran Crowley, head coach del Benetton, è stato il primo a intervenire e ha sottolineato subito la particolarità di questa edizione del Pro14, caratterizzata per le settimane iniziali dalla concomitanza con la Rugby World Cup. “Tante squadre partono con molti meno uomini. Bisognerà capire se riusciremo a fare abbastanza punti prima di Natale, dove vedremo se saremo in una posizione competitiva per provare a replicare quanto fatto lo scorso anno”.

“Siamo fiduciosi per quest’inizio di questa stagione. Abbiamo aggiunto giocatori di qualità in reparti che dovevamo rinforzare, in particolare nel pack – ha detto Michael Bradley – Continueremo ad esprimere il nostro gioco e a voler mantenere il possesso del pallone, a mettere pressione agli avversari e a esprimere la tecnica individuale dei nostri giocatori”.

Ad Alberto Sgarbi, OnRugby ha invece chiesto se il Benetton può replicare magari il percorso del Connacht del 2016, con la squadra irlandese che a sorpresa diventò campione proprio nella stagione della Rugby World Cup. “Noi abbiamo i nostri obiettivi. E’ un anno un po’ particolare, tanti giocatori non ci sono e quindi bisogna per certi versi ricominciare dalle basi visto che con noi ci sono tanti permit e tanti giovani”.

“La qualità del lavoro settimanale, partita dopo partita, ci indicherà la strada. Il risultato poi è una conseguenza, intanto noi cerchiamo di controllare quello che è controllabile, come dice sempre Kieran (Crowley, ndr). Connacht è sicuramente un bell’esempio, speriamo lo sia anche per qualcun altro (ride, ndr)”.

Entrambi gli allenatori poi sono stati interrogati sui permit player e sul sistema che è stato sviluppato nelle ultime due stagioni attorno alle due franchigie. “Abbiamo diversi permit in gruppo, sia noi sia le Zebre. Sono ragazzi con ottime skills e molto concentrati – ha detto Crowley – Per il rugby italiano è molto importante che questi giocatori riescano a migliorare e ad alzare il loro livello”.

“Sono molto impressionato in particolare dai giocatori che sono venuti fuori dall’ultimo Mondiale Under 20 – ha continuato Bradley – Sono giocatori molto forti, e alcuni giocheranno ancora al Mondiale juniores in Italia. Sono tutti ottimi prospetti, soprattutto i più giovani. È importante che a questi giocatori sia garantito all’accesso al meglio che c’è oggi in Italia”.Concetto su cui si è soffermato poi anche Crowley, che ha continuato così: “Se pensiamo a com’era qualche tempo fa, c’è stato un grande miglioramento. I giocatori riescono a fare un grande lavoro anche con il club per migliorare”.

“In Italia ci sono giocatori molto talentuosi, davvero molto talentuosi – ha concluso Bradley – Che hanno bisogno di stare nell’ambiente di più alto livello. In questo modo, l’Italia vincerà più partite”.

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